Allarme consumo di suolo nel comasco

P1040683Pubblicato su “Il Settimanale della Diocesi di Como” (nr. 31 – 31 agosto 2013)

L’argomento è foriero di polemiche, soprattutto in questo periodo di difficoltà economica sempre più acuta durante la quale si susseguono notizie relative alla chiusura di attività economiche. La nuova goccia che ha fatto traboccare il vaso è la proposta/imposizione di realizzare nuove vasche di laminazione in territorio di Lomazzo per il cantiere di Pedemontana all’interno del Parco del Lura. Una decisione che ha provocato non poche prese di posizione ed ha riportato alla ribalta un tema particolarmente sentito ma sul quale si stanno spendendo, al momento, solo parole non seguite da fatti concreti. Stiamo parlando del  consumo di suolo che, in Italia, è cresciuto, negli ultimi cinque anni al ritmo di oltre 8 metri quadrati al secondo, pari al 6,9% del territorio nel 2010. Questo significa che per ogni italiano sono andati persi più di 340 mq all’anno secondo gli ultimi risultati dello studio promosso dall’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) sull’andamento del consumo di suolo dal 1956 al 2010. Uno dei territori maggiormente colpiti da questo fenomeno è la Lombardia, ed in particolare la fascia a nord di Milano compresa tra Varese e Bergamo, definita da molti architetti ed ingegneri “la città continua”. In Lombardia vivono ormai quasi 10 milioni di persone ed il territorio è uno tra i più urbanizzati d’Europa. Qui, negli ultimi vent’anni, il consumo di suolo è cresciuto al ritmo di 100.000 mq al giorno, superando soglie di cementificazione come mai si sarebbe pensato di fare. Un consumo, ancor più grave, cresciuto molto più in fretta delle reali necessità abitative della popolazione lombarda. Como non fa eccezione. In base ai dati dell’ultimo censimento nel nostro territorio vivono 592.504 abitanti (nel 2001 eravamo  537.853, quindi un decennio siamo cresciuti del 10,16%) per una popolazione media pari a 1.288,07 persone per chilometro quadrato. Complessivamente le abitazioni sono 254.405 (superficie media 94 mq.) cui vanno aggiunti 126.235 edifici di altra natura. Attualmente nell’intera provincia sono presenti oltre 27.097 immobili in vendita e 7.492 in affitto, con un indice di circa 58 annunci per mille abitanti.  Il prezzo medio degli appartamenti in vendita è di circa il 10% superiore alla quotazione media regionale, pari a 2.350 €/m². Una frenetica attività a remunerativa ed a costi contenuti (almeno nel recente passato) che ha portato al consumo di suolo al ritmo di 140.000 metri quadrati (l’equivalente di circa 20 campi di calcio) al giorno, per un totale di quasi 5.000 ettari l’anno coperti da cemento ed asfalto, distrutti dall’edilizia residenziale e commerciale, da strade, impianti industriali, centri commerciali e capannoni: terra che non tornerà più, poiché è quasi impossibile che un terreno edificato possa tornare fertile. Alla base di questa attività, rilevano tutti i principali attori che si occupano di queste rilevazioni statistiche (dall’Osservatorio sul Consumo di suolo a Legambiente, al Politecnico di Milano), una speculazione fondata sulle rendite che, a livello finanziario, è stata una delle principali cause dell’attuale crisi economica globale avendo creato la famosa bolla relativa al mercato immobiliare.

Per il futuro la situazione è allarmante. Legambiente e il Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo hanno evidenziato che dal 1999 al 2007 sono stati urbanizzati 34.163 ettari e si sono persi in maniera definitiva 43.275 ettari di superfici agricole. In meno di 10 anni le aree antropizzate sono passate dal 12,6% al 14%. Soltanto circoscrivendo a Como, ed ai territori limitrofi, la nostra attenzione emerge che il tasso di urbanizzazione del territorio è cresciuto in otto anno del 12,2% in provincia di Sondrio, dell’8,6% nel lecchese, del 6,3% nel comasco e del 5,5% in provincia di Varese. Allo stesso tempo il terreno agricolo è calato del 9,9% nel lecchese, del 4,8% nel varesotto, del 4,3% nel comasco e del 2,9% in Valtellina.

Quali dunque le conseguenze di questo atteggiamento? Innanzitutto che, già oggi, nonostante nessuno se ne accorga, la popolazione italiana e lombarda non è già più autosufficiente dal punto di vista alimentare ed in futuro sarà sempre più costretta a fare ricorso al “mercato” per soddisfare il bisogno primario essenziale, ovvero alimentarsi. Non si deve infatti dimenticare che buona parte della nostra produzione agricola è destinata all’export e costituisce una fetta importante della bilancia commerciale del nostro Paese. In Regione Lombardia si sta cercando di cambiare le cose attraverso la costituzione di un tavolo di lavoro tra professionisti del settore, associazioni ed amministratori locali, in modo da raccogliere le migliori competenze in vista della riforma della legge che regola il governo del territorio (nel dettaglio la nr. 12 del 2005). Presso la Commissione territorio del Consiglio Regionale è stato istituito il gruppo che dovrà iniziare a discutere del progetto di legge che pone un freno all’urbanizzazione dei terreni agricoli e naturali introducendo concetti come la programmazione di area vasta, la compensazione preventiva, l’utilizzo in via prioritaria delle aree dismesse, abbandonate e degradate e l’introduzione delle soglie percentuali massime di consumo di suolo. L’obiettivo è rendere i bilanci comunali siano sempre meno dipendenti dagli oneri di urbanizzazione, che la programmazione avvenga su area vasta per territori omogenei e si mettano in campo accordi tra istituzioni, banche e costruttori per agevolare la ristrutturazione del patrimonio edilizio. Per il presidente dell’Ispra, Bernardo De Bernadinis, bisognerebbe trovare ”un equilibrio tra il consumo di suolo, lo sviluppo delle città e il rapporto tra la campagna e l’area urbana” anche perché ridisegnare il quadro della gestione del suolo è un problema non più rinviabile per l’Italia. In Germania e Gran Bretagna, però, ci hanno pensato alla fine degli anni ’70… (Luigi Clerici)

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