Storia di Israele e del Sionismo – 04

Irgun_poster_Erez_JisraelCAPITOLO II) DAL NAZIONALISMO ALLE NAZIONI (II p.te)

Fu quindi provata una mediazione il cui risultato fu la redazione del Memorandum Churchill, pubblicato il 3 giugno 1922. Nel testo non si indicava affatto che l’intera Palestina dovesse trasformarsi nel focolare ebraico. Inoltre venivano limitate le immigrazioni a seconda della capacità economica del paese di assorbire nuovi arrivati. Si tutelava in più tutta la popolazione araba. Per gli ebrei era il segno del ripudio, sancito anche da parte della Società delle Nazioni, del progetto di dar vita ad un loro Stato. La Francia e la Gran Bretagna non riuscivano a districarsi in questa situazione, oscillando una volta da una parte e successivamente dall’altra, accordando ampie autonomie alle comunità religiose di minoranza, fino a concedere l’indipendenza formale ai paesi sotto la loro tutela, tranne, evidentemente, la Palestina. Questa terra si trovava in una situazione particolare dato il fatto che ogni sforzo per tener conto delle rivendicazioni di un gruppo etnico veniva interpretato dall’altro come una vergognosa collusione col nemico.Con lo scoppio del secondo conflitto mondiale la situazione nel Vicino Oriente divenne molto tesa. Inevitabilmente gli arabi simpatizzarono per la Germania e per l’Italia, stati forti e uniti, avversari di proprio di Francia e Inghilterra ed anche degli ebrei. Il governo di Mussolini fece anche dei doni all’emiro di Transgiordania. Fu l’onda razzista del nazismo a provocare una nuova, massiccia, ondata di immigrazioni in Palestina. Dal 1932 al 1938  circa 217 mila ebrei sbarcarono nella “terra dei padri”. Alla vigilia del secondo conflitto mondiale l’jishuw ebraica era organizzata quasi autonomamente. L’agricoltura prevedeva l’uso delle tecniche più moderne e c’era anche qualche insediamento industriale. L’jishuw era diviso in diversi partiti politici che puntavano nella creazione di uno stato binazionale e diversi furono i contatti con gli arabi, ma tutti i tentativi trovavano uno scoglio insormontabile sul problema immigrazione. Dal 1936 iniziò la lotta armata nel paese, con bande arabe contro formazioni ebraiche, riunite nella forza di difesa Haganah.

Nel 1937 la commissione Peel, incaricata di stilare un rapporto sulla possibile evoluzione dell’enclave palestinese, arrivò a suggerire la spartizione del paese fra uno stato arabo ed uno ebraico, con un terzo minuscolo stato, sotto mandato britannico, formato da Gerusalemme e da un corridorio fino al mare. Con grande stupore, furono per primi gli ebrei a respingere questo piano e nel 1938 fu lampante a tutti l’impossibilità di veder applicato questo progetto. Con la guerra ormai alle porte e con la loro simpatia nazista, gli arabi vennero “comprati” dagli inglesi con nuove, allettanti promesse, con il nuovo White paper: -”Entro 5 anni si sarebbe parlato della costituzione di uno stato cui sarebbe stata concessa l’indipendenza entro 10 anni. In questo arco di tempo solo 75 mila ebrei avrebbero potuto stabilirsi nella terra ed in totale questi non avrebbero dovuto superare 1/3 della popolazione”. L’indignazione di parte sionista fu enorme.

