Storia di Israele – 09: il mondo arabo dopo la guerra del canale

NasserDopo la guerra del 1956 Nasser diventa un eroe nazionale arabo, una figura leggendaria al vertice della popolarità. Tutti sono entusiasti della sfida lanciata alla dominazione occidentale. Il presidente egiziano ben incarnava la spinta araba verso l’indipendenza e la modernizzazione. Insieme al suo mito era cresciuta anche la popolarità dell’URSS.

Il presidente statunitense Eisenhower, che aveva avuto una parte essenziale nel forzare inglesi e francesi alla ritirata e nel costringere Israele all’evacuazione del Sinai, era preoccupato da questo stato di cose. Alla fine dalla guerra Israele ottiene, quindi, la presenza dei caschi blu nello stretto di Tiran per garantire il libero passaggio delle navi nel golfo di Aquaba e la fascia di sicurezza sul fronte egiziano.

Il 5 gennaio 1957 Eisenhower enuncia la sua proposta agli stati arabi per assicurare e proteggere la loro integrità territoriale e indipendenza politica, attraverso l’impegno di un eventuale intervento armato degli Usa in caso di aggressione dei propri territori. Iraq e Libano aderiscono. In Giordania, Hussein respinge ufficialmente la dottrina, ma licenzia tutti i ministri neutralisti, avvicinandosi di fatto alla proposta statunitense. Solo Egitto e Siria rimangono fedeli alla neutralità, e quest’ultimo stato incomincia a legarsi per armi, petrolio e ideologia all’URSS. L’interferenza sovietica provoca la reazione americana che vorrebbe rovesciare il governo siriano. I siriani allora, stretti intorno ad una morsa accettano la proposta di Nasser di aderire ad uno stato unico: la R.A.U. (Repubblica Araba Unita), proclamata il 1 febbraio 1958. A questa provocazione, il Libano rispose con l’adesione al piano americano e l’Iraq dà immediatamente vita ad una federazione con la Giordania. La paura di divenire satelliti dell’Egitto, per gli stati del Vicino Oriente, valeva pure un minore sacrificio. In questo situazione politica il mondo anglo-americano, con l’appoggio iracheno, progetta un attacco militare per staccare la Siria dalla R.A.U. al fine di realizzare l’antico sogno della Mezzaluna Fertile, ovvero di un regno mesopotamico guidato al potere da un hashimita. Nella speranza di un veloce attacco, l’Iraq invia truppe in Giordania. Ma i generali delle due divisioni, avversi al potere della casata dei beduini,  attaccano il palazzo del sovrano ed uccidono il re ed il reggente. E’ il 14 luglio 1958. Così cade anche l’ultimo importante regime filoccidentale del mondo arabo. Il potere venne preso dal generale Kassem, che stabilisce subito relazioni con l’URSS, ma continua ad osteggiare il progetto R.A.U. I sovietici preferirono rapporti con questi stati piuttosto che con Nasser, il quale aveva abolito la figura del partico comunista dalla Siria. Per paura della R.A.U. da una parte e dell’influenza sovietica dall’altra, Arabia Saudita e Giordania si accordano con gli USA.

Ma la vita della R.A.U. non è lieta e felice. La Siria, ridotta di fatto al rango di secondo stato nella Repubblica Araba sognata da anni, vede al proprio interno crescere il malcontento e la tensione della popolazione per il  penalizzante assetto statale. Dopo tre anni di malcontento praticamente generalizzato, il 28 settembre 1961, un gruppo di ufficiali arresta il proconsole ‘Abd al-Hakìm’Amer e lo rinvia in Egitto, proclamando la secessione dalla Siria che abbandona così la R.A.U. ponendo fine al nucleo di unità araba. La secessione siriana venne interpretata da Nasser come una reazione della casta  privilegiata della popolazione di Damasco contro il carattere socialista del regime, accentuato dalle progressive nazionalizzazioni. Nasser decide quindi di puntare tutte le sue carte, per la conservazione del potere, verso le leve popolari che vedevano in lui un grande capo. Rompe le relazioni diplomatiche con la Giordania; denuncia il regime saudita e non riconosce il nuovo governo siriano. Nel settembre 1962 la rivoluzione araba colpisce anche lo Yemen, imanato arretratissimo, che proclama la repubblica. Nasser invia subito truppe in sostegno al nuovo governo.

Il mondo arabo non fu mai così diviso come nell’anno successivo il 1963. La Siria era in assetto di guerra fredda  con l’Egitto e con l’Iraq, di pace con il Libano, ostile con la Giordania. L’Egitto e l’Arabia Saudita si combattevano nello Yemen, appoggiando le rispettive controparti. In questo status-poltico ritorna in primo piano lo stato di Israele.

