– Aneddoti, curiosità e personaggi in settant’anni di passione per il mondo delle corse. I ricordi e le emozioni di un “ferrarista” di lungo corso

Anello MonzaDella sua attività e della sua presenza in Africa, in Uganda in particolare, ne ha parlato a più riprese anche il nostro Settimanale ed il suo nome è conosciuto in tutta la Diocesi, ed oltre. Soprattutto per i parrocchiani di Prestino, ed in modo particolare per gli adulti di oggi che negli anni ’80 frequentavano le locali scuole elementari, ora primarie, i suoi racconti, le sue diapositive, le sue testimonianze hanno permesso di svelare, anche nella loro drammaticità, quel volto dell’Africa che la lettura di libri o di articoli di giornale, per non parlare delle immagini televisive, tende a rendere molto ovattato. Ma nella vita di Serafino Cavalleri da Prestino, alla soglia degli 80 anni di età, c’è anche una grande passione sportiva, nata quando era ragazzo e rimasta immutata nel corso degli anni. E’ quella per il mondo dei motori, delle corse, dell’automobilismo e della Ferrari in particolare. Certo è che se tutto lo sport è profondamente cambiato dall’immediato dopoguerra ad oggi, l’automobilismo ed il motociclismo hanno assunto caratteristiche inimmagibili solo qualche decennio fa. Ecco, quindi, che ripercorrere insieme a lui tanti lustri di passione verso il mondo delle corse è paragonabile ad un viaggio nella memoria di uno sport, che anche in questo caso, non c’è più.Sono sempre stato affascinato dai motori, dalle corse – ci racconta Serafino -. La prima passione è stata quella del motociclismo con i grandi piloti degli anni ’40 come Omobono Tenni ed Achille Varzi, deceduti nell’arco di 24 ore sul circuito del Bermgarten di Berna nel 1948. Negli anni ’50 poi la passione verteva sulla rivalità tra i sostenitori della Moto Guzzi ed i suoi piloti, come Enrico Lorenzetti, o la Gilera di Libero Liberati. Ma c’erano anche altre moto competitive come la Mondial, la Norton, la Dsu per non parlare poi delle emozioni che davano le gare di sidecar. Dato che le corse allora si vivevano leggendo le cronache sui giornali o ascoltanto la radiocronaca per tutti l’appuntamento era a Monza”.

Una trasferta attesa tutto l’anno…

Si risparmiava per poter avere i soldi con cui acquistare il biglietto del treno per il centro brianzolo e per il tram che avrebbe permesso di raggiungere il circuito. Allora le moto correvano anche sull’anello di velocità, realizzato sulle ceneri del precedente dismesso nel 1938. Le sue curve paraboliche erano realizzate in cemento armato ed erano sicuramente molto pericolose tanté che vi perse la vita, durante alcune prove private, Alberto Ascari nel maggio del 1955. Uno dei miei ricordi più cari è l’aver partecipato al suo funerale. Devo dire che ho avuto la possibilità di effettuare personalmente qualche giro sul circuito di Monza a bordo di un “Guzzino”. Una grande emozione, anche se giravo sui 60/70 chilometri orari, che solo un appassionato di corse può capire. Comunque il fascino di vivere una corsa a bordo pista era un’emozione grandissima cui contribuiva, in modo particolare, il rumore e l’intensità dei motori. Oggi con la televisione si vede di tutto, anche quello che fino a poco tempo fa era inimmaginabile, ma non è certo la stessa cosa”.

Dalle moto è poi arrivato il balzo alla Formula 1… “Tutto per merito del primo campionato del mondo, che risale al 1950 ed è stato vinto da Nino Farina. Questo evento mi ha fatto scoprire le macchine. Ho sempre ritenuto particolarmente interessante vedere l’evoluzione e lo sviluppo della tecnica anche se oggi ritengo ci sia troppa tecnologia. Un tempo i piloti ci mettevano l’anima al volante: Manuel Fangio, Stirling Moss, Luigi Musso. Bisogna anche dire che correvano con molto coraggio perché le uscite di strada equivalevano alla morte quasi certa. Alberto Ascari, Lorenzo Bandini, Eugenio Castellotti sono solo alcuni dei tanti piloti che ho visto dal vivo e che sono scomparsi dopo aver perso il controllo del loro mezzo”.

Adesso, dunque, molta più tecnologia, un spettacolo sportivo differente rispetto al passato ma certamente più sicurezza…

Sì, sotto questo aspetto il mondo delle corse è migliorato tantissimo. Incidenti e feriti ci sono e ci saranno sempre nel mondo dei motori ma i decessi, fortunatamente, sono pochissimi”.

Una domanda, magari banale, è d’obbligo. In qualità di grande appassionato ferrarista qual è stato l’indimenticabile pilota della rossa? “Direi Gilles Villeneuve. Michael Schumacher e Niki Lauda, ad esempio, sono stati grandi piloti ma freddi, calcolatori, opportunità. Un buon ricordo serbo di Michele Alboreto. Ma Villeneuve rimarrà sempre nei cuori dei tifosi della Ferrari per la sua storia, per il suo modo di correre e la sua generosità alla guida della rossa. Anche il suo compagno Didier Pironi ritengo sia stato un grande pilota. Tra i due, nel 1982 prima della morte di Villeneuve, era sorta una grande rivalità. Ma la sfida con gli altri è alla base di questo sport. Tra i non ferraristi ricordo con particolare ammirazione Ayrton Senna”.

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