Il 1 settembre 1939 iniziava il secondo conflitto mondiale, e gli avvenimenti anche nel Vicino Oriente si susseguirono incessantemente. Gli arabi speravano in una vittoria dell’Asse che li avrebbe tolti dal dominio britannico e francese. Le più attive furono Siria e Libano, rimaste sotto il controllo del governo francese di Vichy fin quando non furono occupate da truppe inglesi con la cooperazione di truppe gaulliste. Il gran muftì di Gerusalemme si rifugiò in Germania. In Iraq era al culmine l’operazione anti inglese promossa dal gran muftì, Rashìd ‘Alì: per gli inglesi, ovunque battuti dai tedeschi fino al 1941, assicurarsi alle spalle la Siria era divenuto obiettivo strategico di primaria importanza nel quadro generale delle operazioni militari di cui il Cairo, ed il canale di Suez, erano il cuore. Le autorità francesi promisero alla Siria ed al Libano l’indipendenza e gli inglesi si lasciarono scappare altre allettanti dichiarazioni, come quella di Eden “La Gran Bretagna è era propensa alla realizzazione di un’unica nazione araba”. Ben presto queste decisioni rivelarono come il governo francese avesse come obiettivo soltanto una indipendenza condizionata sui protettorati libanesi e sirani. Le reazioni popolari furono molto violente e vennero arrestati il presidente ed il governo del Libano; fu bombardata Damasco, ma queste furono le ultime prove di forza della Francia in Vicino Oriente. Una situazione analoga aveva vissuto l’Egitto, quartiere generale britannico di tutte le operazioni militari nel Mediterraneo, soprattutto per quanto riguardava il Sudan, considerato dall’Egitto territorio dello stato. Secondo gli inglesi era invece un paese a sè ed i sudditi di Sua Maestà ne favorirono le correnti indipendentiste. L’ultimo atto della II guerra mondiale per gli arabi fu il solo momento positivo: il 22 marzo 1945, al Cairo, sempre sotto l’attenta egida britannica, si costituiva la Lega Araba.

Come detto, alla vigilia della seconda guerra mondiale, la Gran Bretagna aveva imposto un forte contingentamento alla immigrazione ebraica in Palestina ma questo non aveva impedito che nel 1941 una brigata volontaria ebraica prendesse servizio nelle file dell’esercito della “perfida albione”. Questo perchè gli ebrei combattevano contro Hitler. A partire dal 1943 gli stati arabi, frustrati nel tentativo di ottenere l’appoggio italo/tedesco alla loro causa antisionistica, si rivolsero all’Inghilterra, stretta dalle necessità belliche del momento e dalla importanza strategica che i territori arabi rivestivano nel quadro generale delle operazioni militari in corso e dei rifornimenti petroliferi, assunsero un atteggiamento da prima molto equivoco e con la famosa dichiarazione decisamente filo-arabo. Ecco perché continuò la politica britannica enunciata nel libro bianco, con blocco totale delle navi che trasportavano immigrati clandestini (la tragedia dell’Exodus); prigionia per quelli catturati (campi di concentramento a Cipro) oltre al rimpatrio obbligatorio. A questo punto, gli ebrei cominiciarono ad organizzarsi in gruppi di lotta armata, alcuni dei quali si diedero al terrorismo, che ben presto scatenarono una vera e propria guerriglia contro gli inglesi. Tra questi gruppi, in prima fila vi fu l’Irgun zwai leumi (Organizzazione militare nazionale), spesso in contrasto con gli altri raggruppamenti per la modalità di lotta. Il reparto più efficiente per preparazione, addestramento, armamenti e quadri era sempre costituito dall’Haganah, dalla quale infatti prenderà vita il futuro esercito di Israele. La lotta vera e propria prese il via nel 1944, nonostante la denuncia dell’Agenzia ebraica; l’ Haganah iniziò a combattere nel 1945, a conflitto mondiale finito. Nel frattempo, dall’11 maggio 1942, era stato eletto presidente del comitato esecutivo dell’Agenzia Ebraica, David Ben Gurion. Il 10 novembre il presidente emanava un programma che prevedeva la costituzione di uno stato ebraico su tutta la Palestina, la creazione di un esercito ebraico, la cancellazione del libro bianco (White Paper) ed un’immigrazione illimitata. Erano gli stessi scopi degli estremisti solo che condotti in una lotta con più classe e meno sangue. Il programma dello stato ebraico aveva però, come conseguenza, una guerra contro gli arabi.

