Storia di Israele e del Sionismo – 03

Suddivisione della Palestina e della Transgiordania II) DAL NAZIONALISMO ALLE NAZIONI

Si è detto che la guerra è levatrice di rivoluzioni. Bene, quella del 1914/18, fu anche levatrice di nazioni e permise ai nazionalismi arabo ed ebraico di compiere passi decisivi. Nel 1914 l’Impero ottomano entra in guerra al fianco degli imperi centrali e nel mese di aprile del 1916 Gran Bretagna, Francia e Russia formano un piano di spartizione di gran parte dell’impero stipulando l’accordo segreto denominato Sykes-Picot. Spinto dagli inglesi lo sceicco della Mecca, al-Husain, si ribella proclamando la guerra santa contro i turchi cui aderiscono le popolazioni arabe di Siria, Iraq e Palestina. I turchi rispondono con impiccagioni di massa per alto tradimento di arabi a Beirut ed a Damasco. Il 5 giugno lo stesso al-Husain dichiara la rivolta generale ed il 29 ottobre si proclama re degli arabi. L’Impero ottomano era già alle strette. Intanto anche gli alleati si trovavano di fronte ad un nuovo problema: gli ebrei già in Palestina, simpatizzanti verso la Germania, e quelli in Russia apertamente contro il proprio paese d’adozione. Per accattivarsi questi uomini alla loro causa il Regno Unito risponde con la dichiarazione Belfour, emanata il 2 novembre 1917, dove “il governo di S.M. guarda con favore all’insediamento in Palestina di un focolare nazionale-(nazional home)-per il popolo ebraico”. In realtà il documento non voleva dire quasi niente ma gli ebrei interpretarono ciò come un impegno britannico per la costituzione di un loro stato.
La guerra fece il suo corso e, come previsto, l’Impero ottomano crollò e un compito molto arduo fu il regolamento per la sua successione, date le molteplici promesse fatte a più parti relativamente ai territori che gli erano appartenuti. Nel luglio del 1919 il congresso nazionale siriano rivendica l’indipendenza sotto la monarchia di re Fajsal, figlio di al-Hussein, ancora re dell’Arabia, e combattente nella guerra con le truppe beduine di Lawrence.
L’8 marzo 1920 il congresso dichiara l’indipendenza della Siria-Palestina sotto lo scettro di Fajsal ed accorda autonomia al Libano. Nello stesso tempo il fratello di Fajsal, ‘Abdallàh, si proclama primo re dell’Iraq.
Ma diverse erano le decisioni degli alleati, riuniti a Sanremo il 5 maggio. Le potenze vincitrici del primo conflitto mondiale avevano deciso di porre la Siria, separata dal Libano, sotto tutela francese. Iraq, Transgiordania e Palestina passavano invece sotto controllo britannico. Una clausola prevedeva anche l’applicazione della dichiarazione Balfour. Era il tradimento delle promesse fatte durante la campagna bellica. Anziché l’indipendenza e l’unità si offriva agli arabi una nuova dominazione e la perenne divisione. A’m an-nakba: l’anno della catastrofe, questo il pensiero arabo sul 1920.
Come stabilito il 14 luglio le truppe francesi occuparono Damasco e cacciarono re Fajsal. La Siria invasa venne distinta in tre distretti: Damasco, Aleppo (poi fusi nello stato denominato siriano) e Alwiti. La Gran Bretagna, per calmare gli animi, attribuì a Fajsal il trono irakeno e riconobbe il fratello ‘Abdallah emiro di Transgiordania. Il Regno Unito prendeva come detto diretto possesso della Palestina, con un mandato trentennale. Con l’arrivo francese era sorto lo stato libero libanese, che sarebbe diventato repubblica nel 1926.
Ma le acque nel Vicino Oriente non si erano per nulla calmate. L’Egitto, sotto il controllo britannico, si sollevò nel 1919 per ottenere l’indipendenza sotto la guida del partito Wafd. Il 28 febbraio 1922 l’Inghilterra cedeva e ne proclamava la sovranità; il 15 marzo il chedivè Fuad assumeva il titolo di re d’Egitto. Nel 1922 si concludeva la conquista dell’Arabia da parte della dinastia Al-Saud, islamica ortodossa della dottrina Wahabi, che aveva spodestato Al-Husein, padre dei due Fajsal.
Tutto questo accadeva mentre in Palestina la comunità ebraica si organizzava con una specie di parlamento e di esecutivo mentre si susseguivano le immigrazioni (35 mila nel 1923). L’amministrazione militare britannica aveva lasciato il posto ad una civile, ma il primo commissario del nuovo ordine istituzionale fu un ebreo inglese, di tendenza sionistica, sir Herbert Samuel, che governò fino al 1925. Questo fatto, unito a tante delusioni in così poco tempo, provocò un ulteriore protesta araba ed i britannici, psicologicamente impegnati dalla dichiarazione Balfour si trovarono una prima volta con le mani legate. Si trattava di fatto di una sottomissione per i popoli interessati, cosa che manifestò una resistenza tenace. Scoppiarono rivolte in Siria, Palestina e perfino nel lontano Marocco: qualunque fosse l’ideologia ispiratrice della rivolta, quel progetto di insediamento sionista in una zona araba, era stato considerato un grave affronto. (Continua…)

La dichiarazione Belfour

L’accordo Fajal_Weizmann

 

Capitolo I – Nazionalismo ebraico e nazionalismo arabo – prima parte; seconda parte.

 

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