Diario di Guerra (1915-1918). Eventi dal 31 ottobre al 6 novembre 1915

Con l’arrivo del mese di novembre le comunicazioni dal fronte evidenziamo come “continua la nostra offensiva con risultati soddisfacenti e tali che sono riconosciuti dagli stessi avversari”. Si ribadisce inoltre come “ogni giorno sono posizioni nuove che vengono conquistate e (…) centinaia di prigionieri vengono catturati”. In effetti sono gli eventi fuori dall’Italia che monopolizzano le informazioni riguardo l’andamento della guerra: “In Francia, in Belgio, in Galizia, in Polonia ovunque gli alleati battono i tedeschi, infliggendo loro gravi perdite. In Serbia continua invece l’avanzata bulgaro-tedesca malgrado la tenace resistenza dei serbi i quali fanno vere stragi di nemici. I franco-inglesi ed i russi li stanno aiutando e già avvenne qualche scontro tra i bulgari ed i franco-inglesi. Ai Dardanelli e nel Caucaso nullo di nuovo tranne i soliti scontri, e così sui mari, tolto qualche siluramento di navi mercantili, e qualche leggero bombardamento della flotta russa contro i porti bulgari del Mar Nero. Grecia e Romania sono sempre neutrali, ma in Romania si va agitandosi in favore dell’intervento a fianco della Quadruplice e contro gli Imperi Centrali. Von Bulow intanto è in Svizzera e sta tastando il terreno per una possibile pace”.

Ed a Cernobbio…

In paese continua febbrile la raccolta di lana ed indumenti per i soldati. Ad inizio novembre Giuseppina Canziani Ferrario, presidentessa del Comitato “Pro Lana” di Cernobbio annuncia che i fondi sono però esauriti: “Occorre perciò che i buoni cernobbiesi mettano mano alla borsa e diano nuovi mezzi a questo Comitato che ha spedito già fin d’ora oltre 146 corredi ed indumenti di lana ai nostri soldati” annunciano i proclami. Tante altre sono le iniziative di solidarietà organizzate per raccogliere fondi da destinare, a vario titolo, in opere a favore dei soldati al fronte: “A favore del Comitato il M.R. Parroco di Cernobbio ha disposto una serata cinematografica al Cinema Popolare domenica 14 corrente (…) e al Circolo Savoia si sta allestendo una seconda serata Pro Indumenti di lana col dramma ‘I disonesti’. Corrono anche trattative per la rappresentazione del dramma patriottico ‘Per la Patria’ del Prof. Mario Cugnasca di Como che tanto successo ha ottenuto al Politeama di Como”.

Intanto giungono dal fronte, in questo caso al settimanale “L’Araldo” numerose lettere di soldati che portano i loro saluti e ricordano il paese natio. Eccone due esempi: “Ottimi amici, mi giunge il saluto dell’Araldo su di una vetta da noi conquistata. Mai mi giunse così gradito perché in mezzo ai tormenti del tempo e della natura, fra l’infuriare periodico della mitraglia che vela e ci nasconde la pietosa fuga dell’austriaco, il saluto degli amici lontani, e la visione del lontano paesello da tale gentile saluto rievocata, danno all’animo ed al cuore nuovi impulsi a novelli ardimenti. Grazie! Qui si avanza ottimamente. Né il gelo, né la neve, né la rabbia dell’artiglieria nemica possono frenare il nostro entusiasmo. La fede è immutata. Mario Vasconi”. “A mezzo dell’Araldo ringrazio gli amici dell’Asnigo del gentil pensiero che ho gradito assai e contraccambio loro i più cordiali e sinceri saluti. Cesare Ventufa”.

Grande Guerra: Cernobbio recupera la memoria dei suoi Combattenti e Reduci

PiaveLo scorrere del tempo porta via spesso con sé non solo le persone bensì anche la memoria storica di associazioni, sodalizi ed enti che una grande importanza hanno avuto al momento della loro costituzione, e nei decenni successivi, per la popolazione e per i rispettivi territori in cui si trovavano ad operare. Tra le realtà che stanno diventando sempre rare figurano le sezioni locali dell’Associazione dei Combattenti e Reduci, sodalizio fondato a livello nazionale nel 1919 dai soldati tornati dai diversi fronti Grande Guerra. La scintilla della loro costituzione era scaturita a Milano due anni prima, il 17 aprile del 1917, durante un’assemblea dei mutilati di guerra nei locali della Lega Antitedesca. La riunione, presieduta dai reduci Ettore Ferrari e Virginio Galbiati, sosteneva la necessità di costituire un’associazione diretta a tutelare i diritti degli ex combattenti rimasti feriti durante gli scontri. Continua a leggere

