La Svizzera cede 58milioni di ristorni all’Italia ma dalla zona di confine gli imprenditori inseguono l’obiettivo di emigrare

frontalieriPubblicato su “Il Settimanale della Diocesi di Como” del 9 novembre 2013

Oltre 58 milioni di franchi. A tanto ammonta la compensazione finanziaria per il 2012 approvata dall’annuale riunione bilaterale italo-svizzera che a Roma si è svolta in ottemperanza all’articolo 5 dell’Accordo del 1974 sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri italiani. La Delegazione italiana, costituita da rappresentanti del Ministero dell’Economia e delle Finanze nonché delle Regioni Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, della Provincia autonoma di Bolzano/Alto Adige, delle Comunità montane della provincia del Verbano-Cusio-Ossola e dell’Associazione dei Comuni di frontiera con il Cantone Ticino, si è dunque confrontata con i rappresentanti svizzeri ovvero i delegati delle Amministrazioni cantonali del Ticino, dei Grigioni e del Vallese nonché della Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali e del Dipartimento federale degli Affari Esteri. I lavori, che si sono svolti in un clima di cordiale amicizia e fattiva collaborazione, hanno permesso di verificare l’importanza per le zone frontaliere dell’accordo del 1974 e rilevare, nel contempo, il contributo dei lavoratori frontalieri italiani all’economia svizzera. La Delegazione italiana ha illustrato sia la ripartizione – tra gli enti locali interessati – delle somme ristornate per l’anno 2010, sia le opere che sono state realizzate e che sono in fase di progettazione grazie a tali somme. La Delegazione svizzera ha invece comunicato che l’importo della compensazione finanziaria sulle remunerazioni dei frontalieri per l’anno 2012 ammonta, nel dettaglio, ad oltre 58milioni di franchi (56milioni dei quali versati dai Cantoni maggiormente interessati dal fenomeno quali Ticino, Grigioni e Vallese) di cui è già stato effettuato il relativo versamento ed ha, inoltre, fornito i dati statistici relativi al numero dei frontalieri italiani che operano nei Cantoni interessati dall’accordo. «Sin dall’inizio della legislatura ho chiesto alla struttura della Commissione speciale di tenere monitorata la situazione relativa ai ristorni, linfa vitale per i Comuni (specie i più piccoli), le realtà e per diretta conseguenza per l’economia di confine – ha osservato in proposito il comasco Francesco Dotti, consigliere regionale e vicepresidente commissione speciale di Regione Lombardia per i rapporti con la Confederazione Elvetica -. Dopo le rassicurazioni di fine maggio ecco l’annuncio dell’avvenuto versamento di 58milioni di franchi, gran parte dei quali provenienti dal Ticino. Ritengo sia importante tenere alta l’attenzione su questo tema sempre attuale percorrendo la via del dialogo tra Stati. Come Commissione dopo l’incontro con il Ticino a gennaio è previsto quelli coi Grigioni. Tanti i temi anche in questo caso da affrontare». Nel frattempo le opportunità economiche offerte dal Canton Ticino per le attività imprenditoriali italiane continuano a far discutere a cavallo del confine. L’ultima iniziativa in proposito “Meglio la Svizzera”, una sorta di replica a “Benvenuta impresa”, l’incontro che portò a Chiasso alcune centinaia di imprenditori italiani, organizzata a Malpensafiere, si è tramutata in mezzo disastro per le ambizioni di Regione Lombardia di voler porre un freno all’emigrazione delle attività economiche nella Confederazione. Nemmeno la presenza del ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato,  infatti, sembra essere riuscita a far cambiare idea a numerosi dirigenti d’azienda. I dubbi che agitano molti imprenditori sono stati infatti spiegati con chiarezza dal presidente di Confartigianato Varese Davide Galli: “Dateci una speranza sulla burocrazia, ci dicono che siamo la spina dorsale del paese e poi ci troviamo le mazzate sul collo. Sulla burocrazia si può fare qualcosa a costo zero ma non dimentichiamo i problemi della giustizia civile e la mancanza di formazione. Su questi temi vogliamo risposte”. Il Ministro Zanonato ha cercato di replicare agli interventi di fronte ad una platea sfiduciata e l’incontro si è chiuso con un sostanziale nulla di fatto e con gli imprenditori fermi nelle loro posizioni di voler perseguire l’obiettivo di emigrare. (Luigi Clerici)

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