Prealpi comasche: obiettivo è la tutela dell’ambiente e del territorio

viewerPubblicato su Il Settimanale della Diocesi di Como (27 aprile 2013)

Il tema della tutela e della valorizzazione del territorio, dell’ambiente, del paesaggio, delle risorse naturali è al centro di un vasto dibattito che interessa, a livello sociale e politico, buona parte della Lombardia. La provincia di Como non ne è esente ed una delle zone in cui questa coscienza ambientale è più radicata è quella compresa tra Drezzo e Rodero, passando per Uggiate Trevano, Valmorea, Cagno, Ronago e Bizzarone. Dalle vivaci manifestazioni sul progetto viabilistico “Garibaldina Bis” alle prese di posizione contro l’autostrada Varese-Como-Lecco, non sono infatti mancate negli ultimi anni le prese di posizione da parte dei cittadini per tutelare l’ambiente in cui vivono. Eppure, nel corso degli anni, anche quest’area è stata oggetto di scempi e di esempi di speculazione edilizia che sono stati analizzati nel corso di un incontro pubblico che, la scorsa settimana, ha visto anche la partecipazione di Dino De Simone, rappresentante della Segreteria Regionale di Legambiente Lombardia.

“Negli ultimi decenni si è verificato un vero e proprio scempio di suolo – ha commentato De Simone -. Si pensi che in alcune aree della nostra regione alcuni territori hanno un tasso di urbanizzazione pari al 90%! “. Non è questo il caso della zona prealpina che porta a Varese della provincia di Como anche se gli esempi di abuso e di mancanza di un adeguato controllo ed una visione d’insieme dello sviluppo edilizio non sono certo mancati a partire dal cosiddetto “periodo d’oro” del contrabbando. La zona compresa tra Rodero e Ronago, infatti, era da sempre caratterizzata da attività agricola, con sporadiche attività produttive. Ad alimentare la quota di impiegati nel settore primario erano però i contrabbandieri perché molti che si davano al commercio illegale con la Svizzera si iscrivevano alla Coldiretti per poter usufruire dei servizi di assistenza e di previdenza. La loro numerosa presenza ebbe come conseguenza il proliferare di costruzioni solo teoricamente finalizzate ad attività di allevamento (dai conigli ai criceti) ma che avevano invece lo scopo di creare magazzini occulti per le merci importate dal Canton Ticino in attesa di essere smerciate. In ogni caso si tratta di bazzecole rispetto a quello che è accaduto in seguito, soprattutto dall’ultimo decennio del XX secolo ed al centro delle considerazioni sono finite tutte quelle leggi di natura urbanistica (a partire da quella relativa al recupero dei sottotetti) che hanno portato ad uno sviluppo senza una visione d’insieme, che non sia stata quella relativa all’acquisizione degli oneri di urbanizzazione, delle abitazioni anche in questi paesi comaschi.

“Legambiente ha presentato due progetti di legge in materia al Consiglio Regionale – ha proseguito Di Simine -. L’obiettivo è quello, anche in ambito urbanistico, di promuovere la qualità della vita per limitare i fenomeni di speculazione edilizia e dei condoni che tanti danni hanno provocato anche nel comasco. Se non iniziamo a tutelare il nostro patrimonio paesaggistico rischiamo di limitare non solo la nostra identità ma anche di provocare serie ripercussioni sul settore agricolo e sul comparto turistico. Infatti non dobbiamo dimenticare che negli ultimi 50 anni l’incremento delle aree antropizzate è stato pari a 12,4 ettari al giorno mentre la perdita di terreni agricoli è stata pari a 14 ettari, sempre al giorno! L’obiettivo deve quindi essere quello di arrivare ad un consumo di suolo nullo, concetto che auspichiamo un giorno sia riconosciuto dalla legge a livello nazionale, al fine di promuovere una rigenerazione dei nostri centri urbani attraverso la riqualificazione o la ristrutturazione di interi quartieri e di quelle aree dismesse che, conti alla mano, risultano sempre più numerose”. Strettamente correlati con la tematica del consumo di suolo sono i consumi energetici. A fronte di esempi sempre più numerosi di abitazioni dove i consumi energetici sono sempre più limitati, la media lombarda è di 20 litri di gasolio necessari per il riscaldamento di ogni metro quadro di un appartamento. Per questo anche i sindaci della zona prealpina sono d’accordo con la proposta di Legambiente di togliere dai vincoli del patto di stabilità le spese relative ad interventi finalizzati all’efficientamento energetico. (Luigi Clerici)

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