Un’idea chiamata Europa: l’anno Mille

MedioevoSta per scadere l’anno Mille. Antiche profezie fissano in un millennio esatto la durata del regno di Cristo in terra; altri testi dell’antichità annunciano che, entro dieci secoli dalla sua nascita, Cristo tornerà nel mondo per governarlo direttamente. La lettura dell’Apocalisse, le prediche di fanatici alimentano la paura. La notte di fino d’anno milioni di europei attendono inginocchiati nelle piazze la fine dell’umanità o l’inizio di un’epoca nuova. In realtà è una notte come tutte le altre, non succede niente di particolare. La Chiesa ha tentato di vincere questa superstizione; e non solo con le parole. Da una decina di anni è sorto un movimento che prevede non la distruzione dell’uomo ma, al contrario, un avvenire in cui i popoli non debbano più combattersi. Questo movimento acquista innumerevoli seguaci. Si chiama “l a pace di Dio”: manterrà sostanzialmente pacifica l’Europa per un secolo e mezzo. Passata la grande paura il fervore religioso produce anche un altro effetto: le Crociate. Guerrieri cristiani di ogni Paese, al grido “Dio lo vuole”, si uniscono per andare a liberare il sepolcro di Cristo a Gerusalemme, in Terra Santa. Continua a leggere

Il rifiuto di Achille

AchillAchille (che dopo l’offesa di Agamennone, ha giurato di non combattere più contro i troiani) è stupito, ma anche contento, nel vedere i messaggeri greci. Prega l’amico Patroclo di imbandire la tavola e sacrificare agli dei: ma il suo umore cambia all’ascolto delle proposte di Agamennone. Ad Ulisse, che gli ha descritto la tragedia del suo esercito incalzato dai troiani, risponde fieramente: già altre volte tollerò da Agamennone inganni ed offese. Non accetterà ora i suoi regali, che disdegna, e nemmeno li vorrebbe se cento volte più grandi. I messaggeri insistono, Achille è irremovibile. Al campo greco si freme per l’attesa. Quando Ulisse ritorna, tutti gli corrono incontro chiedendo notizie. Sentendo che Achille non solo non combatterà ma pensa anche di tornarsene a casa, Agamennone tace sgomento. Insorge però l’indomito Diomede: faccia il Mirmidone ciò che vuole. A difendere le navi ci penseranno i greci. Intanto si dorma, perché il riposo è necessario in battaglia.

Chi non riesce a chiudere occhio è Agamennone. Non sa più cosa fare, e pensa di chiedere consiglio all’unico che può darlo, il vecchio Nestore. Si trova con il fratello Menelao, anch’egli sveglio e inquiesto, e con Nestore vanno a chiamare altri valorosi: Ulisse, Diomede e Aiace Oileo, re di Locri, più piccolo di Aiace Telamonio ma ugualmente forte nell’uso della lancia. Insieme concertano un piano: Ulisse e Diomede andranno fra i troiani per spiarne le intenzioni. La medesima idea, nell’accampamento nemico, è venuta ad Ettore: e qui accetta Dolone, uomo ricco, meschino di aspetto ma lesto di gamba. Così, nella notte, si muovono da una parte i due greci maestosi, e dall’altra lo svelto troiano che ha chiesto come compenso nientemeno che le armi ed i cavalli di Achille.

Un mito, una storia…Memnone

MemnoneFiglio di Titone, principe troiano, e di Eos, dea dell’Aurora, fu re d’Etiopia. Morì nell’assedio di Troia, in un duello contro Achille.

I greci assediano Troia. E’ arrivato dall’Etiopia anche l’esercito di Memnone, nipote di Priamo. Achille, il piè-veloce, si getta su di lui. Un terribile duello di semidei perché se Achille è figlio della de marina Teti, Memnone è figlio di Eos. Le due madri sono salite in cielo a pregare Zeus di concedere la vittoria al proprio figlio. Zeus è legge imparziale: nella mano regge la bilancia d’oro delle sorti e un piatto scende irresistibilmente, il piatto di Memnone. Sulla terra, in quel momento, Memnone cade, colpito a Morte da Achille. Eos supplica ancora Zeus di concedergli almeno l’immortalità. Zeus accenna di sì con la testa.

