Sotto la neve pane…le slide 2

  1. Decime medievaliFino alla 1700, accanto alle tasse pubbliche, esistevano anche altre forme di tassazione di natura ecclesiastica. Nella Grangia dell’Abate, ad esempio, faccio riferimento a diverse controversie sorte tra i monaci di San Simpliciano e la pieve di Appiano riguardo la competenza sulla riscossione delle cosiddette “decime” sui prodotti agricoli coltivati a Lurate e Caccivio. La decima è una consuetudine antica che le chiese e le altre istituzioni religiose esercitavano nei confronti delle popolazioni rurali. Consisteva, come dice il nome, nel versamento della decima parte dei prodotti agricoli. Solitamente i titolari destinatari delle decime, per evitare le noie di una fastidiosa riscossione in prima persona, usavano dare in affitto ad abitanti del luogo l’incarico di eseguire materialmente la raccolta dietro il pagamento di una provvigione. Questo era un modo che consentiva una diligente amministrazione in quanto era interesse degli appaltatori stanare ogni evasione e recuperare anche i più piccoli residui. Ma cosa si coltivava nel nostro territorio?
  1. CovoniI primi documenti in proposito risalgono al 1400. In questo periodo a Lurate e Caccivio, così come in buona parte delle località a cavallo tra gli ultimi lembi di pianura e le vicine Prealpi, i campi erano destinati soprattutto dalla produzione di cereali: frumento, segale, miglio, panico e poi, dal XVI secolo, anche il granoturco, o mai, o furmento (formento) carlone o formentone che fa la sua comparsa nel nostro territorio nel secondo decennio del 1500 proveniente dall’America. Sul suo nome la tradizione popolare fa riferimento a San Carlo Borromeo che era solito distribuire ai poveri grano e appunto carlone. In realtà, dato che il mais pare abbia fatto la sua comparsa come merce venduta dai commercianti che arrivavano da nord delle Alpi per i loro affari, la denominazione andrebbe ricondotta al termine tedesco Karl che all’epoca significava grosso. Carlone, quindi, non è altro che un frumento con i grani più grossi, da cui anche l’appellativo formentone con cui viene anche conosciuto. In minor misura si coltivavano le piante leguminose. Non mancavano poi castagni e noci, nonché qualche altro albero da frutta. Sembrerà strano ma significativa era la produzione di vino così come il fatto che una parte non trascurabile di terreni era lasciata a brughiera ed a pascolo mentre non mancavano i boschi per la legna. Come accennato l’elenco di tali coltivazioni si ritrova nei numerosi atti di compravendita o subaffitto dei terreni. Per lo più questi avevano come oggetto la cessione per un certo periodo di campi da parte di contadini a loro creditori. In questo modo i contadini cercavano di pagare un debito in precedenza accumulato. Concretamente il negozio giuridico era però una finta vendita in quanto il il compratore era il creditore e questi lasciava in affitto il terreno al contadino venditore-debitore costretto così a cercare di farlo rendere al massimo per riuscire il debito e la rata di affitto. Attraverso questi contratti si può venire a conoscenza di alcune consuetudini rimaste in parte attuali fino agli anni ’50 del secolo scorso.
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