Alla fine della guerra mondiale, dopo due anni di lotta terroristica e di pressioni internazionali, gli inglesi si convinsero che la decisione migliore per la Palestina fosse la loro ritirata lasciando le due parti a fronteggiarsi. Il 14 febbraio 1947 Ernest Bavin, ministro labourista, annunziò ufficialimente il ritiro delle forse britanniche dalla Palestina e la responsabilità del destino della terra alla neonata ONU.  Il 27 novembre l’Organizzazione delle Nazioni Unite, visti gli inutili tentativi di mediazione,  votò un  piano di spartizione della terra fra uno stato arabo ed uno ebraico, con Gerusalemme internazionalizzata, sotto il proprio controllo. La decisione scontentò tutti, arabi ed ebrei, e contribuì ad accrescere i toni della guerriglia dato che la stessa ONU fu incapace di controllare l’applicazione pratica del piano. Gli inglesi, rifiutatisi di esercitare il compito di vigilanza, mantennero un atteggiamento che, volendo essere di neutralità e imparzialità, coinvolse i propri militari su tutti i fronti, fino alla brusca decisione del governo Attlee di porre immediatamente termine al mandato britannico. Il governo dichiarò per il 15 maggio 1948 la data per l’abbandono definitivo del paese. Gli ebrei, decisi a realizzare il progetto delle Nazioni Unite per quanto riguardava la costituzione del loro stato, pur di dimensioni ridotte rispetto le loro speranze, si erano già mobilitati integralmente. Ben Gurion era riuscito a coordinare le diverse forze ebraiche avvalendosi della rimessa di cospicui finanziamenti da parte delle ricche comunità ebraiche statunitensi ed australiane. Il mondo era ancora scosso dal genocidio operato dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale e Ben Gurion ne approfittò valendosi di uno dei più geniali generali del tempo, Moshe Dayan, il quale pur provenendo dalla Haganah, riuscì ad imporre con molta fermezza, disciplina ed ordine le operazioni militari, finalizzate alla costituzione del futuro stato. Dal canto loro gli arabi rifiutarono la soluzione internazionale e contiunarono la loro guerriglia. Le motivazioni del loro rifiuto non erano direttamente contro gli ebrei, ma contro il fatto che ancora una volta le promesse fatte loro non erano state mantenute ed il mondo occidentale voleva imporre ancora un’accettazione passiva del fatto compiuto. Per il mondo arabo la liquidazione della II guerra mondiale ripeteva amaramente gli inganni sofferti alla fine della I. Vista coi loro occhi la guerriglia era una lotta contro una nuova usurpazione imperialistica sul territorio di un popolo coloniale. In ogni caso gli arabi disponevano di un appoggio inglese a diversi livelli, non ufficiale, e questo permise loro di usufruire delle armi lasciate a terra nell’evacuazione. Gli inglesi, arbitri di parte, non riuscirono ad evitare che gli ebrei si impadronissero di zone destinate agli arabi dall’Onu come Giaffa, considerata dagli ebrei una pistola puntata su Tel Aviv . Nei mesi di febbraio, marzo ed aprile 1948 la guerriglia imperversò in Palestina, con una grande attività di Irgun e Lehi (una formazione estremistica di estrema destra) da una parte contro l’esercito arabo di liberazione dall’altra. Gli attacchi diretti contro il quartiere ebraico di Gerusalemme portarono ad una vera e propria azione bellica  anche l’Haganah. Il piano di terrorizzare gli arabi fu spinto all’estremo dall’Irgun, un cui commando massacrò sistematicamente, nella notte tra il 9 e il 10 maggio, i 254 abitanti del villaggio di Deir Yassin. L’implacabilità del loro leader, Begin, permise il precoce ritiro britannico ma fu Ben Gurion a portare lo stato alla luce. Egli dovette prendere una serie di decisioni, ciascuna delle quali avrebbe potuto portare ad una catastrofe il popolo ebraico in Palestina. Una volta votata la spartizione della regione in due stati, gli arabi iniziarono ad attaccare e distruggere tutti gli insediameni ebraici. Azzam Pasha, segretario generale della Lega Araba, comunicò alla radio: “Questa sarà una guerra di sterminio, un massacro imponente”. I comandanti ebrei erano fiduciosi, ma le loro risorse scarse. Alla fine del 1947, l’Haganah disponeva di 17.600 fucili, 3.700 mitragliatrici e 43.000 uomini, più o meno addestrati. Non c’era traccia di mezzi corazzati, di aerei o di cannoni pesanti. Gli arabi, invece, avevano messi insieme un esercito di liberazione di proporzioni considerevoli, ma privo di una guida: 10.000 egiziani, 7.000 siriani, 3.000 iracheni, 3.000 libanesi, più la Legione Araba della Transgiordania, una forza formidabile al comando di generali britannici. Nel marzo del 1948 milleduecento ebrei, metà dei quali civili, rimasero vittime di attacchi arabi. Israele aveva sondato il terreno per trovare un rifornimento di armi ma più parti si levarono risposte di rifiuto. Alla fine una risposta positiva arrivò dalla Cecoslovacchia. Nel corso del mese di aprile le forniture arrivarono e furono subito messe in campo. Il mandato britannico sarebbe finito solo il 15 maggio, ma ai primi di aprile Ben Gurion prese quella che fu, probabilmente, la decisione più difficile della sua vita; ordinò all’Haganah di collegare fra loro i vari gruppi ebraici unficando per quanto possibile il territorio assegnato ad Israele dalle Nazioni Unite. La mossa, rischiosa, riuscì quasi completamente e furono occupate Haifa, Safed e San Giovanni d’Acri (Akko); Giaffa era già stata presa. Venne anche aperto un varco per Tiberiade e per la Galilea Orientale e fu costituito così il nucleo dello Stato di Israele: in pratica gli ebrei avevano già vinto la guerra prima che incominciasse.

