Diario di Guerra (1915-1918) – I trionfi della Germania

soldatifrancesi3Quando attaccano la Francia, nell’agosto 1914, i tedeschi sanno già da una decina d’anni come debbono agire. Un generale molto abile, il conte Schlieffen, capo di Stato Maggiore a Berlino fra il 1891 ed il 1906, ha preparato un grandioso piano d’attacco che lo stesso Hitler farà suo in  buona parte nel 1939: l’armata tedesca dovrà attraversare il Belgio, aggirare Parigi e spingersi verso il confine svizzero. Contro un esercito che, tra francesi ed inglesi, superava di poco il milione e mezzo di uomini, la Germania portò al fronte in pochi giorni, attraverso undicimila treni, oltre tre milioni di soldati. Questi occuparono subito Liegi; Bruxelles cadde il 20 agosto. Ma se Moltke, il comandante in capo tedesco, aveva organizzato alla perfezione l’invio di truppe, l’avanzata apparve ben presto troppo veloce, causa la mancanza di rifornimenti.

Ci fu anche tutta una serie di errori da entrambe le parti. Riducendo il piano iniziale di Schlieffen, i generali di Moltke decisero di attaccare il forte di Verdun attestandosi poi verso Parigi. I generali francesi cercavano il nemico dove non c’era, perdendo tempo prezioso. Quando lo trovarono, lo colpirono in quello che era il suo punto debole, il fianco, inducendo i tedeschi a domandarsi se i loro progressi non fossero stati troppo precipitosi. Moltke temeva che le sue forze venissero tagliate in due: nello stesso tempo però il comandante in capo francese, Joffre, si sentiva ugualmente prossimo alla sconfitta ed ordinò la ritirata. Situazione paradossale, risolta da un colpo di genio del generale Galliéni, che comandava la piazza di Parigi.

Irsuto, poco elegante, con occhiali cadenti sul naso, Galliéni non aveva l’aria di un militare. Gli stessi alleati inglesi, quando tentò di convincerli all’offensiva, mostrarono di non prenderlo sul serio. Ma quell’uomo goffo aveva ragione. Mandò i fragili aerei dell’epoca ad esplorare le linee tedesche, e, quando si accorse che la loro linea si dilatava sul fronte parigino, ordinò l’attacco. I due eserciti si trovarono così bloccati sulle rive di un fiume il cui nome è rimasto storico, la Marna. I francesi avevano raggiunto un primo risultato ma erano ancora troppo deboli, il grosso delle loro truppe aspettando altrove un nemico che non si faceva vedere. Galliéni ebbe allora un’altra formidabile idea. Fece confiscare i 600 taxi che circolavano per Parigi. Con cinque soldati ciascuno, tremila ogni viaggio, i taxi cominciarono a fare la spola fra la capitale e la linea del fronte. A questo punto l’esercito tedesco fu fermato. Fu questo uno dei momenti che decisero la guerra, per contrapposte ragioni. Non solo i tedeschi non erano riusciti a completare la loro morsa a tenaglia sull’esercito alleato, ma la stessa manovra poteva ora essere compiuta da francesi e inglesi contro l’invasore. Galliéni aveva diviso le armate tedesche ma qui si ebbe un colpo di freno. La guerra di movimento si trasformò in guerra di posizione. Per quattro anni i due eserciti sarebbero rimasti praticamente immobilizzati in trincea, perdendo centinaia di migliaia di uomini in attacchi inutili.

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