L’insaziabile fame di Crono

ReaSu tutto, dunque, regnava Gea con il figlio e sposo Urano. Da molto tempo i due dominavano l’universo, quando Urano pensò di relegare nei più profondi recessi della terra i suoi primi sei figli, i Ciclopi e gli Ecatonchiri. Oltre all’orrore questi gli ispiravano anche una inconscia paura. Gea, loro madre, però fu profondamente ferita da questa decisione ed aizzò contro il padre gli altri dodici figli, i Titani i quali rimasero però titubanti. Con una sola eccezione: Crono, il più giovane, orgoglioso e ribelle. Questi si disse pronto, per liberare i prigionieri, a usare contro Urano un falcetto d’acciaio che Gea stessa aveva fabbricato e acquistare in tal modo la supremazia sui fratelli maggiori.

Una notte assalì il padre mutilandolo; quindi, afferrati i suoi resti sanguinosi li gettò nel mare. Stille di sangue ne caddero sulla terra, fecondandola una volta ancora, e nacquero le dee della vendetta: Aletto, Tisifone e Megera, dette le Erinni. Ebbero inoltre origine una nuova serie di Giganti, grossi e scellerati. Nel mare, intanto, si era formata una spuma candida e densa. Da essa nacque e fu nutrita una incantevole fanciulla, Afrodite, ossia ”schiuma rosea” che dolcemente trasportata dalle onde, approdò all’isola di Citera, proseguendo poi fino all’isola di Cipro che la accolse tra i suoi boschi di mirto. Afrodite era la dea della bellezza e dell’amore. D’ora in avanti avrebbe sottomesso il mondo.

Il dominio di Crono durò incontestato fino al giorno in cui apprese dalle stelle che egli stesso avrebbe subito la sorte del padre, per mano di uno dei suoi figli. Volle allora prevenire e scongiurare la profezia. A mano a mano che Rea metteva al mondo un figlio, Crono lo ingoiava. E si ripeté per ben cinque volte. Rea, in attesa del sesto figlio, però decise di ribellarsi e con l’aiuto e il consiglio dei suoi genitori, il piccolo dio Zeus, nato di nascosto, fu rapidamente portato nell’isola di Creta governata da sacerdoti dediti al culto della stessa Rea, i Cureti. Questi accolsero il bimbo e per coprirne gli altissimi vagiti, affinché non giungessero alle orecchie del padre, batterono con tutta la loro forza le lance sugli scudi e riempirono l’aria di grida di guerra. Le ninfe si contesero il minuscolo dio e Rea, ligia al consiglio di Gea, tornò dallo sposo presentandogli, in luogo dell’ultimo nato, una pietra avvolta in fasce. Crono non si accorse dell’inganno. Era così ansioso che ingoiò la pietra pensando di essere ormai al sicuro da ogni pericolo.

Nel frattempo, a Creta, Zeus cresceva. Il latte della capra Amaltea lo nutriva, le cure e i giochi delle ninfe lo rallegravano, ma i racconti dei Cureti alimentavano il suo odio contro il padre e ingigantivano il desiderio della vendetta. Raggiunta la maggiore età, Zeus si accinse a mettere in opera i piani lungamente meditati. Prima di lasciare l’isola di Creta ricompensò i Cureti del loro affetto e la capra Amaltea del suo latte: alla sua morte sarebbe stata posta tra le costellazioni. Alle ninfe, infine, fece un dono particolarmente prezioso: dotò di un potere soprannaturale il corno spezzato della capra, che esse stesse gli avevano donato. Il corno si sarebbe riempito continuamente di ogni cosa la terra potesse produrre: simbolo dell’abbondanza, il corno fu detto ”Cornucopia” e restò per sempre alle ninfe di Creta.

Così Zeus (o Giove) diede inizio alla più feroce battaglia della preistoria. Il mondo intero ne fu sconvolto e ne serbò i segni indelebili. Gli attori di questo immane dramma furono i Titani e poiché essi presiedevano gli elementi, si mossero i mari e i venti, le profondità della terra e i cieli e le forze occulte. L’universo turbinò minacciando di risuscitare il Caos. Fu questa la guerra dei Titani….

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