Valdocco nel bi-Centenario di don Bosco: storia di una tettoia

Particolare della pala d'altare del Santuario di Maria Ausiliatrice a Valdocco che riproduce l'ambiente in cui venne costruita la basilica

Particolare della pala d’altare del Santuario di Maria Ausiliatrice a Valdocco che riproduce l’ambiente in cui venne costruita la basilica

Nel bi-Centenario di don Bosco può capitare di andare a Torino (anche per vedere la Sindone) e per rinverdire, nonché accrescere, la storia di don Giovanni Bosco e della sua opera. Visitare Valdocco è fare un tuffo nel passato, in una società così diversa ma con tratti tanto uguali alla nostra dove, spesso, un cane vale più di un bambino. In questa occasione mi preme ricordare come don Bosco ha iniziato la sua opera a Valdocco, partendo da una semplice tettoia.

lI signor Pinardi fece entrare don Bosco sotto la tettoia per una porta posteriore. Disse: «Ecco ciò che ci vuole per il suo laboratorio». E don Bosco: «Ma io voglio fare un oratorio, cioè una piccola chiesa dove portare i miei ragazzi a pregare». Intanto guarda in giro: era solo una povera tettoia, bassa, appoggiata al lato nord della casa Pinardi. Un muretto tutto intorno la trasformava in una specie di baracca o stanzone. Don Bosco disse: «Troppo bassa, non mi serve». Ma Pinardi: «Farò abbassare il pavimento di mezzo metro, farò il pavimento di legno, metterò porte e finestre. Ci tengo ad avere una chiesa». Don Bosco pagò 300 lire per un anno: per lo stanzone-tettoia e la striscia di terra intorno, dove far giocare i suoi ragazzi. Tornò di corsa ai suoi ragazzi e gridò: «Allegri! Abbiamo trovato l’oratorio! A Pasqua ci andremo: è là, in casa del si gnor Pinardi!». Il 12 aprile era domenica di Pasqua. Tutte le campane del la città squillarono a festa. Alla tettoia non c’era nessuna campana, ma c’era il cuore di don Bosco che chiamava tutti quei ragazzi, che arrivarono a centinaia.

Entrando nella cappella, sulla destra, c’è la statua di Maria Consolatrice. È la prima statua che don Bosco comperò per la sua prima chiesa. Non è di legno né di metallo, troppo cara. È di cartapesta. Gli costò 27 lire (la paga di un operaio meccanico in quel tempo era di due lire al giorno). Nelle feste, i ragazzi portavano quella statua in processione «nei dintorni». I dintorni erano vastissimi prati e campi, pochissime casupole, e due osterie dove gli operai della periferia si ubriacavano regolarmente nel pomeriggio di ogni domenica. Questo fatto disturbava, special mente d’estate quando bisognava tenere aperte le finestre della chiesetta. Durante la predica si sentivano i canti e gli urli degli ubriachi. A volte risse furibonde coprivano la voce del predicatore. Qualche volta don Bosco perdeva la pazienza, scendeva dal pulpito, si toglieva cotta e stola e correva all’osteria a pestarepugni sul tavolo e a gridare che adesso chiamava i carabinieri. Otteneva un silenzio sbigottito. La tettoia Pinardi fu usata come cappella per sei anni, cioè fino al 20 giugno 1852, data di inaugurazione della chiesa di San Francesco di Sales. Venne quindi adibita a sala di studio e di ricreazione e anche a dormitorio fino al 1856, quando la si demolì insieme a casa Pinardi. Sull’area occupata dal l’antica chiesetta venne ricavato un vano adibito a refettorio per don Bosco e i primi salesiani. Alla sua povera mensa si sedettero tanti ami ci e benefattori, tra cui Giuseppe Sarto e Achille Ratti che diventeranno rispettivamente Pio X e Pio XI.

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