Tutela dell’ambiente e infrastrutture: come è difficile la convivenza

pedemontanaPubblicato su “Il Settimanale della Diocesi di Como” del 16 novembre 2013

Rispetto dell’ambiente e infrastrutture. Un binomio che ha sempre trovato difficoltà nell’essere concretamente applicato. Recenti esempi locali, all’ordine del giorno dei lavori del Consiglio Regionale, riguardano il cantiere per la realizzazione dell’autostrada Pedemontana tra i Comuni di Lazzate, Cermenate, Bregnano e Lomazzo e quello della linea ferroviaria Arcisate-Stabio. Due storie completamente diverse che sembrano inoltre accomunate da finali diametralmente opposti.

Nel dettaglio, il progetto per la realizzazione di opere di laminazione, vasche e canali di gronda lungo parte del tragitto dell’autostrada Pedemontana influisce sul torrente Lura e sull’ambiente circostante. La cosa ha subito insospettito cittadini e associazioni che hanno promosso una vasta campagna popolare nella scorsa estate con l’obiettivo di arrivare ad una soluzione che salvaguardasse il corso d’acqua, il paesaggio e la qualità della vita in zona. Regione Lombardia si è dimostrata sensibile all’argomento e nel corso dell’ultima seduta consiliare è stata approvata una mozione che ha la finalità di tutelare al meglio le caratteristiche ambientali e i connotati agro-boschivi del territorio percorso dal Lura e destinato a ospitare la nuova autostrada. Nelle premesse del documento si spiega, ad esempio, che “l’area coinvolta dal progetto offre una significativa varietà di paesaggio, con presenza di boschi numerosi e frastagliati e di ampie radure agricole, ed è individuata come corridoio ecologico strategico dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (che definisce gli obiettivi generali di pianificazione territoriale di livello provinciale attraverso l’indicazione delle principali infrastrutture di mobilità, delle funzioni di interesse sovracomunale, di assetto idrogeologico e difesa del suolo, delle aree protette e della rete ecologica, dei criteri di sostenibilità ambientale dei sistemi insediativi locali)”. Inoltre, tra le prescrizioni richiamate è stata aggiunta una postilla in cui si chiede “un’attenta progettazione architettonica per tutti i ponti previsti sul corso del Lura”.

Negli impegni chiesti al presidente Maroni e alla Giunta regionale i consiglieri regionali comaschi Alessandro Fermi (PDL) e Luca Gaffuri (PD) hanno ottenuto anche l’inserimento di due ulteriori importanti punti: la condivisione con le comunità locali dei risultati degli accordi raggiunti, garanzia della massima vigilanza affinché nell’attuazione degli interventi siano assicurati il rispetto delle prescrizioni e raccomandazioni formulate dal Cipe, e la salvaguardia dei connotati agro-boschivi del territorio interessato e il mantenimento della vocazione prevalentemente agricola dell’area. Questo quanto sancito dal Consiglio Regionale. Si può però star certi che sulla concreta applicazione pratica delle nuove disposizioni vigileranno le associazioni e le centinaia di cittadini che si sono mobilitati su questo argomento da luglio ad oggi.

Ma per un cantiere cui la tutela ambientale sembra aver ottenuto risposte concrete, anche adesso limitate alla carta, c’è ne sono altri dove i fatti destano sempre preoccupazione e dove invece i problemi ambientali sembrano di ardua soluzione. Ci riferiamo, in questo caso, ai lavori per la realizzazione della nuova ferrovia Stabio-Arcisate cui, anche per il 2013, si è assistito ad un odioso alternarsi tra aperture e chiusure dell’attività. Atteggiamento che indisposto le autorità elvetiche, che molto stanno scommettendo su questa nuove linea frontaliera che servirà indirettamente anche il Comasco per raggiungere in modo agevole e veloce non solo il territorio bosino bensì anche l’aeroporto di Milano Malpensa, ma anche tanti cittadini delle zone di confine interessati direttamente dai lavori. L’ultimo capitolo di questa storia si è concluso con la riapertura dei lavori dopo un lungo stop. Ma un recente sopralluogo di alcuni esponenti del sindacato Fillea Cgil ha nuovamente sollevato il velo di preoccupazione che aleggia su questa infrastruttura. Infatti l’attività di cantiere è ridotta al minimo. Solo pochi operai che ora si stanno occupando di eseguire piccole opere di mitigazione dell’impatto ambientale e che in futuro invece si dedicheranno alla realizzazione delle opere propedeutiche alla riapertura effettiva del cantiere della ferrovia che dovrebbe avvenire (il condizionale è ormai d’obbligo quando si parla dell’Arcisate-Stabio) a gennaio 2014. Una ripresa della costruzione che, comunque, sarà solo parziale perché per riprendere gli scavi delle gallerie è necessaria l’agognata autorizzazione per lo smaltimento delle terre ricche di arsenico, fenomeno all’origine di tutti i guai di questa infrastruttura sul lato italiano. Documento che ancora non esiste. E’ infatti l’arsenico che ha provocato il blocco dei lavori nel 2011, nel 2012 e infine nel giugno del 2013. Ora rischia di fermare tutto di nuovo perché in quattro anni nessuno, in Lombardia, è riuscito a trovare una versa soluzione su come affrontare il problema dello smaltimento della terra inquinata. (Luigi Clerici)

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