Dal 2019 tutti gli edifici saranno energeticamente neutrali

edilizia_privataPubblicato su “Il Settimanale della Diocesi di Como” del 20 luglio 2013

Dal 1° gennaio 2019 tutti gli edifici dovranno essere neutrali energicamente, ovvero essere autonomi per ciò che concerne l’approvvigionamento di calore ed energia impedendo allo stesso tempo la dispersione termica. Lo stabilisce una direttiva europea che prevede, quindi, un’autentica rivoluzione nel mondo dell’edilizia. Ed è proprio di questi cambiamenti che istituzioni, sindacati e mondo lavorativo si sono confrontati a Merone la scorsa settimana nel corso dell’incontro “Oltre la crisi”  promosso dalle segreterie regionali di Fillea, Feneal e Filca, le sigle del comparto edile dei tre maggiori sindacati italiani. La scelta della location, visto l’argomento, non è stata casuale. Merone rappresenta uno dei casi più eclatanti della gravita della crisi del comparto in Lombardia: il prossimo 31 luglio, infatti, si spegnerà il forno dello stabilimento Holcim (per i dipendenti sono assicurati due anni di cassa integrazione straordinaria). Dopotutto i numeri del comparto sono impietosi: il 2013 sarà il VI anno consecutivo di contrazione del settore che, nell’ultimo anno, ha visto la vendita di abitazioni in Regione accusare un calo compreso tra il -28% di Milano ed il -43% di Mantova pur non essendo mai stata così alta dagli anni ’70 la richiesta di abitazioni da parte della popolazione (almeno in provincia di Como). 70.000 sono complessivamente i posti di lavoro persi ed il tasso di disoccupazione ha raggiunto quota 12% (13% tra le donne, 38% tra i giovani). Il calo nella produzione di cemento è stato del 43%  mentre il territorio è ricco di abitazioni invendute ed anche invendibili, perché costruite senza alcun criterio energetico.

Il dibattito è stato animato, tra gli altri, dal segretario regionale Fillea Cgil, Ivano Comotti; dal rappresentante di Federmaco, Mario Giudici; dal sindaco di Merone, Pietro Brindisi; dal segretario nazionale Filca Cisl, Riccardo Gentile, e dal consigliere regionale Mario Barboni. “Sembrano tanti 5 anni e mezzo quelli che ci separano da questa scadenza, ma in realtà si tratta di una trasformazione di vasta portata –  ha sottolineato Ivano Comotti, Fillea Cgil -. Dal 1° gennaio 2019 per gli edifici pubblici e dal 1° gennaio 2021 per quelli privati, le tecniche di costruzione dovranno quindi essere autonomi dal punto di vista energetico. Come possono le aziende del comparto attrezzarsi per questo cambiamento? La strada obbligata è quella della ricerca di nuovi materiali, compatibili con l’ambiente, per le costruzioni future. Legalità e trasparenza del settore saranno condizioni fondamentali per agire in  modo radicalmente differente rispetto al passato. La crisi in atto, infatti, ha segnato la fine di un modello ovvero realizzare nuove abitazioni su terreni venduti dai Comuni per incassare oneri di costruzione al fine di non superare i limiti imposti dal patto di stabilità. In futuro non sarà, quindi, più possibile aumentare lo spazio occupato da nuove abitazioni, si dovrà intervenire sul patrimonio esistente e intervenire sugli abbattimenti di edifici presenti e poi ricostruire. Non basterà, quindi, più dotarsi di pannelli solari o riscaldamento a pavimento per essere all’avanguardia dal punto di vista energetico: è l’intera filiera che deve quindi cambiare”.

Inoltre nel 2020 entrerà in vigore anche la direttiva Nr. 2020 dell’UE che prevede la riduzione del 20% dell’utilizzo delle fonti energetiche fossili, del 20% dell’emissione di gas che influiscono sul clima e di un maggiore ricorso, sempre del 20%, delle fonti rinnovabili per i consumi finali (riscaldamento, illuminazione, carburante, ecc.).

“La crisi del nostro territorio è strutturale: nonostante le novità che interesseranno il settore ci vorrà tempo affinché la situazione possa normalizzarsi – ha affermato Mario Giudici (Federmaco) -. Bisognerebbe riuscire ad estraniarsi dal settarismo delle competenze e degli interessi tra i diversi attori al fine di mettere in moto un processo dinamico ed evolutivo che operino per un obiettivo comune”.

I rappresentanti delle RSU di alcuni grandi gruppi del settore, come Italcementi di Carusco, Sace di Tavernola e Holcim di Merone, hanno poi offerto un drammatico quadro della situazione attuale auspicando che i prossimi mesi riservino sorprese non tanto sul fronte degli ammortizzatori sociali per gli occupati del settore, quando sull’innovazione di un comparto atteso da una rivoluzione non indifferente per la quale, almeno nel nostro Paese, non sembra affatto pronto. (Luigi Clerici)

 

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