Linea Chiasso-Milano “osservata speciale” del Consiglio d’Europa

Settimanale 11/2013Pubblicato su “Il Settimanale della Diocesi di Como” nr. 11/2013

Il Consiglio d’Europa garante del rispetto della Convenzione Italo-Svizzera ovvero degli interventi ferroviari ormai non più procrastinabili lungo la tratta ferroviaria Chiasso-Como-Milano alla vigilia dell’entrata in funzioni dei Corridoi Ferroviari Alpini “Alptransit”. E’ questa l’ultima notizia, abbastanza clamorosa per le conseguenze non solo di diritto ma anche di natura economica che potrebbero comportare per lo Stato Italiano e per le casse di Regione Lombardia, diffusa la scorsa settimana dopo il pronunciamento della Corte Europa dei Diritti dell’Uomo sul ricorso promosso, tra gli altri, dai Coordinamenti dei Pendolari di tutte le Regione Italiane riuniti sotto l’egida di “Italiapendolare”, dalle Università di Milano (vi figurano l’Università degli Studi, l’ateneo Bicocca, la Bocconi e l’Università Cattolica del Sacro Cuore), da Associazioni di cittadini e di consumatori, da attori del mondo economico e sociale (vi figura anche la Camera di Commercio di Genova), nonché da 1.424 cittadini. Tutti questi sodalizi ed organismi firmatari non hanno fatto altro che portare all’attenzione della Corte di Strasburgo il comportamento tenuto dal Governo Italiano riguardo il mancato rispetto di alcune disposizioni sottoscritte all’adesione del progetto AlpTransit che, ricordiamo, è stato promosso dallo stesso Consiglio d’Europa, dall’Unione Europea nonché da Svizzera e Italia. In particolare sotto l’occhio del Tribunale continentale sono finiti alcuni interventi finora prorogati o addirittura stralciati che riguarderebbero il tratto a nord di Milano del famoso corridoio ferroviario Rotterdam-Genova, ovvero il collegamento Chiasso-Milano che interessa direttamente Como. Infatti, in base alla Convenzione Italo-Svizzera allora firmata dal ministro Giordano Angelini, per la tratta era stato previsto il quadruplicamento dei binari. Un intervento che, come è ben noto, è stato prorogato nella migliore delle ipotesi di almeno un ventennio e sostituito, invece, da accorgimenti di natura tecnica finalizzati ad assicurare la massima sicurezza dei treni viaggianti sul doppio binario attualmente presente che, secondo esperti del mondo ferroviario, consentirebbero comunque tranquillamente di assorbire l’incremento del traffico. Nel ricorso è stato però fatto notare che non escluderebbero il rischio di un collasso della rete all’altezza del capoluogo lombardo (in proposito si è anche ipotizzato un transito dei convogli dalla linea del Passante ferroviario). Come ormai abbiamo avuto modo di riflettere negli ultimi tempi insieme ad amministratori locali il concreto avvio di Alptransit potrebbe avere nefaste conseguenze per Como data la presenza della “spada di Damocle” rappresentata dalla galleria Monte Olimpino 2. Uno scenario che con il passare del tempo sta diventando sempre più attauel, infatti, presuppone l’utilizzo per tutti i convogli che scendono o salgono verso il Ticino di questo tunnel attualmente percorso solo dai treni merci. Una prospettiva che declasserebbe la stazione di Como San Giovanni al rango di una delle numerose fermate presenti sulla direttrice visto che vi transiterebbero solo i treni locali per Lecco, i convogli TILO e le corse S11 Chiasso-Milano. Date tutte queste prospettive, e nella consapevolezza che già adesso il sistema dei trasporti pendolari subisce quotidianamente ripercussioni sul suo funzionamento, associazioni, enti e cittadini hanno quindi presentato questa denuncia alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo visto che, secondo i proponenti, diverse disposizioni sarebbero state violate dal Governo italiano e da Regione Lombardia, in questo caso per tutto ciò che compete il traffico locale su rotaia di sua competenza. La risposta giunta da Strasburgo evidenzia come “l’accordo italo-svizzero risulta ancora in essere, ma sembra, non ottemperato dagli organismi che si difendono dicendo che non tutti sono d’accordo sulle soluzioni” annunciando inoltre che la stessa Corte avrà cura di “vigilare e imporre i rispetto del trattato Italo-Svizzero e dei relativi atti plurilaterali sottoscritti dal Ministro e dal Presidente del Consiglio del tempo. Il ritardo di tali opere è un evento che sarà da noi seguito e, nel caso sanzionato”. Alla luce di questo pronunciamento, dato per scontato l’evidente ritardo sul fronte italiano peraltro da tempo denunciato più o meno velatamente oltre confine, la preoccupazione è che cosa decideranno di fare il Governo nazionale e regionale, ambedue alle prese con tanti problemi irrisolti, primo fra tutti quello della loro stabilità alla luce dei risultati delle recenti elezioni. (Luigi Clerici)

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