La lunga lotta del lago di Lugano contro l’inquinamento

Immaginejavascript:;Pubblicato sul “Settimanale della Diocesi di Como” – nr. 26

Dopo una primavera alquanto “bizzarra”, l’estate sembra essere arrivata a fare capolino alle nostre latitudini e, complice anche la crisi, sta rivalutando le cosiddetti “gite fuori porta” nelle Prealpi e lungo le rive dei nostri laghi che, a cadenza regolare, vengono sottoposti anche ai controlli della Goletta Verde di Legambiente che si affiancano a quelli degli enti preposti. Tra le località maggiormente gettonate vi sono anche i lidi e le località del Canton Ticino. Ma contrariamente ad un vecchio adagio che molto spesso non corrisponde affatto a verità, ovvero che “l’erba (in questo caso la località) del vicino (cioè della Svizzera) è sempre più verde”, a pochi chilometri da noi abbiamo un paziente che non se la passa tanto bene. Stiamo parlando del lago di Lugano che, inoltre, tocca numerosi paesi della zona del porlezzese con il loro carico di turisti e di persone in cerca di occasioni di svago. L’ultimo evento, che ha riportato di stretta attualità il binomio Ceresio-inquinamento, è avvenuto qualche giorno fa. A causa di un incidente avvenuto a Bissone lungo l’autostrada A2, ben 500 litri di sostanze inquinanti finite nelle acque del lago vanificando, in parte, la spesa di 75 milioni finalizzata ad un progetto che avrebbe dovuto includere il risanamento di tutta la zona a sud del ponte/barriera di Melide. Di fatto sono ormai quarant’anni che si succedono interventi per combattere l’inquinamento del lago di Lugano. Se la situazione negli ultimi tempi è sensibilmente migliorata, resta però ancora molto da fare per riportare in condizioni ottimali le acque del Ceresio. Per contenere i fattori inquinanti e risanare il lago, la Confederazione ha speso sinora circa 700 milioni di franchi, ma l'”Operazione acque pulite” continua senza sosta. Eppure, secondo il rapporto di Arpa Lombardia sullo stato dell’ambiente 2010-2011, la situazione non è ancora delle migliori. La qualità degli ecosistemi lacustri, valutata attraverso l’analisi dello stato trofico dalle stazioni monitorate di Lavena Ponte Tresa e Porto Ceresio attraverso l’esame della qualità delle acque sia nella loro componente chimico-fisica (ossigeno disciolto, fosforo totale e nitrati) che microbiologica (Escherichia coli), presenta nelle profondità ancora una certa mancanza di ossigeno che impedisce la riproduzione di alcune specie di pesci, come la trota e il salmerino, con grave danno per la pesca ed il turismo. Il fosforo che si accumula raggiunge spesso anche gli strati superficiali delle acque, provocando una crescita incontrollata di microscopiche alghe. Da questo punto di vista già una decina di anni fa grandi passi in avanti erano stati fatti visto che il 90% delle abitazioni che si affacciano sul lago ora sono allacciate ad un depuratore. Ciò aveva permesso, nel 2001, di ridurre la concentrazione di fosforo da 130 milligrammi per metro cubo a 60. Nel 2011 nel bacino sud è stata rilevata una concentrazione media sulla colonna di fosforo totale pari a 38 microgrammi per litro: il valore più basso registrato dall’inizio del monitoraggio regolare del lago (1980), prossimo all’obiettivo di risanamento di 30 microgrammi per litro. Del monitoraggio di tutti gli inquinanti se ne occupa la Commissione Internazionale per la Protezione delle Acque Italo-Svizzere costituita, a seguito della firma di un’apposita convenzione, il 20 aprile 1972. In questo modo Consiglio federale svizzero ed il Governo italiano hanno stabilito di collaborare strettamente per proteggere dall’inquinamento le acque superficiali e sotterranee italo-svizzere nella misura in cui queste contribuiscano ad inquinare le acque non solo del Ceresio ma anche del lago Maggiore e dei corsi d’acqua che segnano il confine o lo attraversano, come in particolare i torrenti ticinesi Melezza, Giona, Tresa, Breggia e Mera. Oggi tutto il bacino imbrifero svizzero del Lago di Lugano é comunque allacciato a 11 impianti per la depurazione delle acque cosicché il bagno nelle sue acque è autorizzato in tutti i 50 stabilimenti balneari esistenti (le analisi dell’acqua sono eseguite rispettando le norme dell’Unione Europea che sono più severe di quelle vigenti in Svizzera) mentre, sempre da parte elvetica, non si lesinano critiche ai paesi comaschi rivieraschi cui viene imputato l’inquinamento per mancanza di depuratori adeguati sennonché tutti i Comuni italiani interessati sono dotati di apposito impianto. Tutto bene, quindi, ed un futuro roseo. Auspicando qualche intervento affinché i residui liquidi di qualche incidente lungo l’autostrada tra Melide e Capolago non finiscano direttamente nel lago.

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