I problemi di comunicazione lungo la sponda occidentale del lago di Como: una storia senza soluzione?

Le ultime conseguenze del maltempo sul traffico lungo la strada Regina hanno riproposto, come se ce ne fosse bisogno dopo il crollo del muro ad Argegno il 9 settembre 2017, il delicato equilibrio del traffico e dei movimenti sulla sponda occidentale del Lario. Senza scomodare casi eclatanti, come è stata la frana di Brienno nel 2011, praticamente ogni anno si verificano uno o più episodi che portano a pesanti ripercussioni sullo stato dei collegamenti tra Como e l’alto lago nonché tra i vari centri del Lario. Per non parlare poi dei disagi che hanno origine dal semplice riproporsi dei cantieri per la manutenzione delle gallerie poste lungo il tragitto, soprattutto tra Cernobbio e Brienno. Il rapporto tra la strada Regina ed il bisogno di movimento delle persone e delle merci, del resto, non è mai stato dei migliori in particolare a partire dall’età contemporanea, ovvero da quando non solo le carrozze a cavalli hanno iniziato a transitare lungo la storica strada. Una situazione caratterizzata da disagi e inconvenienti correlate alla popolosità della sponda occidentale del Lario ed alla sua conformazione per risolvere i quali sono state avanzate tante idee, buona parte delle quali rimaste sulla carta o solo abbozzate. Continua a leggere

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Il binario Radetzky: quando da Camerlata gli austriaci fuggirono dopo la battaglia di San Fermo

Anche se non certo con la celerità che la cittadinanza (e soprattutto i pendolari) vorrebbero, i lavori per la futura stazione unica di Camerlata, lungo la direttrice della Chiasso-Como-Milano, proseguono. Una volta completata tornerà ad essere realtà una stazione che serve contemporaneamente le due principali direttrici verso il capoluogo lombardo della nostra città: quella, appunto, sulla linea delle Ferrovie dello Stato e quella per Saronno-Milano Cadorna delle Ferrovie Nord Milano. Tornerà, abbiamo scritto, perché la stazione unica non è una novità del XXI secolo bensì il recupero, in forme diverse, di uno stato di fatto già operativo a Como per più di un secolo. Stiamo parlando di quello che è passato allo storia come il “binario Radetsky”, attivo dal 1849 al 1965. Continua a leggere

Per una volta parliamo di me…il nuovo sito internet diocesano

Da Il Settimanale del 24 maggio 2018:

