Autunno caldo sul confine

doganaPubblicato su “Il Settimanale della Diocesi di Como” N° 36 del 28 settembre 2013

Non è certo un periodo di rapporti sereni, questo, per i lavoratori e l’economia frontaliera. Gli attacchi da una parte e dall’altra del confine, infatti, si susseguono. Le associazioni di categoria italiane, preoccupate dall’emorragia di imprenditori che dalla Lombardia si spostano in Canton Ticino, mettono in guardia sempre più chiaramente gli imprenditori che varcare il confine non ha solo vantaggi ma anche svantaggi. Da Chiasso in su, invece, si guarda con malcelata sopportazione al fiume di autovetture e mezzi con targa italiana che quotidianamente superano i valichi doganali e si discute su come intervenire e regolarizzare in modo più ordinato la situazione affinché di questo stato di cose non ne paghino le conseguenze esclusivamente i lavoratori italiani e ticinesi per via di quell’odioso fenomeno che gli anglosassoni hanno definito “dumping-salariale”. I frontalieri ora non hanno più a disposizione ufficialmente l’indennità di disoccupazione speciale. Dopo quasi dieci mesi di silenzio e di iniziative a livello politico locale, regionale, nazionale, l’INPS ha ribadito, attraverso un excursus storico degli accordi tra Italia e Svizzera, e poi secondo le normative europee, che a tutt’oggi è in vigore un regolamento comunitario che prevede di applicare anche ai lavoratori frontalieri il trattamento di disoccupazione secondo le norme del Paese in cui risiedono. Quindi è del tutto lecito che dal 1 aprile 2012 i quasi 60mila lavoratori d’oltrefrontiera (stabili, temporanei o stagionali) debbano sottostare alle regole dell’Aspi, l’Assicurazione sociale per l’impiego introdotta dalla riforma Fornero. Praticamente l’indennità di disoccupazione non è più speciale ma ordinaria il che si traduce in meno mensilità di trattamento (o comunque commisurate all’età del lavoratore) ed importi erogati inferiori (il tetto massimo non supera i 1.152,90 euro lordi). Un chiarimento arrivato dopo che il Consiglio Regionale della Lombardia aveva approvato la Risoluzione sull’indennità di disoccupazione per i lavoratori frontalieri, un documento che impegnava il presidente e la Giunta a chiarire in tutte le sedi la questione per ripristinare il giusto riconoscimento ai tanti lavoratori frontalieri, provenienti soprattutto dalle province di Como e Varese. L’impegno di Roberto Maroni non è stato necessario. Il chiarimento offerto dall’INPS ha, praticamente, messo fine ad ogni possibilità di mediazione sull’argomento e, come hanno sottolineato i consiglieri regionali comaschi a Milano, Alessandro Fermi (PDL) e Luca Gaffuri (PD) su tutti, a questo punto per il ritorno alla situazione precedente è necessaria una modifica legislativa. Sulla vicenda va sottolineato che i 270 milioni accantonati negli anni dai lavoratori frontalieri e, fino a poco tempo fa conglobati in un fondo speciale, ora sono confluiti in quello  generale dei soldi destinati alla disoccupazione di tutti gli italiani. La reazione elvetica, sull’argomento, non si è fatta attendere. Il Consigliere Nazionale della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri, ha infatti presentato un’interrogazione al Consiglio Federale a Berna affinché la Svizzera cessi immediatamente a versare le indennità dei frontalieri visto che il Governo italiano ha chiaramente dichiarato che l’utilizzo sarà diverso rispetto al passato: “A quanto risulta – ha sottolineato Quadri -, una parte dei fondi versati dai frontalieri per garantirsi le prestazioni di disoccupazione verrebbero utilizzati dall’Italia per uno scopo improprio, ovvero pagare delle rendite d’invalidità. Se così fosse, ci troveremmo di nuovo confrontati con un caso di soldi che vengono ristornati dalla Svizzera all’Italia con uno scopo preciso, ma che sono poi utilizzati per altro” aggiungendo poi polemicamente “del resto anche i ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri non vengono impiegati dai Comuni italiani che ne beneficiano per opere infrastrutturali, come prescrivono gli accordi in essere, bensì per toppare i buchi nella gestione corrente”. Una visione piuttosto estrema del problema ma che manifesta l’insofferenza, soprattutto ticinese, per le problematiche derivanti dal confine. Situazioni che, già la scorsa settimana hanno raggiunto livelli di guardia in seguito alla notizia della sospensione dei lavori sul tratto italiano della ferrovia Varese-Mendrisio (costringendo il Governatore Maroni ad un blitz in quel di Bellinzona mercoledì scorso), opera che interesserebbe anche i collegamenti di Como dal 2015, e destinate a crescere vista la decisione di Regione Lombardia di ampliare lo sconto per l’acquisto di carburanti sulla fascia di confine. In Ticino si stanno “affilando le armi” per contromosse a livello di mercato mentre di quanto potrà succedere tremano le centinaia di addetti alle pompe di servizio a sud del ponte diga di Melide e nella regione del Malcantone (da Lugano a Ponte Tresa), la maggior parte dei quali sono appunto frontalieri che dovranno ora convivere con lo spettro del licenziamento. (L.Cl.)

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