Diario di Guerra (1915-1918) – XIX settimana 26 settembre/3 ottobre 1915

Anche questa settimana si apre con la prosecuzione dei combattimenti nella zona del Cevedale “ove il nemico, ricevuti rinforzi anche di artiglieria, tentò un colpo di mano contro la nostra occupazione di capanna Cedeli. Accorsero prontamente nostre truppe dall’alta Valtellina e la colonna nemica fu contrattaccata e respinta”. Il 29 settembre, nelle acque del fiume Isonzo, sono “pescate tre delle mine galleggianti che gli austriaci abbandonano ancora alla corrente nell’intento di danneggiare i nostri ponti”. Guerra, comunque, non solo nelle acque ma anche nei cieli. Il 30 settembre “un idroplano nemico lanciò due bombe su Porto Buso: nessuna vittima, nessun danno (…) Un velivolo lanciò qualche bomba dei dintorni della stazione ferroviaria di Cervignano, ferendo due cittadini” d’altro canto invece “un  nostro velivolo bombardò, pare con efficiacia, alcune località sul Carso indicate quali sedi di alti comandi austriaci” mentre “altri due velivoli tentarono incursioni contro le nostre posizioni sul Carso; ma furono ricacciati dal fuoco dei nostri posti antiaerei”. Con l’arrivo di ottobre torna a far compagnia ai nostri soldati la nebbia che “nella parte montuosa del teatro delle operazioni ostacola l’azione delle artiglierie; ma consente talora alle nostre fanteria ardite irruzioni di piccoli reparti che, avvicinandosi alle posizioni nemiche, ne distruggono le difese accessorie, vi aprono larghe brecce nei reticolati e provocano allarmi nei difensori”. Il 2 ottobre “nell’alta montagna, dove già imperversano le tormente e cadono abbondanti nevi, piccole azioni con esito a noi favorevole sono avvenute al passo di Lagoscuro, alla testata di valle di Genova e al passo di Pramonio, in Carnia. Nel tettore di Tolmino fu respinto un attacco nemico diretto contro le posizioni recentemente conquistate dalle nostre truppe sull’altura di Santa Maria”.

 Ed a Cernobbio…

Dopo le lettere dai toni “vivaci” delle prime settimane di guerra, la stampa cernobbiese torna a dare spazio alle lettere dal fronte. Ecco, ad esempio, il testo di una missiva pubblicata dall’Araldo il 2 ottobre 1915, ma più dal fronte sembra un testo di propaganda affinché in paese si registri maggior impegno nel confezionamento di indumenti di lana per i propri soldati. Infatti si legge: “Caro Araldo, grazie del bene che mi rechi col portarmi settimanalmente su questi monti nevosi le notizie del mio caro Cernobbio. Con quale ansia febbrile io aspetto il mercoledì per leggerli; non puoi immaginarti, perché sono cose che bisogna provarle per crederle. Mi torna assai gradito l’apprendere che al paese vi sia pensato a noi e che le nostre donne lavorino la lana per confezionarci indumenti, ma mentre benedico te per la spinta che dai alla cosa, devo confessarti che qui nel mio distaccamento sono continuamente scherzato dai compagni perché, mentre tutti hanno ricevuto dal loro Comitato un corredo di indumenti di lana, io mio trovo solo con quello fornitomi dalla massa, che sono buoni ma pochi, e con qualche cosa mandatami dai miei. Stanno con me tre della Vall’Intelvi, uno di Brunate, uno di Cadorago, uno di Colonno, uno di Gironico, uno di San Bartolomeo e tutti hanno ricevuti il loro corredo da casa ed io no. Quando mi trovano come se avessero la parola d’ordine mi scherzano: Cernobi, piccola Parigi, fiocca la neve, tremo dal freddo fanciulla mia. Ho letto che la singora Dombrè ha mandato ai soldati corredi di indumenti ma a me nulla…

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