“Da domenica 20 maggio è ufficialmente on line il nuovo sito della diocesi di Como. L’indirizzo resta lo stesso, www.diocesidicomo.it, “e siamo ancora in una fase di costruzione e implementazione – spiega Luigi Clerici, che, dallo scorso novembre, sta curando la ristrutturazione dello spazio web diocesano -, ma poiché si era a buon punto, la decisione di cominciare a muovere i primi passi nella rete è stata condivisa da tutti”. L’augurio è quello di completare la migrazione dei dati già esistenti e di portare a regime il nuovo sito per il prossimo, o comunque entro la fine del 2018. “Si tratta di un servizio atteso da tempo e atteso da tutti – afferma don Fabio Fornera, vicario episcopale per Pastorale -. L’idea di fondo, che ha fatto da filo conduttore al rinnovamento del sito, è quella di dialogare gli Uffici di pastorale, i Vicariati, il territorio, ma anche rendere più organica l’anagrafica diocesana (dalle parrocchie, alle comunità pastorali, ai sacerdoti e ai diversi provvedimenti) e fare in modo che la ricerca di quello che interessa possa avvenire secondo criteri differenziati ma accessibili a tutti, sia da chi già conosce la diocesi, sia da chi vi arriva come ospite”. Quindi il motore interno permetterà ricerche per argomento, per realtà proponente, per tematiche o anche per collocazione geografica. La piattaforma di riferimento, aggiunge Clerici “resta quella della Conferenza episcopale italiana, che è stata migliorata e potenziata. Inoltre, con il restyling delle diverse pagine, vi è maggiore uniformità, anche grafica, dei “sotto-siti” espressione dei diversi uffici di pastorale”. Il sito della diocesi non è un organo informativo, ma un sito di servizio: “una scrivania, una bacheca – aggiunge Clerici – dove trovare informazioni, notizie di agenda, documenti, proposte formative, sussidi e materiali per la vita pastorale”. Fra le novità: una “stringa” dedicata integralmente ai Vicariati, che potranno inviare segnalazioni delle attività e delle proposte dal territorio, uno spazio multimediale e un’area da cui saranno immediatamente visibili le ultime notizie dal sito del nostro Settimanale on line, in un’ottica di collaborazione, coordinamento e integrazione fra le diverse piattaforme comunicative presenti in diocesi. “Ci auguriamo – conclude don Fabio – di poter completare il quadro anche con una presenza sui social, che deve essere pensata con intelligenza ma dalla quale non si può oggi prescindere”. Un altro aspetto interessante è la presenza dell’applicazione parrocchie.map, molto utile soprattutto per il calendario e gli orari delle Sante Messe nelle varie realtà diocesane. “Per quest’ultimo aspetto è molto importante la collaborazione delle parrocchie: per qualsiasi informazione, segnalazione o per comunicare gli eventuali siti attivati dalle diverse comunità è possibile scrivere a luigi.clerici@diocesidicomo.it”, indirizzo al quale ci si può rivolgere anche per altri tipi di necessità (naturalmente legate al sito, al suo caricamento e al suo utilizzo). “Un lavoro complesso – sottolinea don Angelo Riva, nella veste di direttore dell’Ufficio diocesano comunicazioni sociali – facilmente intuibile, nella mole di lavoro, dalle diverse sottopagine presenti nel menu di accesso al sito diocesano. Come detto il cammino è appena iniziato. Quindi oltre al ringraziamento per chi ha lavorato in passato e a chi si sta impegnando in questa nuova fase di rinnovamento, non possiamo non dire che il sito funzionerà bene nella misura in cui tutti faranno la propria parte, anche con suggerimenti e correzioni. Lavoro d’insieme e coordinamento sono le parole-chiave per una comunicazione efficace: in un’epoca di interconnessione il tutto funziona solo se continuiamo a parlarci e a integrare guardando oltre i confini degli strumenti a nostra disposizione”.

L’articolo pubblicato sulla pagina de Il Settimanale: Il nuovo sito diocesano

Cento anni dalla scomparsa di Antonio Ceruti, un Monsignore che arrivò a Casnedo per lenire le sue delusioni “culturali”

Medaglione Mons CerutiA Cernobbio sono nati, o hanno vissuto per una parte della loro vita, numerosi personaggi. Alcuni molto noti anche oggi, altri meno. Tra i “figliocci” della località il cui ricordo è stato ovattato dallo scorrere del tempo, figura certamente un insigne uomo di cultura della seconda metà del XIX secolo, Mons. Antonio Ceruti. Il sacerdote della chiesa Ambrosiana, infatti, spese gli ultimi trent’anni della sua vita a Casnedo ed alla sua morte, avvenuta il 20 maggio del 1918, venne seppellito nel suo piccolo cimitero. È quindi esattamente un secolo che Mons. Ceruti riposa a Cernobbio circondato da quell’ambiente e quella natura che tanto lo avevano appassionato in vita a tal punto da indurlo ad acquistare, nel 1886, villa Flora: una signorile casa di villeggiatura con giardino situata allora nel territorio comunale di Rovenna. Continua a leggere

Arriva il Regime Fascista: dalle proteste alla programmazione. E si ottiene qualche risultato positivo

Retrospettiva giornalistica della storia di questa linea ferroviaria (3-ultima)