Il 14 maggio 1948, l’alto commissariato inglese lasciava la Palestina e le truppe britanniche incominciarono ad evacuare il paese. Lo stesso giorno Ben Gurion proclamò l’indipendenza nel museo di Tel Aviv: “In virtù del nostro diritto internazionale ed intrinseco, e in forza della risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, noi, con il presente atto, dichiariamo la fondazione di uno stato ebraico in Palestina, che sarà conosciuto quale Stato di Israele”. Fu formato immediatamente un governo provvisorio, ma quella notte stessa iniziarono le prime incursioni aeree egiziane. Il tempismo ebbe un ruolo essenziale per la nascita, ed in seguito per la soppravvivenza di Israele. Al di fuori del panorama del Vicino Oriente, l’URSS era favorevole alla nascita di questo stato ed anche, naturalmente, tale pensiero era quello americano, anche se la politica a stelle e strisce stava cambiando, via via che le crescenti tensioni della guerra fredda fugavano l’idealismo post bellico e costringevano il presidente Truman ad ascoltare con più attenzione i consigli del Pentagono e del dipartimento di Stato. Se gli inglesi fossero rimasti un anno di più gli Stati Uniti sarebbero stati molto meno favorevoli alla fondazione di Israele e la Russia sarebbe stata quasi certamente contraria. Dunque l’effetto della campagna terroristica e dell’intraprendenza politica contro i britannici furono, forse, decisivi, per l’intera impresa. Israele nacque una sera, intrufolatosi attraverso una finestra della storia rimasta casualmente aperta per pochi mesi nel biennio 1947/48. Anche questo fu fortuna, o forse provvidenza. Comunque, dopo neanche poche ore di vita, già riconosciuto dal URSS e  Stati Uniti, Israele lottava per non scomparire. (continua…)

Capitolo I – Nazionalismo ebraico e nazionalismo arabo – prima parte; seconda parte.

Capitolo II – Dal nazionalismo alle nazioni – prima parte.

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