Imprese italiane in Svizzera: una corsa che non sembra conoscere sosta

viewerE’ un fenomeno ormai all’ordine del giorno nel comasco: la corsa delle ditte italiane ad aprire una loro attività in Svizzera. Ne stanno discutendo, tra gli altri, il Tavolo della Competitività, la Camera di Commercio, la Commissione per le questioni italo-svizzere di Regione Lombardia. In effetti, da inizio anno, sono state ben 16’767 (+3% rispetto l’anno scorso) le ditte iscritte al Registro di Commercio della Repubblica e Cantone Ticino nel primo trimestre del 2013. Nonostante, quindi, il Governo “Letta” sia attivo da qualche settimana non sembra accennare a diminuire il cosiddetto “effetto Monti”, ovvero la politica fiscale molto dura adottata dall’esecutivo italiano nel 2012 che ha portato diverse aziende a scegliere di delocalizzare. Ormai, infatti, quotidianamente sui media di qualsiasi natura non mancano critiche del mondo economico alla situazione fiscale giudicata “insostenibile” acutizzata dalla persistente crisi in atto.

Analizzando, invece, le nuove attività imprenditoriali provenienti dall’Italia nel vicino Cantone italofono si scopre che 778 società sono state costituite utilizzando non la solita procedura burocratica per uffici ma tramite il sistema online Startups.ch, motodo privilegiato per chi ha ha scelto soprattutto le forme giuridiche più semplici, ovvero ditta individuale o Sagl (cioè Società a garanzia limitata). Statisticamente parlando si tratta, rispettivamente, del 33.8% e del 36.2% di nuove attività imprenditoriali. La forma giuridica della società anonima, cioè la nostra società per azioni, é stata invece scelta nel 20.8% dei casi. E le prospettive per il resto dell’anno sembrano ancora più rosee per l’economia cantonale dati i problemi delle nazioni confinanti con la Svizzera. E per coloro che intendono aprire un’attività oltreconfine non mancano poi i punti di appoggio. Ad esempio uno di questi è l’associazione “Assoimpresit”, ovvero l’associazione per l’impresa italiana nel Cantone Ticino, che non lesina, nella sua presentazione, ad illustrare i motivi per cui vale la pena proseguire in una tendenza che sembra non essere facile limitare da parte delle nostre istituzioni locali. Ad esempio, infatti, Assoimpresit sottolinea come gli imprenditori italiani sono “costretti in un mercato affossante e spesso iniquo” nel quale “non riescono ad esprimere appieno le loro potenzialità”. Ecco perché il sodalizio “mette a disposizione degli associati l’esperienza e la professionalità di uno staff dedicato per alleggerire o annullare le difficoltà d’inserimento nel Sistema Ticino” fornendo “un’assistenza capillare per selezionare le migliori opportunità nelle quali ciascun associato potrà finalmente avere riscontri economici e professionali in linea con le proprie aspettative”. Viene, infatti, infine fatto rilevare come “Il Sistema Ticino oltre alla snellezza burocratica ed ad una tassazione per nulla vessatoria e comunque rispondente ai servizi offerti ai contribuenti, offre un mercato interno di primo ordine e sempre pronto alle innovazioni che provengono dall’Italia visto il comune denominatore culturale e linguistico”.

L’interesse per gli imprenditori italiani, dunque, è molto forte e la crescita di attività provenienti dal nostro Paese ha fatto sì che, complessivamente, l’aumento nel numero di soggetti economici del Cantone Ticino lo collochi al IV posto a livello nazionale, superato solo dai cantoni di Zurigo, Vaud e Ginevra. E questo nonostante nella Confederazione si sia registrato un consistente aumento dei fallimenti, in particolari quelli di aziende che hanno un titolare proveniente dall’UE.

Nella Confederazione i fallimenti si sono attestati in maggio a 1158, il 13% in più dello stesso mese del 2012. Fra le aziende che hanno cessato l’attività per mancanza di soldi spiccano le 128 (+9%) con titolare dell’Unione europea. In Ticino il dato è più contenuto. Per i primi cinque mesi dell’anno i fallimenti privati sono stati 87 (-9%), quelli aziendali per insolvenza 144 (+9%); nei Grigioni i rispettivi dati risultano 33 (-39%) e 24 (+4,3%).

(Luigi Clerici)

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