Diario di Guerra (1915-1918) – Sesta settimana – 28 giugno/3 luglio 1915

VI settimana – 28 giugno/3 luglio 1915

Lungo tutto il fronte, nella settimana, imperversa il mal tempo. Ciò si ripercuote sui movimenti delle truppe come, ad esempio, “nella regione dell’Isonzo dove le persistenti contrarie condizioni atmosferiche hanno reso difficile la praticabilità del terreno”. I bollettini recitano come il maltempo “ha imposto e impone tuttora alle nostre truppe una nuova prova di resistenza con esse superano con inalterabile tenacia”. L’avanzata delle truppe, su questo fronte, procede dunque lentissima “per la necessità di strappare all’avversario a palmo a palmo il terreno e di rafforzarlo ad ogni sosta contro i suoi ritorni offensivi. Anche nella passata notte l’avversario tentò, con ripetuti, ma vani attacchi, di toglierci taluni dei punti recentemente da noi conquistati”.
In questi giorni, in ogni caso, si segnalano “un attacco notturno, condotto dall’avversario con fanterie e mitragliatrici, e sostenuto anche da fuoco di artiglieria, contro le nostre posizioni ad est di Plava che venne completamente respinto”.
In Carnia “l’artiglieria da montagna, faticosamente trasportata su d’un alta vetta, ha battuto con efficacia un accampamento nemico sul rovesco del Pal Piccolo”. Uno scontro sul Pal Grande costa invece 150 morti.
Nei cieli “si viene manifestando una certa attività per parte degli aeroplani nemici che bombardano alcune delle posizioni da noi conquistate recentemente” e “che fanno qualche vittima anche fra le popolazioni”.

Ed a Cernobbio…
La settimana si caratterizza per il triduo di preghiere “nella Chiesa parrocchiale (di Cernobbio) per invocare l’aiuto di Dio sul nostro Esercito e sulla Marina negli attuali bisogni d’Italia”. Le cronache riportano che “fu una vera e propria manifestazione di fede e di patriottismo. Per tutti e tre i giorni (dall’1 al 3 luglio) la nostra Chiesa fu sempre affollata di popolo implorante con fede il trionfo dell’Italia nostra ed il parroco, con il coadiutore, nei tre giorni tennero tre patriottici discorsi (…) parlando dell’amore di patria come dovere preciso del cristiano, del nostro esercito e della nostra marina diretta emanazione della Nazione, della forza, del sostegno e della gloria (…) e quindi dei grandi doveri morali e materiali che incombono sulla coerenza d’ogni cittadino in quest’ora grande  grave per i destini della nostra Patria”.

(l.cl. – riproduzione su autorizzazione dell’autore)

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