La mobilità del futuro a Como tra elettricità, bici e più mezzi pubblici

668  (3)Nel nostro territorio sono allo studio, o in procinto di diventare operativi, alcuni progetti promossi da attori pubblici e privati finalizzati alla realizzazione di piste ciclabili nel territorio. Percorsi che, nell’intenzione dei proponenti, sono destinati ad incrementare la presenza, nonché la completezza, di vie ciclabili tra il nostro territorio, il lago e il nord Europa tramite la Svizzera. Si pensi in proposito alla via che dovrebbe nascere lungo il torrente Breggia una volta effettuata l’opportuna bonifica ambientale dell’alveo del corso d’acqua (in proposito venerdì 12 giugno, alle ore 21, presso la struttura CernobbioShed le Amministrazioni comunali di Como, Maslianico e Cernobbio, insieme ad ERSAF, l’ente regionale che si occupa di ambiente e foreste, presenteranno ai cittadini l’intervento che avrebbe dovuto essere partito già alla fine del mese di aprile) oppure alle nuove piste che lo stesso Comune rivierasco ha in mente di realizzare per un migliore collegamento con Como e con le altre località della sponda occidentale del lago nell’ambito di una riqualificazione complessiva di via Regina, l’arteria che corre lungo il muro di confine di Villa Erba.

Progetti, idee, ipotesi che rendono sempre più attuale l’uso della bicicletta quale mezzo di trasporto “principe” della cosiddetta mobilità alternativa. Ma, belle idee a parte, discutere di bici o di altri mezzi, come ad esempio di quelli elettrici, quali autentiche alternative alle forme di mobilità ordinaria è un sogno o è uno scenario possibile? A darci delle prime indicazioni al riguardo è un progetto interdisciplinare, denominato “E-mobiliTi”, promosso nella vicina area cittadina di Lugano dalla SUPSI con la partecipazione dell’Istituto di sostenibilità applicata all’ambiente. Negli ultimi mesi, infatti, questi soggetti hanno dato vita ad un progetto che ha coinvolto una ventina di famiglie volontarie della regione offrendo loro la possibilità di sperimentare liberamente forme alternative di mobilità. Dopo una prima fase in cui sono stati monitorati per tre mesi i soggetti partecipanti in tutti i loro spostamenti, questi hanno sperimentato liberamente nella primavera dello scorso anno l’utilizzo di automobili e biciclette elettriche e nonché la possibilità di usufruire di abbonamenti per il trasporto pubblico oppure delle opportunità offerte dal car sharing e dal bike sharing. L’enorme mole di dati raccolti ha consentito di analizzare potenzialità e connessioni relative alla mobilità, in particolare di quella assicurata dai mezzi elettrici. Lo studio, infatti, ha aiutato a capire se i veicoli elettrici possono essere effettivamente utilizzati nella quotidianità, senza causare rinunce o riduzioni nel benessere individuale, e se la loro presenza costituisca una leva per stimolare una più ampia transizione verso scelte di mobilità sostenibili. Dopo quasi tre anni di studio la SUPSI ha finalmente pubblicato i risultati che dimostrano come, nella quotidianità, i veicoli elettrici possano sostituire efficacemente i veicoli convenzionali. Ma non è tutto oro quello che luccica in quanto la limitata autonomia di questi veicoli è percepita coma un importante fattore che ne disincentiva l’acquisto. L’esperimento ha inoltre dimostrato come il trasporto pubblico e la mobilità dolce non possono competere con l’automobile, convenzionale o elettrica che sia. I dati raccolti, infatti, evidenziano come il trasporto pubblico non sia sufficientemente flessibile (e, circoscrivendo a Como questo concetto appare quindi lampante il perché le iniziative promosse negli ultimi anni per un maggior utilizzo dell’autosilo Valmulini offrendo interessanti e vantaggiose condizioni economiche per l’utilizzo dei bus, con i quali raggiungere il centro, siano tutte miseramente fallite). Le biciclette, invece, non offrono abbastanza sicurezza negli spostamenti mentre il car sharing oltre ad essere costoso è anche rigido, visto che impone di consegnare il veicolo nello stesso punto in cui lo si è preso e di indicare l’ora di inizio e di fine utilizzo.

Sulla base degli elementi raccolti, il progetto e-mobiliTI ha identificato un insieme di configurazioni plausibili per una famiglia-tipo, come quella di possedere un’auto elettrica insieme a quella convenzionale oppure un’auto elettrica ibrida plug-in insieme all’utilizzo di trasporti pubblici. I risultati di questa ricerca sono sicuramente interessanti e devono far riflettere al fine di studiare opportunità per una mobilità alternativa che possano il più possibile avvicinarsi al modo in cui la maggior parte della popolazione concepisce il trasporto oggi, nella consapevolezza che nonostante nuove tangenziali, raccordi, autostrade la situazione attuale non ha più futuro se non ha discapito di un ulteriore decadimento della qualità della vita con pesanti ripercussioni soprattutto sulla salute di noi cittadini. Bisogna capire, dunque, quali sono le priorità che, come società, intendiamo individuare.

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