Diario di Guerra – presentazione: 22 maggio 1915

Diapositiva guerra 0222 maggio 1915

E’ una bella serata primaverile quella che Cernobbio vive esattamente cento anni fa. Il 22 maggio 1915 è un gran bel sabato. Il bel tempo dovrebbe indurre gli abitanti ad apprestarsi alla giornata di riposo. Dopo tutto le campane hanno già annunciato l’inizio della preghiera del rosario mariano.  A poca distanza da dove ci troviamo le ciminiere della Tessitura Bernasconi espellono lunghe scie di fumo mentre sulla riva del lago c’è chi sistema le reti da pesca mentre un battello a vapore si appresta a lasciare l’approdo di Cernobbio diretto a Como. Si tratta dell’ultima corsa della giornata.  A Villa d’Este fervono i lavori per l’ormai prossima stagione estiva anche se nell’aria c’è una strana agitazione. A Cernobbio, così come a Rovenna o Piazza Santo Stefano, infatti, si sta vivendo un particolare clima di fermento. Un clima che dura ormai da qualche settimana ma che è cresciuto d’intensità negli ultimi giorni insieme al numero di cartoline militari che stanno richiamando alle armi sempre più uomini, soprattutto se appartenenti alle classi a ridosso del 1890. Ormai è certezza: l’Italia sta per entrare in quella guerra divampata nell’agosto dell’anno precedente dopo le settimane febbrili succedutesi all’attentato del 28 giugno a Sarajevo costato la vita all’arciduca Francesco Ferdinando, erede a quel trono imperiale austro-ungarico ormai da oltre sessantanni nelle mani dell’ottuagenario Francesco Giuseppe. Nelle famiglie che vivono alle falde del monte Bisbino serpeggia sì un un po’ di preoccupazione ma a livello ufficiale c’è entusiasmo…lo scrivono i giornali, lo dicono le autorità: la guerra non durerà. Se tutto va bene per le prossime feste natalizie il Regio Esercito avrà superato Lubjiana e starà marciando in direzione di Vienna. Lo ha auspicato per primo l’On. Salandra, Presidente del Consiglio, che proprio nella giornata di ieri ha ricevuto dal Parlamento i pieni poteri in vista della guerra come riportato dai giornali del mattino. Quotidiani che sottolineano come i deputati abbiano intonato l’inno di Mameli davanti al Re mentre i socialisti, unica forza neutrale insieme ai liberali di Giolitti, non hanno mostrato nè segni di dissenso, nè di dignego. E’ ormai sera quando a centinaia di chilometri da Cernobbio, ovvero a Vienna, l’ambasciatore italiano, Duca Avarna, si appresta a consegnare al Governo imperiale l’ultimo messaggio ufficiale prima che inizi a rimbombare il suono dei cannoni…

“Secondo le istruzioni ricevute da S.M. il re suo augusto sovrano, il sottoscritto ha l’onore di partecipare a S.E. il Ministro degli Esteri d’Austria-Ungheria la seguente dichiarazione : Già il 4 del mese di maggio vennero comunicati al Governo Imperiale e Reale i motivi per i quali l’Italia, fiduciose del suo buon diritto ha considerato decaduto il trattato d’Alleanza con l’Austria-Ungheria, che fu violato dal Governo Imperiale e Reale, lo ha dichiarato per l’avvenire nullo e senza effetto ed ha ripreso la sua libertà d’azione. Il Governo del Re, fermamente deciso di assicurare con tutti i mezzi a sua disposizione la difesa dei diritti e degli interessi italiani, non trascurerà il suo dovere di prendere contro qualunque minaccia presente e futura quelle misure che vengano imposte dagli avvenimenti per realizzare le aspirazioni nazionali. S.M. il Re dichiara che l’Italia si considera in istato di guerra con l’Austria-Ungheria da domani. Il sottoscritto ha l’onore di comunicare nello stesso tempo a S.E. il Ministro degli Esteri Austro-Ungarico che i passaporti vengano oggi consegnati all’Ambasciatore Imperiale e Reale a Roma. Sarà grato se vorrà provvedere a fargli consegnare i suoi”.

In questi anni Cernobbio ha un proprio giornale. Si tratta del settimanale L’Araldo. Come la totalità della stampa, con la sola eccezione dell’Avanti socialista, ha sposato la causa dell’interventismo, e riporta in seconda pagina queste parole del Presidente del Consiglio Salandra ovvero: “I contrasti di partiti e di classi, le opinioni individuali, in tempi ordinari rispettabili sempre, le ragioni stesse che danno vita al quotidiano, facendo contrasto di tendenze e principi , devono oggi sparire di fronte ad una necessità che supera ogni altra necessità: di fronte ad un’idealità che infiamma più di ogni altra idealità: la fortuna e la grandezza d’Italia.

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