Ricordo di Stefano Borgonovo

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Pubblicato su “Il Settimanale della Diocesi di Como” del 6 luglio 2013

Lunedì scorso, nella sua Giussano, anche il mondo del calcio ha dato il suo saluto, insieme ai familiari, a Stefano Borgonovo scomparso giovedì 28 giugno. Il popolare calciatore cresciuto e lanciato dalle file del Calcio Como ci ha lasciato dopo aver strenuamente combattuto contro la SLA, la sindrome laterale amiotrofica, una malattia che praticamente rende progressivamente un essere umano come un vegetale, da cui era affetto da quasi otto anni. Una patologia che colpisce soprattutto ex calciatori e tra questi tanti sono gli ex giocatori del Como a tal punto che qualche anno fa era stato avanzato un sospetto tra lo stato del manto erboso dello stadio cittadino (soprattutto dei suoi strati più profondi) e il verificarsi della SLA. Ipotesi mai, del resto, confermate in un qualche modo. Per ricordare la figura di Stefano Borgonovo e soprattutto della sua figura nel Calcio Como abbiamo contattato un suo ex compagno di squadra. Un altro ex ragazzo nato e cresciuto nelle fila della compagine lariana, che è stato compagno di Stefano anche nelle compagini giovanili e che, come lui, ha trovato consacrazione nazionale in un match europeo di Coppa. Stefano Borgonovo per il gol segnato nei supplementari a Monaco di Baviera contro il Bayern che regalò al Milan la seconda finale di Coppa dei Campioni (e poi il secondo successo) consecutivo. Simone Braglia per le grandi parate con la maglia del Genoa all’Anfield Road, campo di gioco del Liverpool, mai violato in precedenza da una squadra italiana. Braglia, di Ponte Chiasso classe 1962, è stato compagno di Stefano Borgonovo, dunque, fin dalle giovanili: “Sì, venne portato a Como da quel grande scopritore di talenti che è stato Mino Favini – commenta l’ex numero uno azzurro -. Aveva due anni meno di me, essendo nato nel 1964, ma era così talentuoso tecnicamente che venne schierato comunque con la compagine Primavera in una squadra che poteva contare giocatori del calibro di Luca Fusi, Giuseppe Maria Butti, Giovanni Invernizzi e poi Enrico Annoni: tutta gente che si è costruita una carriera più o meno lunga in serie A. Borgonovo era gracilino ma molto veloce”. E con lui hai giocato in prima squadra… “Ed anche contro. Nel 1985 lui tornò a Como dopo un anno per maturare dalla Sambenedettese. Io invece feci il viaggio opposto. Destino volle che il Como incontrò la Samb in un match di Coppa Italia e vinse per 2-0 anche con un suo gol. Poi, quell’anno, lui ebbe la sua consacrazione realizzando 13 reti, contribuendo alla salvezza del Como e portandolo ad un soffio dalla finale di Coppa Italia. Negli anni successivi io tornai a Como e fummo nuovamente compagni ma ebbe qualche guaio fisico che gli impedì di esprimersi al meglio”. Di Stefano si dice che fosse un grande trascinatore: “Non era un leader però era una persona cui piaceva giocare al calcio e che trovava tutto molto semplice e divertente. Era una persona che riusciva a sdrammatizzare le situazioni e a Como, dove ci si giocava in 90 minuti la salvezza in un contesti piuttosto delicati dal punto di vista psicologico, contribuiva a rasserenare gli animi”. Poi, dopo Como, la Fiorentina con Roberto Baggio; tre convocazioni in nazionale maggiore nel 1989; il Milan, dove era costretto alla panchina da un certo Marco Van Basten; l’Udinese, il Brescia, il Pescara e poi le giovanili del Como dove era allenatore fino all’autunno del 2005, ovvero alla comparsa della SLA. Come vuoi ricordare Stefano Borgonovo? “Come una persona coraggiosa. E’ stato un gesto di grande coraggio manifestare pubblicamente la propria condizione e combattere, come ha fatto, contro questa malattia. Diciamo che provo anche una grande rabbia. Mi sembra impossibile nel 2013, con tutti i progressi che hanno fatto la scienza e la medicina, sia impossibile riuscire a capire perché si manifesta la SLA contro la quale non esiste una cura. E’ un male terribile e, personalmente, fa ancora più sensazione il fatto che colpisca tantissimi calciatori”. Molti dei quali, come abbiamo detto, hanno giocato nel Como. Stefano Borgonovo, infatti, va ad aggiungersi a Celestino Meroni, fratello dell’indimenticabile Gigi; di Adriano Lombardi, storico capitano del Como a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80; al giovane, e mai affermatosi completamente nonché compagno di Borgonovo e Braglia nella Primavera dei primi anni ’80, Albano Canazza, tanto per fare qualche nome. Un giorno, magari grazie anche all’impegno di Stefano, si riuscirà a trovare una cura per questa malattia. Fino ad allora vogliamo ricordarlo pieno di gioia che correva verso la curva dopo aver fatto goal. Grazie Stefano per tutte le emozioni che hai regalato al Como ed a chi al Como ha dedicato tanta sua passione negli anni della gioventù. Luigi Clerici

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