Un bel dì compare l’uomo…

PrometeoDopo la grande battaglia di Zeus contro i Titani, e le conseguenze dello scontro, il mondo non fu più lo stesso. Il fratello di Atlante, Prometeo, secondo figlio di Giapeto, infatti plasmò un uomo e gli diede così vita. Dopo aver raccolto sulle rive di un fiume una manciata di fango, infatti, iniziò a rigirarla fra le mani. Il fango era malleabile e, quasi fosse un gioco, assumeva forme diverse… Improvvisamente un pensiero balenò nella mente del gigante. Eccitato, raccolse molta altra argilla umida e plasmò una effigie che aveva le sue stesse sembianze, ma con dimensioni più ridotte. Infine soffiò leggermente sulle labbra del piccolo nuovo essere che si animò. La vita fluì in lui.
Nacque così l’uomo, una creatura che in sé serbava l’ambizione del pavone, la timidezza della lepre, la ferocia della tigre, la forza del leone. Ma i suoi occhi, a differenza di quelli degli animali, volgevano.Pazzo di gioia Prometeo si precipitò sull’Olimpo, alla reggia di Zeus, per comunicargli la grande invenzione, ma il re degli dei non manifestò un particolare entusiasmo. “Hai sconvolto l’ordine delle cose!” obbiettò. “Ma no – replicò Prometeo – la terra è vuota e che te ne fai se nessuno ti loda e ti offre sacrifici per ottenere i tuoi favori?”.
L’idea dei sacrifici piacque indubbiamente a Zeus che, senza porre tempo in mezzo, riunì tutti gli dei per tenere consiglio su ciò che sarebbe stato più opportuno fare. Al centro dell’incontro si trovava un grosso bovino: Prometeo fu invitato a dividerlo in due parti perché Giove potesse scegliere quella che preferiva, ma Prometeo, per amore dell’uomo, operò un inganno. Rapido e furtivo mise nella pelle del bue i bocconi migliori, tutta la carne dell’animale. Nel grasso bianco, invece, nascose le ossa spolpate, facendone un mucchio assai più grosso. Naturalmente Zeus scelse quest’ultimo.
Scoperto il trucco esplosero le risate e le beffe degli dei: fratelli, figli, nipoti; ma il re degli dei, colmo di ira impotente,
non ingoiò lo smacco. Non poté ammettere la sua ingordigia, ma privò l’uomo, per l’eternità, del beneficio del fuoco di cui egli solo deteneva il potere concentrato nei suoi fulmini (…)

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