Infrastrutture lombarde: Como ai margini

SettPubblicato sul “Il Settimanale” nr. 13/14 del 29 marzo 2013

Potenziare il trasporto pubblico su ferro, concludere le opere già iniziate e avviare una profonda riflessione su come realizzare le infrastrutture nel futuro prossimo. Il tutto nell’ottica della “frugalità”, vera e propria parola d’ordine nella programmazione dei cantieri lombardi nei prossimi anni. Sono questi gli scenari descritti dallo studio ‘Le infrastrutture del futuro’ realizzato dall’Assessorato regionale alle Infrastrutture e Mobilità che, a livello regionale e nazionale, ha messo a fuoco sei ambiti infrastrutturali fondamentali (viabilità, ferrovie, aeroporti, logistica, utilities, telecomunicazioni), raccogliendo idee e contributi offerti da 31 tra realtà economiche impegnate nel settore dei trasporti, della mobilità, dell’energia, della comunicazione nonché da operatori e studiosi in altri comparti, attenzione dell’ambiente inclusa. Lo studio vede la luce proprio in questi giorni dove la nuova amministrazione regionale guidata da Roberto Maroni, trionfatore alle elezioni dello scorso 24 e 25 febbraio, si sta insediando. Uno studio dettagliato, molto interessante, e che analizza la situazione attuale e gli scenari futuri di cui, a Palazzo Lombardia, ci si dovrà occupare pur in un contesto economico che ogni giorno diventa più drammatico.

Una certa forma di preoccupazione, o per lo meno di stupore, questo studio riserva però se contestualizziamo alcuni suoi capitoli visto che affrontano tematiche in cui il territorio comasco è, quantomeno, in difficoltà. Se infatti escludiamo due diretti accenni correlati al trasporto ferroviario, ovvero il fatto che l’utenza sulla direttrice S11, Milano-Como-Chiasso, è quasi triplicata negli ultimi dieci anni passando da 16.000 a 47.000 utenti, e che interessante, in termini sempre di utenza, dovrebbe rivelarsi l’attivazione, a partire dal prossimo anno, del nuovo collegamento Mendrisio-Varese-Malpensa, anche e soprattutto per le evidenti ripercussioni per il traffico aereo, Como non viene mai citata. Certo, si fa presente in modo indiretto come il tessuto viabilistico attuale sia ormai allo stremo e che, ad esempio, l’attività logistica più che dalla mancanza di infrastrutture, risulta limitata dalla burocrazia del sistema doganale italiano, argomento peraltro tornato prepotentemente alla ribalta nel dibattito cittadino la scorsa settimana riguardo, ad esempio, gli orari di apertura degli sportelli doganali. Si sottolinea anche come il traffico delle merci dovrebbe essere maggiormente dirottato sulle linee ferroviarie soprattutto per una questione di costi di trasporto che si tradurrebbero in vantaggi per chi vende e chi acquista, ma non si fa nessun riferimento diretto a necessità o interventi di cui il territorio lariano ha ampiamente bisogno. Per chi è avvezzo a tematiche autoferrotranviarie sicuramente interessante è l’analisi relativamente ad hardware e software che contraddistinguono le nostre linee ferroviarie, ovvero la puntigliosa descrizione delle interrelazioni tra ciò che si vede di una ferrovia (i binari, gli armamenti…) ed i programmi informatici che consentono ai treni di circolare con sempre maggiore sicurezza. Un riferimento, in questo caso neppure tanto velato, alle discussioni che stanno interessando la linea Chiasso-Como-Monza-Milano che, come si sa, dovrebbe essere ammodernata in vista dell’entrata in vigore dei corridoi alpini Alptransit. Nello studio si sottolinea come, al giorno d’oggi, basterebbe un intervento sul software, ovvero sull’informatizzazione che disciplina il traffico ferroviario, per venire incontro alle necessità di un sistema di trasporto moderno in termini di sicurezza. Si tratta di una tesi che il Governo italiano ha sposato da qualche anno, ovvero da quanto è apparsa piuttosto proibitiva, considerati inoltre i tempi ristretti (Alptrantis sarà attiva dal 2017/18), la possibilità di procedere al quadruplicamento dei binari su questa direttrice nel tratto Como-Seregno.

Desta invece perplessità il fatto che nel capitolo dedicato alle prospettive del sistema viabilistico, nel quale sono elencati alcuni progetti ritenuti prioritari (la Brebemi , la nuova direttrice Brescia-Bergamo-Milano; la TEM, la nuova tangenziale esterna est milanese), quanto si fa riferimento all’autostrada Pedemontana non si sottolineino come fondamentali i completamenti delle tangenziali di Como e di Varese nonostante siano parte integrante di questo progetto viabilistico. Due interventi che, dalla presentazione del sistema viabilistico pedemontano, risultano avvolti da un alone di mistero riguardo la loro effettiva realizzazione complessiva (sul tavolo delle probabilità rimangono, infatti, i tracciati dei rispettivi secondi lotti).

Durante la presentazione della ricerca, però, l’assessore uscente Andrea Gilardoni, ha speso qualche parola su un tema di stretta attualità per Como ovvero la futura gestione dei laghi prealpini: “I laghi sono i gioielli della corona d’Italia – ha sottolineato – e, anche in vista di Expo, bisogna impegnarsi per valorizzarli al massimo. A questo scopo ritengo che sarebbe utile che la gestione della navigazione, attualmente di competenza governativa, passasse in capo alla Regione, che sa meglio interpretare le necessità del territorio”. E’ quanto, del resto, chiedono da tempo rappresentanti politici di tutti gli schieramenti nonché i lavoratori della Società di Navigazione.

Luigi Clerici

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