Dalla Svizzera una scommessa per il trasporto delle merci nel Comasco

Treno merciUna recente statistica elaborata dal Governo cantonale del Ticino evidenzia come un viaggio su otto in automobile finisca dopo solo un chilometro, il 30% dei viaggi non sono più lunghi di tre chilometri e solo il 33% supera i 10 chilometri. Se questi numeri valgono da Chiasso a nord, sicuramente la situazione nel Comasco non è molto differente. L’annuncio dell’accordo tra Governo italiano e svizzero per il potenziamento delle linee a sud delle gallerie del San Gottardo e del Monte Ceneri, insieme al rilancio di progetti per la mobilità ferroviaria in ambito locale, che a Como dovrebbero ottenere un interessante sviluppo in termini di utenti a partire dal 2016 ovvero dopo la creazione della fermata d’interscambio in quel di Camerlata (con tanto di ampio posteggio) e l’entrata in funzione della direttrice Mendrisio-Stabio-Varese, si inserisce in un ampio dibattito a cavallo del confine sull’ampliamento dell’offerta ferroviaria sia per il traffico merci che passeggeri alle nostre latitudini. Ma non sono bastate firme e annunci a placare malumori che serpeggiano da ambo le parti, in Svizzera per ciò che concerne la tutela ambientale, in Italia per le ripercussioni a livello occupazionale. Andiamo con ordine e vediamo, dunque, di fare chiarezza perché, dolente o nolente, Como e il suo territorio, si trovano al centro tra il Canton Ticino e Milano e quindi subiscono le ripercussioni di questa situazione. In Svizzera i membri dell’Associazione Rail Valley, sodalizio che intende promuovere l’innovazione del trasporto ferroviario cosicché sia sempre più efficiente per passeggeri e merci, hanno posto il loro indice contro l’annunciato risanamento della galleria autostradale del San Gottardo che, tra qualche anno, potrebbe portare anche alla chiusura del tunnel con evidenti ripercussioni per le nostre povere strade di confine e per l’aria che respiriamo. La peculiarità delle osservazioni fanno riferimento alla strategia energetica che il Parlamento svizzero ha approvato l’anno scorso e che prevede, entro il 2050, come dai 40 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica del 2010 si passi ad una quota pari a 8,1 milioni. Considerato che il settore dei trasporti assorbe circa il 33% dell’energia per Rail Valley è evidente che l’obiettivo di riduzione lo si potrà raggiungere grazie all’uso su ampia scala di veicoli ibridi o elettrici. La possibilità che fra alcuni decenni la maggior parte delle auto sulle strade sia in grado di percorrere almeno 20km senza inquinare, ha conseguenze importanti per il funzionamento e il risanamento della galleria del San Gottardo i cui lavori sono stati ipotizzati prima che venisse varata appunto questa nuova politica energetica. Se consideriamo che il tema del risanamento della galleria del San Gottardo autostradale è una vera  e propria “spina nel fianco” per la politica svizzera queste nuove considerazioni potrebbero nuovamente portare ad un ampio dibattito circa il modo e la tempistica di questo intervento quanto mai necessario visto che la galleria è attiva dal 1980.

Sul fronte comasco, come abbiamo ipotizzato parlando dell’accordo internazionale la scorsa settimana, non si sono fatte aspettare le reazioni del mondo imprenditoriale alla decisione di non realizzare un centro di interscambio ferro/gomma in Provincia visto che il nuovo accordo italo/elvetico prevede questa struttura a sud di Milano. Le preoccupazioni riguardano soprattutto l’occupazione . Va però precisato che, considerata l’attuale rete locale comasca ferroviaria, questa decisione potrebbe sortire anche dei risultati positivi. Gli stessi sono stati presentati dalla stessa Rail Valley che ha evidenziato come, affinché la ferrovia possa assorbire parte dell’aumento del traffico e riprendere quote di mercato alla strada, è necessario fare in modo che il trasporto di merce su ferrovia sia competitivo sulle corte e medie distante. In Svizzera, ad esempio, il 91% del volume dei trasporti avviene su distanze inferiori ai 150 chilometri e nei prossimi decenni si prevedono tassi di crescita del trasporto di merci nell’ordine del  30%. I trasporti ferroviari sono oggi interessanti solo sulle medie e lunghe distanze mentre il mezzo  stradale è invece molto più competitivo sulle corte e medie distanze. La politica negli ultimi decenni ha promosso il traffico passeggeri,la creazione di nuovi importanti assi ferroviari e lo spostamento del traffico di transito su ferrovia. Ora la politica è di fronte a una nuova sfida, quella di rendere competitivo il trasporto su ferrovia utilizzando meglio l’infrastruttura esistente e promuovendo l’innovazione anche perché l’esempio  portato all’incontro tra gli amministratori locali con l’Assessore regionale all’ambiente, , dall’assessore del Comune di Como, Bruno Magatti, ovvero “il centro città è assillato da una miriade di mezzi per la consegna delle merci originate dalle transazioni commerciali su internet” se considerata metafora del traffico merci provocato da TIR, camion o furgoni in tutta la provincia di Como, potrebbe veramente trovare una parziale soluzione sfruttando soprattutto le linee secondarie per il trasporto utilizzando anche parte delle stazioni locali del territorio con finalità logistiche. Diciamo che il quadro ipotizzato è una versione più elaborata dell’uso fatto della linea Como-Lecco da parte della Holcim prima della drammatica chiusura del forno di Merone ormai un anno fa. A questa proposta la domanda è sempre la solita: resteranno solo parole? (Luigi Clerici)

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