Anche nel lago di Como ci sono le microplastiche?

acquaSarebbe interessante avere dei dati precisi anche per ciò che concerne la presenza di questo fenomeno nel lago di Como nonché, magari, anche negli altri bacini lacustri minori del nostro territorio. Stiamo parlando delle “microplatiche”, ovvero quelle particelle plastiche di diametro compreso tra 0,3 e 5 millimetri la cui presenza in modo considerevole nel Mediterraneo è salita prepotentemente alla ribalta poco più di un mese e mezzo fa in seguito alla pubblicazione dei primi risultati dell’indagine effettuata dalla nave di ricerca scientifica Tara Méditerranée. L’approfondimento eseguito dagli scienziati di questa imbarcazione di studio ha infatti permesso di verificare come, nonostante l’acqua dei nostri mari sia per lo più pulita e limpida, nonché trasparente e con tanto di ottima vista del fondale, sia invece invasa dalla plastica, ovvero da quelle particelle invisibili all’occhio umano che galleggiano nello strato superficiale dell’acqua marina. Secondo i primi dati diramati nel mese di ottobre, infatti, le microplastiche avrebbero raggiunto la preoccupante concentrazione di 250 miliardi di microframmenti. Da questi dati allarmanti è iniziata la curiosità, mista ad una sorta di prima preoccupazione, di conoscere se è presente nonché quali siano i livelli di questo tipo di inquinamento nelle acque dolci interne. La microplastica, infatti, raggiunge i bacini direttamente per lo più come scarto da abrasivi (sabbiature) e cosmetici (come le microsfere di polietilene) ma è stato verificato come anche sacchetti e imballaggi possano sminuzzarsi in minuscole parti mentre non vanno trascurate anche le sostanze schiumogene provenienti da materiali isolanti. Due sono i principali danni imputati alla microplastica: il rilascio di sostanze tossiche dalle stesse particelle e la loro interazione con i piccoli organismi che vivono nelle acque.

Il primo studio per un’analisi peculiare sulla presenza di microplastiche nelle acque dei laghi prealpini è stato avviato recentemente in Svizzera da parte del Politecnico federale di Losanna. Le prime impressioni hanno suscitato una prima preoccupazione negli scienziati e negli ambientalisti rossocrociati: nella maggior parte dei campioni prelevati dai laghi Lemano, di Costanza, di Neuchâtel, Zurigo, Brienz ma anche del lago Maggiore (nessun campionamento risulta essere stato effettuato sul lago di Lugano) le concentrazioni di microplastiche, pur non costituendo una una minaccia diretta per l’ambiente e la qualità delle stesse acque, risultano piuttosto elevate. Il campionamento di tutti i corpi d’acqua esaminati è stato eseguito con l’utilizzo di una rete galleggiante, trascinata a pelo d’acqua lungo un tratto fino a quattro chilometri di lunghezza. In 27 campioni, i ricercatori hanno rivenuto in media circa 0,1 particelle di microplastiche per metro quadrato di acqua; sette campioni non contenevano invece microplastiche. I valori di alcuni singoli campioni variano fortemente da lago a lago e all’interno dello stesso lago, il che suggerisce che vi siano differenze di inquinamento nelle zone vicine o lontane dalle rive e che le immissioni oscillino fortemente nel tempo.  Lo studio vuole inoltre focalizzarsi sugli effetti di quali sostanza per la fauna. Da questo punto di vista, in particolare, i ricercatori hanno riscontrato in tre dei 40 pesci dissezionati nonché in otto dei nove cadaveri di uccelli rinvenuti sulle rive dei diversi bacini, la presenza nel tratto dei rispettivi apparati digerenti di piccole quantità di microplastiche.

Di fronte a questo scenario sarebbe, quindi, sicuramente interessante che anche le acque del lago di Como fossero sottoposte a questo tipo di analisi. Perché, come è già stato rilevato ed attesa di analisi generalizzate più approfondite, se è vero che attualmente le microplastiche possono non costituire un problema urgente per la qualità delle acque dolci dei grandi bacini prealpini, ciò non esclude che il fenomeno potrebbe diventare preoccupante in un prossimo futuro soprattuttto per un motivo. L’indiziato numero uno sulla diffusione delle microplastiche sembra essere un elemento al di sopra di ogni sospetto ma tutto fa supporre, in base alle diverse analisi, che tali sostanze finiscano nelle acque soprattutto in seguito a fenomeni temporaleschi. In Svizzera, ad esempio, le concentrazioni maggiori sono state ad esempio misurate dopo un acquazzone, il che ha portato alla conclusione come queste sostanze vengano convogliate soprattutto dalle acque piovane. E se pensiamo, ad esempio, a tutto quello che è finito nel lago nelle scorse settimane dopo le violente precipitazioni cui è stato protagonista il nostro territorio, il fatto che il Lario sia immune da questo fenomeno appare quantomeno troppo ottimistico.

Luigi Clerici

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