In Lombardia si cercano di disegnare nuovi scenari per la “Vita indipendente” dei disabili

vita-indipendenteNegli ultimi tempi la disabilità è tornata prepotentemente alla ribalta degli organi di informazione locali soprattutto per la mancanza di senso civico registrata nei due principali centri della Brianza comasca (Cantù e Mariano Comense) da parte della popolazione verso la categoria. Nel mirino della stampa è finita (giustamente!) l’occupazione impropria dei posti auto riservati ai disabili dalle rispettive Amministrazioni Comunali da parte dei soggetti più disparati. In ogni caso il tema della disabilità rimane strettamente d’attualità anche per tutta un’altra serie di motivi. Innanzitutto perché proprio in queste settimane in Regione Lombardia sono state presente due proposte di legge dedicate alla “Vita indipendente” che portano la firma, rispettivamente, del Partito Democratico e del Movimento 5 Stelle. Due testi che traggono ispirazione dai contenuti del piano nazionale sulla disabilità che sancisce, appunto, il diritto alla vita indipendente. Il Governo Renzi, infatti, ha stabilizzato il Fondo nazionale per la non autosufficienza ma, circoscrivendo la nostra attenzione territorialmente, dobbiamo rilevare come in Lombardia manchi ancora una cultura della disabilità. Basti pensare che le politiche pubbliche a favore delle persone con disabilità sono sotto-finanziate rispetto agli altri Paesi europei e l’erogazione dei servizi è sempre più carente.  L’offerta, col tempo, si è stabilizzata su servizi non personalizzabili che non consentono altre soluzioni alternative, soprattutto nei casi di disabilità intellettiva grave (le case famiglia o le piccole comunità alloggio rappresentano soltanto il 3,7% del totale dei servizi residenziali e non consentendo un sostegno intensivo risultano accessibili prevalentemente alle presone con disabilità moderata).

Nella nostra Regione un disabile ospite di una Residenza Sanitaria arriva a costare al sistema sanitario non meno di 16mila euro annui in caso di moderata gravità e 42mila euro annui per i disabili gravissimi (ed a queste cifre va aggiunta una retta media di circa 20mila euro annui a totale carico delle famiglie).

Il PD ha dunque presentato un testo che, in coordinamento con le associazioni di rappresentanza nazionali e regionali di categoria, intende riconoscere come unità di offerta sociosanitaria l’assistenza domiciliare autogestita finanziata già quest’anno con 10 milioni di euro da sottrarre al referendum consultivo sulle Province che la Giunta regionale sembra interessata a presentare a breve all’attenzione dell’elettorato. La principale forza di opposizione all’attuale governo di Palazzo Lombardia fa inoltre presente come, pur in periodi di ristrettezze economiche, su queste tematiche la Toscana abbia stanziato 9 milioni di euro e l’Abruzzo raddoppiato i fondi per la vita indipendente. Concretamente si vorrebbe dare ai disabili la possibilità di scegliere il proprio luogo di residenza, quindi dove ma anche con chi vivere, e obbligandoli ad un soggiorno in una sistemazione determinata esclusivamente dai servizi e dalle istituzioni. Come arrivare, però, a questo obiettivo? Innanzitutto attraverso l’identificazione di progetti individualizzati che riguardano vari aspetti della quotidianità negli ambiti dell’istruzione, del lavoro, della salute, della relazione e della genitorialità, dell’accesso alla cultura e alla mobilità avviando una sperimentazione a campione sull’intero territorio ragionale nel segno della gradualità.

Si chiama invece “Interventi regionali per la vita indipendente” la proposta di legge presentata dal Movimento Cinque Stelle Lombardia. Anche in questo caso un’iniziativa in sintonia con il Piano Socio Sanitario regionale e che mira a migliorare la qualità della vita delle persone con grave disabilità dando una risposta concreta al bisogno di vita indipendente ponendo questi cittadini al centro del processo decisionale circa le loro necessità praticamente trasformandoli da soggetti passivi nelle politiche assistenzialiste a soggetti attivi e protagonisti di percorsi individuati di promozione della salute. Il progetto mira a superare l’attuale concezione secondo la quale il disabile grave sia innanzitutto un malato da ospedalizzare, il che riduce i suoi bisogni a delle semplici necessità di assistenza sanitaria di fatto escludendolo da ogni ragionamento su cosa sia meglio per lui. I due maggiori strumenti di miglioramento individuati dal progetto di legge sono l’Assistente personale, una nuova figura professionale, preparata sui principi di vita indipendente e che concordata con l’assistito le mansioni, gli orari, i termini del contratto e la retribuzione; e le Agenzie per la Vita Indipendente, centri di servizi e assistenza legale, fiscale e di supporto alla scelta e progettazione di un nuovo percorso di vita gestite da personale disabile.

Luigi Clerici

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