Chiude il palazzetto di Muggiò? Società in fuga e Como è senza impianti

Palazzetto MuggiòAnche se il fascino è un po’ appannato in questi ultimi anni in ogni caso è lampante come tanti sportivi abbiano intrecciato i loro risultati raccolti in tutto il mondo con il nome di Como che però, da questo punto di vista, si trova a vivere un paradosso. In città, infatti, per ragazzi e giovani è sempre più difficile trovare spazi per praticare attività sportiva. Una recente indagine del principale quotidiano locale indicava in 800 i frequentatori complessivi tra palazzetto di Muggiò, la palestra di via Giulini e la Negretti di via Partigiani. Ma Muggiò ha i giorni contati. Dopo gli ultimi eventi (tra cui la caduta di un grosso albero) il suo destino è segnato. L’Amministrazione comunale intende demolirlo anche perché continua a costare centinaia di migliaia di euro alle casse di Palazzo Cernezzi (complessivamente 230mila euro l’anno, di 125mila per il riscaldamento che risulta inutile perché vanificato dai spifferi, dalle finestre rotte, dalle porte in condizioni disastrose). Unico ostacolo prima della sua chiusura: trovare una soluzione alternativa alle società sportive che vi praticano la loro attività. C’è chi ci ha già pensato da tempo. Il Club Como Atletica Pesante ha trovato ospitalità presso la Palestra di Albese con Cassano mentre la Pallacanestro Como ha ottenuto di utilizzare il palazzetto di Cernobbio ma solo per le proprie partite la domenica mattina. Questo perché se Como piange altre località hanno problemi diametralmente opposti. Cernobbio ad esempio. In base ad un recente “punto della situazione” effettuato dall’Amministrazione Comunale le quattro principali strutture del paese sono frequentate “a pieno regime” con una media di 1.000 sportivi che mensilmente si allenano, o disputano i propri impegni di campionato, non solo al Palazzetto dello Sport ma anche nelle palestre di via Regina, del campo Solare nonché della Vasca Voga. «Nonostante la crisi che attanaglia le strutture sportive di altre località a Cernobbio non possiamo certo lamentarci – sottolinea in proposito l’Assessore all’Integrazione e Coesione Sociale, Eleonora Galli -. Sono oltre venti, buona parte delle quali con sede a Cernobbio mentre quasi tutte vantano nelle loro fila atleti cernobbiesi, le società che utilizzano il Palazzetto dello Sport, così come le altre strutture comunali». Pallacanestro, volley, calcio a 5, canottaggio ma anche ginnastica, danza, arti marziali (karate), pre-sciistica sono solo alcune delle discipline sportive che si praticano presso i diversi impianti. «Numeri che testimoniano l’importanza che la realtà cernobbiese rappresenta per lo sport grazie all’impegno dell’ASD 2010 (costituita da rappresentanti dello Sci Club  Cernobbio, della Canottieri Cernobbio, dell’ASD Karate Shotokan Cernobbio, dell’AS Basket Piazza e dell’AD Pallacanestro Cernobbio, coadiuvata e presieduta da Nicola Alleruzzo) che si occupa della gestione delle diverse strutture». Insieme ai praticanti altra voce importante nelle attività del palazzetto è il pubblico che assiepa le tribune per seguire i diversi tornei cui sono impegnate le diverse società, a partire dal campionato di serie A in cui si cimentano gli atleti dell’Associazione Sportiva Sordomuti di Como.

Per la città di Como, invece, il futuro dal punto di vista dell’impiantistica sportiva è tutto da decifrare anche perché l’ipotesi della cittadella dello sport, già del resto accantonata negli ultimi momenti dell’amministrazione Bruni, è stata definitivamente bocciata da parte del nuovo Consiglio Comunale vista la complessità del progetto considerato, oltre che costoso visti i tempi, troppo invasivo e sovradimensionato. Al Sindaco Mario Lucini piacerebbe che tutte le attività di pallacanestro si trasferissero al momento a  Casnate, al Palasampietro, attualmente una “cattedrale nel deserto” dopo il fallimento della Comense.  L’obiettivo è comunque quello, prima o poi, di disporre di una nuova struttura cittadina che consenta di allenarsi e di giocare ma che non sia sovradimensionata.

(Luigi Clerici) – Pubblicato sul Settimanale della Diocesi di Como del 2 novembre 2013

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