Dopo la prima guerra del Sinai Ben Gurion, il vecchio leader sionista, è ancora al potere ed i suoi piani sono sempre gli stessi: rafforzare lo stato a dispetto dell’ostilità araba, fondandosi sulla forza. Ben Gurion, approfittando delle amicizie sovietiche degli avversari, gioca la carta americana e si riavvicina a Gran Bretagna e Germania Occidentale, conservando l’alleanza con la Francia. Cerca di trovare contatti con gli arabi moderati offrendo la tecnica superiore della propria nazione. Nei confronti degli avversari Ben Gurion non è un guerrafondaio: vuole la pace, ma alle condizioni del suo Stato e la sua unica strategia per ottenerla è partire dalla posizione di essere il più forte. Del territorio conquistato nel 1948 non un metro quadro sarà ceduto. Ma in un periodo di calma come sono i primi anni ‘60, salvo i classici scontri alle frontiere, nel paese si pensa alla vita quotidiana, ai problemi economici  e di politica interna.

Moshe Dayan, già comandante in capo dell’esercito, è passato alla politica ed è diventato ministro dell’agricoltura; Shimon Peres è dal 1959 ministro della difesa; Golda Meyer, già Meyerson, è ministro degli affari esteri e nell’ombra, pronto ad agire, c’è Sharett, già silurato da Ben Gurion prma della seconda guerra arabo israeliana. Ad abbattere il vecchio capo dalle redini del potere ci penserà l’affare Lavon. Questi era un uomo politico influente nel Mapai condannato alla fine del 1954 come responsabile di un’operazione avventurosa degli agenti segreti israeliani in Egitto, risoltasi in un fallimento. Nell’ottobre del 1960, chiedendo la propria riabilitazione davanti al paese, attacca i servizi segreti dell’esercito davanti alle commissioni parlamentari. Contro il volere di Ben Gurion il governo esamina il ricorso ed assolve l’ex ministro. Il 16 giugno del 1963, dopo due anni di successive indagine, Ben Gurion dà le dimissioni e si ritira nuovamente nel kibbuz di Sde Boker. Alla guida del paese gli succede Levi Eskol che ripropone la linea politica di Sharett ovvero un orientamento pacifico verso gli arabi. Tuttavia il conflitto con questi rischiava di essere riaperto dal problema del dirottamento delle acque del fiume Giordano. Israele aveva deciso di dar vita ad un piano nazionale per portare le acque del fiume verso il Neghev desertico, creandovi la vita e dando così spazio a 4 milioni di immigrati. I paesi arabi, scoperto questo progetto, avviarono tra loro trattative segrete per cercare di concordare il modo di ostacolare i lavori e di travare mezzi di ritorsione. Ma di fatto l’opera ebraica avrebbe risolto anche un bisogno dei palestinesi e dei giordani. E proprio i palestinesi costituivano l’elemento più dinamico del paese giordano. Questi si opponevano alla poltica filoccidentale di Hussein e sarebbero risusciti a rovesciarlo senza l’appoggio dato dai beduini al re.

Improvvisamente, con la discussione su un progetto israeliano,  tornò alla luce il problema di questi diseredati da quindici anni senza una terra. I palestinesi che volevano la distruzione fisica degli ebrei ed il ritorno alle loro terre. Furono per primi gli iracheni a dare vita ad un’idea di nazione palestinese, dotata di un proprio esercito. Il 23 dicembre Nasser propose un incontro panarabo sulle misure da prendere in caso di variazione israeliana del corso del Giordano. L’Egitto, in ogni caso, voleva la pace ed all’inizio del 1964 la tendenza generale del mondo arabo portava ad una certa distensione.

Dal 1963 era presidente di Israele Salman Shasar e nel frattempo si era consumata la cattura e la condanna a morte dell’ex capo dell’Ufficio per gli ebrei della Gestapo nazista Adolf Eichmann, catturato dai servizi segreti israeliani in Argentina e giustiziato dopo un lungo processo. In questi anni il paese aveva anche avviato una politica economica diretta a portare in pareggio la bilancia commerciale, con graduale abbandono dei dazi protezionistici ed apertura verso la CEE.

Capitolo I – Nazionalismo ebraico e nazionalismo arabo – prima parteseconda parte.

Capitolo II – Dal nazionalismo alle nazioni – prima parteseconda parte.

Capitolo III – La prima guerra arabo/israeliana – prima parteseconda parte

Capitolo IV – I  primi anni di vita di Israele – Leggi il capitolo

Capitolo V – La guerra di Suez – Leggi il capitolo

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