Rivarossi: presto un museo a Sagnino?

ImmaginePubblicato su “Il Settimanale della Diocesi di Como” – nr. (20 aprile 2013)

L’obiettivo dichiarato è quello di realizzare a Como, a Sagnino in particolare, il museo della Rivarossi. Dopo l’inaugurazione del monumento all’Ing. Alessandro Rossi, co-fondatore della famosa azienda specializzata in ferromodellismo, e l’apertura della mostra che ancora per una settimana (fino al 28 aprile) al Broletto ospiterà un’esposizione di numerosi modellini realizzati tra gli anni ’50 e gli anni ’80 dello scorso secolo, la conferenza “L’eredità di Rivarossi per il ferromodellismo italiano e la storia del design” ha segnato un nuovo passo in avanti verso l’ambizioso traguardo che l’associazione “Como in Treno” e il “Comitato per il monumento ad Alessandro Rossi” hanno voluto porsi: dar vita ad un’esposizione permanente di quello che non è stato un giocattolo bensì un modellino per sviluppare un hobby di livello elevato, con valenze tecniche, culturali elevati per milioni di persone in tutto il mondo nel sito, Quarcino, che ha visto nascere una delle più famose industrie del settore, la Rivarossi appunto. “Una storia, quella della Rivarossi, che sembrava definitivamente conclusa con gli anni ’90. Ma grazie all’impegno del Comitato che ha portato alla posa del monumento dedicato ad Alessandro Rossi, la figura di questo pioniere d’industria comasco e della sua avventura imprenditoriale è tornata d’attualità ed ha assunto una prospettiva ben precisa: perpetuare la memoria dell’ingegnere fondatore della Rivarossi, una delle industrie più importanti del mondo del modellismo fondata ad Albese con Cassano nel 1946 e dall’anno successivo a Sagnino” ha sottolineato l’arch. Roberto Ghioldi, presidente dell’associazione Como in Treno, che ha analizzato il rapporto tra il prodotto della Rivarossi e il design. “Il modello è una riproduzione in scala della realtà: la Rivarossi nasce in un’Italia ancora devastata dai bombardamenti e dai dolori della guerra – ha proseguito Ghioldi -. Attraverso i suoi modelli crea i presupposti per la creazione di un ambiente perfetto perché non si tratta solo di prendere un trenino e farlo funzionare sui binari bensì di creare un vero e proprio mondo che attraverso scambi, semafori e ambienti riproduce la realtà come vorremmo che fosse. La volontà dell’Ing. Rossi è stata quella di creare un prodotto con una forte identità che ha assunto in connotati di vero e proprio oggetto di design”. Giorgio Giuliani, curatore del sito Rivarossi Memory, ha invece sottolineato le caratteristiche che fecero della Rivarossi una delle realtà all’avanguardia di un’Italia che guardava con fiducia al futuro dopo gli anni oscuri della guerra. Tecniche ed innovità che resero la ditta di Sagnino un autentico precursore di politiche produttive e commerciali che si sarebbero affermate a livello nazionale solo nei decenni successivi. Ad esempio le innovazioni tecnologiche sul modo di realizzazione dei modelli (invece del metallo venne utilizzata la plastica, materiale sì più economico ma che permetteva di realizzare modelli più belli e curati nei dettagli con un ulteriore evoluzione, dal 1955, attraverso l’introduzione del polistirolo che permetteva di affinare ulteriormente la definizione di locomotori e vagoni) oppure l’adozione del sistema di movimento dei mezzi a due rotaie con corrente continua, che successivamente diverrà lo standard mondiale di tutti i produttori di ferromodellismo, in sostituzione di quello a corrente alternata utlizzato dai produttori di giocattoli fino a quel momento. Per non parlare infine del confezionamento di modelli venduti in scatole di montaggio, tecnica che a livello nazionale si diffonderà almeno dodici anni più tardi, ovvero con l’avvento degli anni ’60 e il miracolo economico cioè quando le famiglie inizieranno ad avere maggiori opportunità di spesa che oltrepassarono il soddisfacimento dei loro bisogni primari (e cioè nutrirsi e vestirsi), per non parlare di dedine di particolari che rendevano i modelli, definiti nelle istruzioni “non giocattoli ma modelli di ferromodellismo riservati ad adulti e giovani”, particolarmente apprezzati per la loro qualità a partire dalla scritte tecniche che ancora oggi fanno la loro bella presenza sui rotabili realizzati con decalcomanie ma con la tampografia, un sistema di stampa su oggetto nato per la produzione orologiera. Un aspetto particolare riguardava, infine, la pubblicità che non aveva al centro solo la promozione dei singoli modelli bensì il modo con cui questi erano realizzati. Le inserzioni, infatti, rimarcavano continuamente la bellezza e la bravura con cui i dipendenti della Rivarossi confezionavano treni, carrelli e vagoni ancora alla fine degli anni ’70, anni in cui nel mondo del tempo libero incomincia ad imporsi quella tecnologia che porterà al fallimento della ditta di Sagnino negli anni ’90 e poi successivamente ed all’acquisizione del marchio da parte della realtà britannica Hornby come ancora oggi commercia i suoi modelli utilizzando quel nome che tanto ha contribuito alla storia di Como. (Luigi Clerici).

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