Diario di Guerra (1915-1918) – XI e XII settimana, 2-15 agosto 1915

Diario di Guerra (1915-1918)

XI/XII settimana – 2/15 agosto 1915

Le settimane centrali dell’estate 1915 vedono i nostri soldati impegnati su tutti i fronti di combattimento. Ecco come i bollettini ufficiali hanno dettagliatamente descritto alcune iniziative che hanno interessate le varie zone di guerra partendo dalle zone geograficamente a noi più vicine per poi spingersi fino al Carso ed a quanto è accaduto sulle acque del mare Adriatico. Iniziamo dall’alta Valfurva: “Il nemico, che già il giorno 4 aveva riconosciuto il passo di Vioz (m. 3.337), con pattuglie tosto respinte, nella notte sul 9, attraverso il ghiacciaio del Forno, attaccava i nostri in posizione presso l’albergo omonimo, mentre un drappello per il passo di Cavedale (m 3.267), si spingeva sin contro la nostra occupazione di Capanna Cedeb. La vigilanza dei nostri alpini, attiva ed incessante, pur tra i ghiacciai e le vette eccelse, valse a frustrare il duplice audace tentativo, e il nemico, presto respinto, fu poi contrattaccato e volto in fuga”.

Nella zona del Tonale :”nostri reparti alpini, arditamente avanzando lungo la difficile cresta rocciosa che s’erge da mezzodì su Valle del Monte (alto Noce) sorpresero e dispersero, all’alba del giorno 7, truppe nemiche trincerate a sud-est di Punta di Ercavallo, impadronendosi di bombe, razzi e cartucce e di altro materiale abbandonato dall’avversario. Il giorno stesso altri reparti nemici trincerati a Malga Paludei a nord-est della punta di Ercavallo, furono cacciati dalle proprie posizioni mercè i tiri precisi di nostri artiglierie da montagna issate a più che 3000 metri d’altezza sulle rocce di Ercavallo”.

Spostiamoci ora sulle rive del lago di Garda: “Nostri idrovolanti fecero una nuova incursione su Riva, lanciando bombe con ottimi risultati e sfuggendo alle offese di nutrita fucileria dell’avversario. Nel mattino successivo le nostre artiglieri pesanti eseguirono tiri efficaci contro la stazione di Rovereto, ove gli osservatori segnalavano l’arrivo di treni carichi di truppe (…) altro dirigibile bombardava con molta efficacia il nodo ferroviario di Opicina. Sulla via del ritorno, assalito da un idrovolante austriaco, che gli lanciava dall’alto tre bombe incendiarie, riusciva a metterlo in fuga col fuoco del proprio bordo e rientrava incolume nelle nostre linee.

La lotta in Carnia segna un nuovo, brillante episodio per la conquista del Monte Medetta, a nord-est di Cima-Cuestalta: “Il nemico vi si era fortemente annidato e disponeva anche del valido appoggio di vicine batterie; aspro il terreno dell’azione; la via d’accesso alla vetta rappresentata da un solo ed erto canalone. Dopo lungo combattimento, svoltosi con alterna vicenda i nostri alpini, appoggiati dai tiri efficaci e precisi di retrostanti artiglierie, riuscirono, con grande valore ed ardimento, a sloggiare dalla posizione l’avversario. Ricevuti i rinforzi, questo pronunziava poi violenti ritorni controffensivi e solo a sera la contrastata vetta poteva dirsi in nostro saldo possesso”.

Nel Carso “il nemico, nell’intento di arrestare i progressi del nostro centro e dell’ala sinistra, pronunciò nel pomeriggio di ieri un violento attacco in direzione del Bosco del Cappuccio. Le nostre truppe sostennero l’urto con successo, indi, riprendendo con maggior vigore l’offensiva, riuscirono ad espugnare un fortissimo ed esteso trinceramento detto dai nostri “il trincerone” che domina lo sbocco orientale del Bosco del Cappuccio e gli accessi a San Martino del Carso. A tarda sera il nemico tentava contro le nostre linee un nuovo sforzo, appoggiato con intenso e prolungato cannoneggiamento, senza peraltro riuscire ad alcun risultato”.

Infine dai bollettini della Regia Marina emerge come “Due cacciatorpedinieri austriaci hanno tirato colpi di cannone su Bari, Santo Spirito e Molfetta. Si sono avuti a deplorare un morto e sette feriti, tutti appartenenti alla popolazione civile. Nessun danno apprezzabile è stato arrecato al materiale. Nell’Alto Adriatico il sommergibile austriaco U. 12 è stato silurato da un nostro sommergibile ed è affondato con tutto l’equipaggio”.

Ed a Cernobbio…

La campagna “Lana per i soldati” continua a fare proseliti che vengono annunciati con toni altisonanti: “Invano non fu lanciato l’appello perché le nostre donne avessero a lavorare la lana per i soldati e mi si assicura che parecchie si sono offerte e hanno già iniziato i lavori – si legge -. A Cernobbio la signora Dombrè con generosità squisita mettendo lana e tale a disposizione delle volonteroha dimostrato un patriottismo forte ed un attaccamento grande alla patria di adozione. Vorranno le altre donne di Cernobbio essere da meno e non presentarsi numerose a chiedere di lavorare?”. Nel frattempo, sul Carso durante un combattimento, cade Stefano Dotti, soldato del I reggimento Granatieri. Era nato il 12 novembre 1888 a Piazza Santo Stefano.

(l.cl. – riproduzione su autorizzazione dell’autore)

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