La Grande Guerra porta via con sé speranze e sogni della Belle Epoque. Per diversi anni di ferrovie nel comasco se ne parla esclusivamente in ottica militare. A conflitto bellico finito, nonostante il clima sociale piuttosto acceso, ci si torna ad occupare anche della linea ferroviaria Como-Lecco. Alla vigilia della “Marcia su Roma” da parte delle avanguardie fasciste, il 14 ottobre 1922, il settimanale “Il Prealpino” di Lecco non usa mezzi termini per definire questo collegamento: «La linea ferroviaria Lecco-Como è una linea sballata e sbagliata nel progetto e nella esecuzione. Ma dal momento che c’è bisogna tenersela; e perché entri nella simpatia dei viaggiatori bisogna che non sia trascurata dalle ferrovie. E per questo occorrerebbero che le quattro corse giornaliere possano percorrere i 42 chilometri in un’ora e dieci minuti. Solo così potraà la ferrovia battere la concorrenza del servizio combinato corriera-tramvai». Sì, perché ora ad unire i due centri ci sono anche la tramvia e si incominciano a sperimentare i primi servizi di autobus. Affinché la linea venga valorizzata, e non adibita al solo traffico merci, viene costituito un Movimento per il miglioramento del servizio, iniziativa antesignana a tanti Comitati e gruppi che sorgeranno nei decenni successivi. Questa iniziativa sembra non suscitare un particolare fervore nei lecchesi che espongono le loro idee in modo schietto e diretto: «Noi di Lecco non siamo freddi davanti al movimento sorto per i miglioramento del servizio di questa dannata linea Lecco-Como – si legge sempre nel Prealpino del 14 ottobre -; siamo semplicemente scettici perché l’Amministrazione Ferroviaria non farà mai un corno per soddisfare le esigenze delle popolazioni, trincerandosi dietro il pretesto che la linea è già passiva. È la storia dell’uovo e della gallina».

La situazione, però, non risulta del tutto così catastrofica. Anzi, proprio in questi anni, sembra proprio che le istituzioni vogliano provare a migliorare effettivamente il servizio. Nel 1923 la Regia Commissione Straordinaria per il miglioramento del servizio ferroviario nel Regno d’Italia incarica gli avvocati comaschi F. Lanfranconi ed il dottor Giussani di elaborare uno studio sulla Como-Lecco. I risultati vengono presentati l’anno successivo e devono essere stati ritenuti molto positivi in quanto vengono avallati dai Commissari Prefettizi di Como e di Lecco, dalle Camere di Commercio di Como e di Lecco, dalla Deputazione provinciale di Sondrio e dal Consiglio di Disciplina dei Procuratori di Como come riporta il settimanale “L’Araldo” di Cernobbio in data 16 aprile: «Conformemente all’incarico datoci ci siamo recati ieri alla Direzione Compartimentale delle Ferrovie dello Stato di Milano per concordare le novità da introdurre sulla ferrovia Como-Lecco in seguito alla concessione della quarta coppia (di treni) da attivarsi col primo giugno p.v., quarta coppia che si è finalmente ottenuta, e per le pratiche fatte alla Conferenza di Locarno e per quelle successive». I nuovi orari vengono studiati in modo da consentire coincidenze, a Lecco, con i convogli diretti in Valtellina, a Milano ed a Bergamo; a Merone con le corse delle FNM dirette a Milano o Erba Incino; ed a Como con i treni diretti sul Gottardo. Inoltre ad Oggiono le fermate consentiranno ai viaggiatori di raggiungere Milano sfruttando le corse della ferrovia Oggiono-Molteno-Monza. I rappresentanti delle Ferrovie dello Stato, a nostra richiesta, hanno dichiarato che le quattro coppie saranno tutte di treni viaggiatori, esclusi quindi i treni misti».

