Valdocco nel bi-centenario di don Bosco: il Santuario di Maria Ausiliatrice

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Pala d’altare del Santuario di Maria Ausiliatrice a Valdocco.

L’idea della costruzione di una maestosa chiesa in onore di Maria Santissima, adatta a contenere con maggior comodo la grande popolazione giovanile di Valdocco, venne a don Bosco una sera del dicembre 1862, come testimonia don Paolo Albera: «La nostra chiesa è troppo piccola; non capisce tutti i giovani o pure vi stanno addossati l’uno all’altro. Quindi ne fabbricheremo un’altra più bella, più grande, che sia magnifica. Le daremo il tito lo: Chiesa di Maria SS. Ausiliatrice. Io non ho un soldo, non so dove prenderò il denaro, ma ciò non importa. Se Dio la vuole si farà. Io tenterò la prova e se non si farà che la vergogna dell’insuccesso sia tutta per don Bosco». In verità già nel 1844, ai primordi delle sue riunioni giovanili domenicali, quando ancora non aveva trovato né un luogo né una formula chiara per il nascente Oratorio, durante un sogno profetico che in qualche modo completava quello dei nove anni, era stato accompagnato da una Signora attraverso le varie fasi di sviluppo della sua opera, fino ad «un campo, in cui era stata seminata meliga, patate, cavoli, barbabietole, lattughe, e molti altri erbaggi»: «Guarda un’altra volta, mi disse, e guardai di nuovo. Allora vidi una stupenda ed alta chiesa. Un’orchestra, una musica istrumentale e vocale mi invitavano a cantar messa. Nell’interno di quella chiesa era una fascia bianca, in cui a caratteri cubitali era scritto: Hic domus mea, inde gloria mea». Il titolo di Ausiliatrice, presente fin dal sec. XVI nelle litanie lauretane, venerato anche in Torino dov’era operante una confraternita sotto questo nome presso la chiesa di san Francesco da Paola, era stato riportato in primo piano da Pio VII nel 1815. Questi, tornato dalla prigionia napoleonica, aveva voluto ringraziare Maria Aiuto della Chiesa e dei cristiani, istituendo la festa del 24 maggio. Ma non sono soltanto contingenze storiche a determinare la scelta di don Bosco. Egli sente il titolo prescelto come il più adatto ad esprimere la sua riconoscenza alla Vergine per i tanti “aiuti” ricevuti e, insieme, per invocarne la protezione sulla nascente Congregazione. C’è inoltre in don Bosco una forte sottolineatura pastorale e pedagogica: Maria è aiuto nel cammino della vita per vincere gli assalti del peccato, per essere liberati da ogni forma di male (spirituale, morale e fisico) e soprattutto per attuare il bene. Otto poveri soldi Don Bosco, senza alcuna benché minima base economica, è convinto che «è la Madonna che vuole la Chiesa; essa penserà a pagare». I lavori di scavo iniziano nell’estate del 1863. Sul finire dell’aprile del 1864, lo sterro era ultimato e il capomastro Buzzetti invitò don Bosco a collocare la prima pietra delle fondamenta. Al termine della funzione il Santo si rivolse all’impresario e disse: «Ti voglio dare subito un acconto per i grandi lavori. Non so se sarà molto, ma sarà tutto quello che ho. – Così dicendo tirò fuori il borsellino, l’aprì e lo versò capovolgendolo nelle mani del capomastro, che credeva di averle a riempire di marenghi. Quale fu invece la sua meraviglia e quella di tutti coloro che lo avevano accompagnato quando non si trovarono che otto poveri soldi. E D. Bosco sorridendo soggiunse: – Sta’ tranquillo; la Madonna penserà a provvedere il danaro conveniente per la sua chiesa. Io non ne sarò che l’istrumento, il cassiere. – E volgendosi a quelli che erangli intorno, concluse: – Vedrete!». La crisi economica generale dello stato italiano era grave, e soltanto un santo o un incosciente avrebbero potuto affrontare un rischio simile. Il 21 maggio 1868 mons. Balma benedisse le cinque campane e, finalmente, il 9 giugno, nel corso di una solenne funzione, l’arcivescovo mons. Riccardi consacrò la nuova chiesa e gli altari. 

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