Ospedali comaschi “sotto assedio”

L'ospedale S. Anna di Como a ridosso del centro storico nel 1907

L’ospedale S. Anna di Como a ridosso del centro storico nel 1907

Articolo pubblicato su “Il Settimanale della Diocesi di Como” del 21 dicembre 2013

Non è un periodo sicuramente tranquillo per la sanità lariana. Allo spinoso argomento relativo alla nomina dei vertici sanitari ed ai progetti di legge attualmente al vaglio di Regione Lombardia negli ultimi giorni è arrivata la notizia che i nosocomi “Erba Rinaldi” di Menaggio e “Felice Villa” di Mariano Comense sono stati inseriti nella lista dei 175 presidi sanitaria classificati come “inefficienti e fonte di sprechi” e, quindi, a rischio chiusura. Notizie che hanno allarmato non solo i vertici delle due strutture sanitarie ma anche la popolazione ed i rappresentanti locali. Dal canto suo il Presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, interpellato in proposito, non ha esitato a prendere posizione contro la prospettiva di una chiusura dei due ospedali anche perché sono stati sottoposti ad una riqualificazione in termini strutturali e di specialità. Menaggio, innanzitutto, è un nosocomio che qualche anno fa ha avviato una riqualificazione dei sistemi di rinfrescamento e riscaldamento che utilizza innovativi specchi solari (‘Solar Cooling’) per arrivare a produrre l’aria fresca o calda senza energia elettrica o emissioni di anidride carbonica mentre solo qualche settimana fa i quotidiani locali riportavano l’obiettivo di dotare la struttura di nuove apparecchiature sanitarie. Contro a qualsiasi ipotesi di chiusura si è dimostrato il sindacato Cgil di Como che ha formulato un giusto quesito: «Che senso ha tagliare gli ospedali con meno di 120 posti letto senza analizzare il contesto nel quale si trovano? – si è chiesta Lucia Cassina, della segreteria Cgil – così si agisce senza considerare la salute e la necessità dei cittadini». Per Menaggio, secondo la sindacalista, non è stata nemmeno presa in esame la particolare collocazione geografica: «lì ci sono reali difficoltà di trasferimento che possono pregiudicare la vita dei pazienti. Inoltre non dimentichiamo la difficile viabilità che affligge da anni la sponda occidentale del lago». La soluzione non può essere rappresentata dall’elicottero: «costa meno tenere aperto l’ospedale che muovere continuamente l’elicottero. Infine, Menaggio non è alternativo a Gravedona, tutti e due costituiscono una giusta risposta sanitaria al territorio e non esiste alcun esubero di personale, anzi, se mai si riscontra una carenza».

Anche l’ospedale “Felice Villa” di Mariano Comense è stato oggetto di un vasto intervento di riqualificazione strutturale non ancora completato. Undici mesi fa, inoltre, presso la struttura brianzola sono stati aperti tre nuovi ambulatori che hanno consentito l’ampliamento delle attività dell’Unità operativa di riabilitazione specialistica, ovvero Geriatria, Elettromiografial’Unità valutativa Alzheimer.

Non rischia la chiusura per decisione “imposta dall’alto” ma per problemi economici l’ospedale “Fatebenefratelli” di Erba dove i dipendenti sono in stati di agitazione in seguito alla notizia diramata dalla direzione del nosocomio relativamente al pagamento solo di metà delle tredicesime cui gli stessi avrebbero diritto. “In due anni la Regione ha tagliato cinque milioni di euro di contributi – ha affermato il direttore amministrativo della struttura, Nicola Antonicelli, in un incontro pubblico sul futuro del Fatebenefratelli –. L’ospedale di Erba non chiuderà ma è molto probabile che un giorno o l’altro possa arrivare il privato ad acquistarlo, che non si farà scrupolo di chiudere servizi essenziali e poco redditizi a favore di altri più soddisfacenti dal punto di vista economico”.

Infine polemiche a non finire e scambi di prese di posizione diametralmente opposte riguardano alcune strutture del nuovo ospedale Sant’Anna. La situazione è nota: si tratta dei contenuti dell’accordo di programma, firmato esattamente dieci anni fa, in base al quale il Comune di San Fermo della Battaglia (per il pressapochismo dimostrato dagli altri enti firmatari ovvero Regione Lombardia e Provincia di Como) si accaparrò tutti i benefici della nuova struttura compresa la gestione del parcheggio che frutta ben un milione di euro alle casse del piccolo paese benestante e che ha invece lasciato il capoluogo con una pesante situazione debitoria e con un futuro incerto (e costoso) relativamente alla cittadella sanitaria che lo stesso documento prevedeva fosse realizzata nelle infrastrutture di via Napoleona.

Luigi Clerici

 

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