Sarà anche per la particolare cura che, a partire dal 1925, il Regime Fascista dedica al trasporto ferroviario oppure per il ferreo controllo su tutto ciò che viene pubblicato dai quotidiani, in ogni caso il 29 gennaio 1930 il quotidiano”La Provincia-Il Gagliardetto” rileva che «L’Amministrazione Provinciale è vivamente grata all’Amministrazione delle FF.SS. per i notevoli miglioramenti introdotti su questa linea. Pertanto si chiede che vengano conservate tutte le coppie di treni della stagione invernale attuale». È questo un periodo in cui si investe anche da un punto di vista turistico sulla linea. Dopo tutto idee, in proposito, ne erano state avanzate diverse. Ad esempio sulla “Cronaca” di Lecco si legge: «Sarebbe inoltre desiderabile che nell’intento di apprestare alla massa dei forestirei comodità maggiori in occasione del loro soggiorno nella regione dei laghi, l’Onorevole Amministrazione delle Ferrovie dello Stato facesse pratiche presso la Società Nord Milano e la Società di Navigazione sul Lago Maggiore affine di addivenire ad un accordo per la creazione di una coppia almeno giornaliera diretta fra Venezia-Rovato e Laveno con coincidenza in quest’ultima stazione per quelle di Pallanza, Baveno, Stresa. L’onor. Amministrazione delle Ferrovie dello Stato potrebbe dimostrare la sua buona disposizione al riguardo studiando fin d’ora e preordinando il raccordo alla stazione di Albate-Camerlata coi treni della Como-Varese e della Como-Lecco».

La frase pronunciata da Benito Mussolini su come gli orari, durante il regime Fascista, arrivino sempre in orario sembra quindi calzare a pennello anche alla Como-Lecco a cinquant’anni dalla sua attivazione e dalle pagine della stampa scompare ogni accenno a disagi e critiche. Una situazione, quindi, che appare idilliaca con solo qualche auspicio di ulteriori migliorie come sottolineato dal quotidiano “La Provincia-Il Gagliardetto” il 23 dicembre 1934: «Si raccomanda l’accelleramento di marcia su questa linea di tutti i treni, facendo voti che i convogli più leggeri possano al più presto venire sostituiti con le Littorine». Il sospetto, però che anche in questo caso le cronache fossero comunque controllate ed organizzate dal Regime è più che lecito. Anche perché si tratta dell’unico periodo in cui la Como-Lecco non è stata oggetto di strali, proteste e polemiche in tutta la sua storia.

Da Milano al Lario, il canale dei sogni

Un sogno che nasce nel Rinascimento e che, con qualche evidente evoluzione dovuta allo scorrere del tempo, abbraccia l’età Moderna, il secolo del Lumi, l’Ottocento e la Belle Epoque per poi tramontare definitivamente nei primi anni Venti dello scorso secolo. Stiamo parlando dell’ambizioso progetto di collegare Como e Milano attraverso una via d’acqua navigabile. Primo fautore di questa idea, innovativa i tempi in cui vive, è Leonardo da Vinci che, complice il suo inesauribile genio, ipotizza la possibilità di agevolare il trasporto delle merci dalle Alpi verso il capoluogo lombardo sfruttando Como e il suo lago. Nel corso dei secoli altri seguono, modificando e sviluppando, questo punto di partenza fino al progetto ideato da Pagani. Il canale navigabile è dunque stato uno dei tanti sogni rimasti nel cassetto per migliorare il sistema di collegamento di Como e del suo comprensorio? Probabilmente sì, ma viene certo da innervosirsi pensando che si è  arrivati ad un passo affinché tutto diventasse realtà anche una parte minima di questa proposta, come vedremo, sarà poi destinata a realizzarsi. Continua a leggere

Cento anni fa “l’ultimo anno di guerra” – Correva il giorno 4 maggio 1918

A Cernobbio

La giornata del 1° Maggio
«Giornata ricca di sole e di …tranquillità. Queste le caratteristiche del primo Maggio di questo terzo anno di guerra. In tutti gli opifici più importanti si sospese il lavoro».
Distribuzione dell’olio
«Il Municipio comunica che verrà distribuito l’olio di oliva e di lino in ragione di 100 grammi  per persona lasciando facoltà di scelta per una qualità o per l’altra. Nei prossimi giorni verrà distribuito lo zucchero».

La guerra c’è ma la vita continua

Gita scolastica
«Nel pomeriggio di sabato gli alunni della IV classe con la loro insegnante sig.ra Maglia Rachele effettuarono la gita primaverile. Si recarono a Rovenna e poi scesero a Moltrasio dove visitarono la cascata riportandone la migliore impressione. Alla sera la comitiva era di ritorno contenta della bella giornata trascorsa e con la promessa dell’insegnante che presto sarà effettuata un’altra passeggiata».