Como: una popolazione sempre più “over 65”

Settimanale

Pubblicato su “Il Settimanale della Diocesi di Como” nr. 12/2013

La popolazione di Como e provincia è sempre più vecchia. Non è una novità ma alcuni dei dati presentati qualche giorno fa in occasione dell’Assemblea Congressuale Provinciale dell’AUSER, l’associazione di volontariato che persegue finalità di solidarietà sociale promuovendo e coordinando attività di volontariato e di socializzazione, ci hanno permesso di approfondire quella che è una “notizia scontata” permettendoci di trarre qualche considerazione più approfondita, almeno a livello statistico, sul fenomeno dell’invecchiamento nel nostro territorio. L’assemblea dell’AUSER, da parte sua, ha permesso di “scattare” una prima puntuale istantanea del “pianeta terza età” nel comasco e già i dati principali inducono sicuramente ad una riflessione. Innanzitutto la percentuale di anziani, ovvero di persone che hanno superato i 65 anni di età, nella nostra provincia è più alta della media regionale. Quest’ultima attesta gli over 65 al 20,1% della popolazione. A Como e provincia tale dato supera ormai da anni il 24% (la punta massima è stata raggiunta nel biennio 2009/2010 dove il dato ha raggiunto quota 24,4% per poi scendere all’attuale 24,3%). Se nel 2002 il loro numero complessivo era infatti pari a 18.017 persone, oggi gli over 65 sono 20.693. In soli dieci anni si è verificato un aumento della categoria di oltre 2.500 individui ed il trend sembra destinato a crescere ulteriormente. Un aumento dell’invecchiamento della popolazione che, ovviamente, si sta traducendo anche in una maggiore richiesta di carattere sanitario e sociale data la contemporanea crescita dei cittadini non autosufficienti o affetti da cronicità patologiche e, complice l’attuale contesto economico,  anche in un incremento dei fenomeni di povertà e di difficoltà nelle relazioni sociali.

Questa serie di dati ci ha indotto ad un ulteriore approfondimento della “pianeta terza età” nel comprensorio lariano e nostro metro di valutazione sono state alcune interessanti statistiche diramate recentemente dall’ISTAT. Anche con questi indici, forse più complessi ma legati a particolari aspetti che meglio possono fotografare quale sarà il futuro demografico dell’area lariana, le sorprese non sono mancate. Attualmente l’indice di vecchiaia della popolazione comasca, ovvero quel dato statistico che si prefigge di evidenziare il grado di invecchiamento di una popolazione raffrontando, a livello percentuale, il numero degli ultrasessantacinquenni con quello dei giovani sotto i 14 anni, è migliore rispetto alla prima decade del XXI secolo. Oggi tale indice è infatti pari a 192,2% (cioè a Como vi sono 192,2 anziani ogni 100 giovani): nel 2006 l’indice ha addirittura sfiorato quota 197% attestandosi a 196,8%! Come mai si è registrata quest’inversione di tendenza? Il merito va all’immigrazione, o meglio ai figli degli immigrati giunti nel comasco. Ben più preoccupante è invece il dato relativo alla cosiddetta “dipendenza strutturale”, ovvero il carico sociale ed economico della popolazione non attiva (0-14 anni e 65 anni ed oltre) su quella attiva (15-64 anni). Dieci anni fa tale valore era pari a 53,3% (il più basso nel decennio): cioè poco più di 53 individui sono a carico di 100 persone regolarmente occupate. Oggi l’indice è a quota 58,5%, un dato ormai più o mono stabile dal 2009. L’indice di ricambio della popolazione attiva, ovvero il rapporto tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro, rileva come i lavoratori comaschi sono sempre “più in là con l’età”. Tale indice è infatti pari a 152% (la popolazione lavoratrice risulta, infatti, tanto più giovane quanto l’indicatore si avvicina a 100). Nel 2006 era pari a 143% e, quindi, in sette anni si è avuta una crescita nel segno dell’invecchiamento di ben 7  punti percentuali. Pari a 125,7% è invece l’indice di struttura della  popolazione attiva, ovvero un dato che rappresenta il grado di invecchiamento della popolazione in età lavorativa. Praticamente è un rapporto percentuale tra la popolazione in età lavorativa più matura (dai 40 ai 64 anni) e quella più giovane (15-39 anni). Nel 2002 tale indice era pari a 106,7% ed anche in questo caso l’invecchiamento complessivo della popolazione comasca è più che lampante. Infine gli indici di natalità e mortalità, ovvero il rapporto percentuale tra il numero delle nascite e dei decessi e quello della popolazione residente. Il primo è attualmente pari ad 8,3% (con un dato massimo raggiunto nel 2006 quando si è attestato a quota 9,6%); il secondo è pari a 10,3% (nel 2011 ha raggiunto i livelli massimi nell’ultimo decennio con un 11,4%).

Qual è, dunque, il quadro complessivo che emerge da queste indagini statistiche? Como, addirittura in misura maggiore rispetto al resto del territorio lombardo, ha bisogno di ripensare ai proprio attuali assetti organizzativi e gestionali per ciò che concerne i sistemi sanitari e sociali ma anche il mondo del lavoro deve trarre le sue considerazioni e provare a cambiare qualcosa. L’attuale contesto economico vede, infatti, una fetta sempre maggiore della popolazione giovanile comasca ricercare occupazione oltre confine data la congiuntura economica che sta colpendo con sempre maggiore drammaticità il comasco. Il rischio è che, continuando con la crescita degli indici che abbiano analizzato, tra non molto tempo non sarà assicurato comunque, anche in caso di ripresa dell’economia, quel ricambio generazionale che avere come conseguenza il collasso della maggior parte del tessuto produttivo comasco. (Luigi Clerici)

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