Trenord: quando è difficile muoversi in treno per le persone in carrozzina…

ImmaginePubblicato su Il Settimanale (11 maggio 2013)

La libertà di movimento è una delle più significative conquiste della società moderna. Un fatto ancora più importante se considerata dal punto di vista dei portatori di handicap che oggi hanno la possibilità di muoversi come tutti i cittadini normodotati. Peccato che questo troppo spesso, almeno in Italia, rimanga (come tante altre cose) sulla carta mentre i fatti sono un poco più complicati. “Perché devo dipendere completamente dal personale di Trenord se voglio viaggiare sulla linea Como-Milano delle FNM e un mio contrattempo può diventare quasi insuperabile?”. E’ lo sfogo di Valentina Introzzi, referente ed “anima” delle iniziative promosse dalla Federazione Provinciale Comasca dell’ANMIC, Associazione mutilati ed invalidi civili, non riesce a capacitarsi del sistema “bizantino” con cui sono gestiti i trasporti per disabili sulla linea ex FNM Como-Milano che, tra l’altro, può vantare una flotta di treni completamente rinnovata che può accogliere senza particolari problemi coloro che si spostano utilizzando una carrozzina a rotelle oltre ad investimenti strutturali non indifferenti finalizzati alla sistemazione delle stazioni per eliminare quelle pendenze eccessive che, di fatto, impedivano anche ad anziani l’utilizzo del treno. Ma qual è la procedura adottata da Trenord per il trasporto dei portatori di handicap in carrozzina? Sul sito internet www.trenord.it e presso le stazioni le informazioni sono poche e chiare con tanto di doverosa premessa: “Il permanere di alcune barriere architettoniche nell’accessibilità a terra (stazioni, sottopassi, banchine) e a bordo treno, rende purtroppo ancora “difficile” il viaggio per i disabili sulle nostre linee. Per questo siamo costretti a richiedere alle persone con disabilità e mobilità ridotta che ci comunichino (ad un numero verde) le loro necessità almeno due giorni prima della partenza. In assenza di tale comunicazione preventiva, va avvertito tempestivamente il personale di stazione o il personale in servizio a bordo del treno. Sarà nostra cura fornire l’assistenza necessaria alla persona con disabilità o a mobilità ridotta”.

Questa la versione di Trenord che appare, a prima vista, completa. Ma i fatti sono, allora, molto diversi? “Se un invalido ha necessità di utilizzare il treno sulla linea FNM o si reca in stazione, se è presidiata, oppure comunica al numero verde la stazione di partenza, quella di arrivo e l’orario indicativo del viaggio – sottolinea Valentina Introzzi -. In questo modo Trenord attrezza il convoglio ed avvisa il personale a bordo del treno. Se da Como mi reco a Milano, una volta giunta in stazione, sono costretta a recarmi al punto accoglienza di Milano Cadorna e tassativamente comunicare l’orario del treno di ritorno, in modo che Trenord possa organizzarsi. Il problema è che io sono obbligata in tutto e per tutto a prendere quel treno che ho dovuto espressamente indicare. Non posso anticipare o posticipare il rientro anche per fatalità perché a questo punto il mio viaggio di ritorno dipende completamente dal buon cuore del capotreno e del personale viaggiante. Ritengo che questa sia una cosa inconcepibile. Giustificabile esclusivamente se la mia destinazione sia una stazione non attrezzata per i disabili. Ed infatti, ad esempio, sulla linea Como-Saronno-Milano non figurano attrezzate le stazioni di Portichetto Luisago, Cadorago, Caslino al Piano e Rovello Porro. Ma se io parto da una stazione attrezzata e mi reco in un’altra perfettamente in ordine, come può essere il caso di un tragitto da Milano Cadorna a Como Borghi, perché devo dipendere dal personale di Trenord? Perché  non mi è consentito subire un qualche imprevisto? Molto spesso i capotreno sono comprensivi ma, anche personalmente, mi sono capitati casi piuttosto spiacevoli”.

Una situazione che appare, dunque, paradossale alla luce della modernità della flotta viaggiante su questa direttrice, ormai costituita quasi esclusivamente da convogli realizzati dall’Ansaldo Breda nello scorso decennio dotati di scivoli e piattaforme mobili che nulla hanno da invidiare, da questo punto di vista, ai famosi treni Stadler della TILO giudicati da tutti i migliori e più agevoli convogli ferroviari attualmente in circolazione sulle ferrovie del nostro territorio. Eppure le procedure appaiono, dunque, piuttosto complesse per un disabile se, come detto, è vittima di un imprevisto che lo costringe a cambiare l’orario di partenza o ritorno a casa. Situazione che, a poche decine di metri da noi, è inimmaginabile. Le Ferrovie Federali Svizzere, ad esempio, si impegnano a garantire progressivamente ai viaggiatori diversamente abili la possibilità di spostarsi in treno in modo autonomo con interventi al materiale rotabile e all’infrastruttura ed al sistema informativo. Sul menu dell’orario on-line, oppure in stazione, è stata introdotta la funzione „Collegamento accessibile” che mostra il grado di accessibilità del tragitto selezionato. Per ogni corsa viene visualizzato lo stato di accessibilità di ogni punto di salita e/o discesa dal treno. Le persone a mobilità ridotta possono così verificare se è possibile accedere in modo autonomo al treno e solo se necessario prenotare l’assistenza, e quindi organizzare i suoi spostamenti. Senza telefonate, code agli sportelli e paura di imprevisti.

(Luigi Clerici)

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