Valdocco nel bi-Centenario di don Bosco: la casa Pinardi

L'edificio delle camerette di don Bosco come appare oggi

L’edificio delle camerette di don Bosco come appare oggi

II 5 giugno 1846 don Bosco otteneva in subaffitto da Pancrazio Soave tre camere attigue, al piano superiore di casa Pinardi, verso levante. Il 3 novembre di quello stesso anno, don Bosco si trasferisce nelle stanzette di casa Pinardi, lasciando definitivamente abitazione e lavoro presso l’opera della Barolo. Con lui c’è Mamma Margherita, che ha seguito il figlio, che ora è senza impiego e senza alcun introito. Ma nulla spaventava don Bosco, che il primo dicembre prese in affitto tutta la casa Pinardi, con il terreno circostante. La casa aveva la facciata rivolta a mezzogiorno, e solo da questo lato aveva porte e finestre. La parte ad uso abitazione era composta di un piano terreno e di un piano superiore molto bassi, ed occupava lo spazio degli attuali portici presso la chiesa di san Francesco di Sales per una lunghezza di poco più di 20 metri e 6 di larghezza. L’altezza della casa non oltrepassava i sette metri. A metà circa, in faccia alla scala, si apriva un stretta porta d’entrata, presso la quale all’esterno, dalla parte di levante, era fissata al muro una vasca di pietra con una pompa che gettava acqua abbondante. Don Bosco stesso scrisse: «Butta acqua abbondante, freschissima e salubre». Qui i ragazzi venivano a «bagnare la pagnotta» della colazione e della merenda. L’acqua era il solo companatico. La casa aveva una dozzina di stanze. Nell’interno del pian terreno, dietro alla pompa, una porticina immetteva in una stanzetta oblunga con una sola finestra, che servì in seguito anche da sala da pranzo a don Bosco e ai suoi primi collaboratori. Un ballatoio di legno correva per tutta la lunghezza della facciata. Accanto alla casa Pinardi, sul luogo ove ora sta l’androne che immette dal primo al secondo cortile, c’era un altro poverissimo locale più basso che occupava quasi tutto il fianco della casa . Composto di due vani uguali, uno serviva da stalla e l’altro da legnaia. Sopra c’era lo spazio per il fienile. Fu proprio in questo fienile che una sera d’aprile del 1847, don Bosco mise a dormire alcuni poveri giovani senza tetto, che il mattino dopo se la svignarono portando via anche le lenzuola e le coperte che aveva loro dato Mamma Margherita. Altri, dopo di loro, fecero anche peggio: «La stessa paglia fu involata e venduta» scrisse don Bosco, che naturalmente neanche questa volta si scoraggiò. Anzi. Trasformò questa tettoia in una sola stanza abbastanza vasta, da servire per le accademie e per le recite teatrali, specialmente nella cattiva stagione, quando non poteva servire il palco che veniva collocato all’aperto, nel cortiletto accanto alla cappella. Fu il primo teatrino dell’Oratorio! Il prof. Raineri, uno dei primi allievi che frequentò l’Oratorio dal 1846 al 1853, ricorda: «Nel pomeriggio d’una domenica del 1851, dopo una lotteria, don Bosco dal balcone della povera casa Pinardi aveva gettato abbondante mente in mezzo ai giovani, confetti e caramelle. Disceso quindi in cortile, dove regnava la più grande allegria, fu attorniato, preso ed alzato come in trionfo. In quel momento uno studente gli disse: “O don Bosco, se potesse vedere tutte le parti del mondo ed in ciascuna di esse tanti Oratori!”. Don Bosco (parmi vederlo) volse intorno lo sguardo maestoso e soave, e rispose: “Chi sa non debba venire il giorno in cui i figli del l’Oratorio non siano sparsi per tutto il mondo!”». La vecchia e povera casa Pinardi con la storica tettoia fu abbattuta nel 1856 e sostituita con l’edificio che vediamo oggi. 

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