Dal rogo funebre di Memnone si alza la cenere e ruota e prende forma… Diventa un nugolo di uccelli ma visti che si battono fra di loro stridendo e poi volano via. Sono beccacce. I greci le chiameranno Memnonidi, perché in esse è racchiuso lo spirito del sovrano etiope. Ogni anno torneranno a battersi attorno al tumulo eretto in suo onore, dove piange, invisibile, la madre, l’Aurora, e le sue lacrime sono rugiada d’argento.

Un imperatore alla volta…Tito Flavio Sabino Vespasiano Cesare Augusto

vespasiano  Vespasiano Carta

Tito Flavio Sabino Vespasiano Cesare Augusto, meglio conosciuto come Vespasiano, nasce in Sabina presso l’antico Vicus Phalacrinae (l’odierna cittadina di Cittareale), figlio di Flavio Sabino, esattore di imposte e piccolo operatore finanziario; la madre Vespasia Polla era sorella di un senatore di Roma.Dopo aver servito nell’esercito in Tracia ed essere stato questore nella provincia di Creta e Cirene, Vespasiano diviene edile e pretore, avendo nel frattempo sposato Flavia Domitilla, figlia di un cavaliere, da cui avrà due figli: Tito e Domiziano – che diverranno in seguito imperatori – ed una figlia, Domitilla. La moglie e la figlia moriranno entrambe prima che Vespasiano lasci la magistratura. Dopo aver servito nell’esercito in Germania, partecipa all’invasione romana della Britannia sotto l’Imperatore Claudio: in questo contesto si distingue nel comando della Legione II Augusta sotto il comando di Aulo Plauzio. Grazie a lui viene sottomessa l’Isola di Wight, portando l’esercito a penetrare il territorio fino ai confini del Somerset (Inghilterra). Continua a leggere

Diario di Guerra (1915-1918): Von Spee, un nome che non porta fortuna

graf_von_speeIl nome dell’ammiraglio-conte Von Spee ricorre in entrambe le guerre mondiali, la prima e la seconda. Von Spee comanda nel ’14 due formidabili incrociatori corazzati, lo Scharnhorst e lo Gneisenau, che si trovano nell’Oceano Pacifico all’inizio del conflitto. Passate nell’Atlantico meridionale, le due navi fanno strage di mercantili inglesi. La caccia dura mesi finché nel dicembre 1914 l’ammiraglio inglese Sturdee riesce a prendere contatto. Presi in trappola, i due incrociatori vengono affondati. Venticinque anni dopo, Hitler dà il nome di Graf von Spee alla corazzata tascabile che dovrà autoaffondarsi nel porto di Montevideo, dove l’hanno chiusa gli inglesi. Un nome che non porta fortuna.

Diario di Guerra (1915-1918): XXIII settimana, 24/30 ottobre 1915

Durante l’ultima settimana del mese di ottobre 1915 i bollettini ufficiali riportano come “le nostre valorose truppe hanno iniziata l’offensiva su tutto il fronte, e vanno infliggendo al nemico perdite enormi, conquistando posizioni importanti. La squadra anglo-italo-francese ha bombardato il porto bulgaro di Dede Agat, sul mare Egeo. Tre aeroplani austriaci, hanno volato su Venezia gettando bombe una delle quali ha colpito la chiesa degli Scalzi facendo rovinare il soffitto con un affresco del Tiepolo, un vero capolavoro d’arte”. In proposito è interessante il commento pubblicato dal settimanale L’Araldo: “Questo fatto ha indignato tutto il mondo civile ed artistico, contro gli austriaci, i quali non sapendo come sfogarsi per le continue batoste loro inflitte dalle nostre truppe, si danno ad inveire contro le opere d’arte e la popolazione civile. Agire da barbari”. Sugli altri scacchieri europei si segnala come “in Francia, in Belgio, in Polonia, in Galizia, ovunque venne ripresa l’offensiva, e gli austro-tedeschi devono subire continui scacchi. In Serbia, le vicende sono alternate ed austro-tedeschi e bulgari continuano la loro offensiva, validamente contrastata dai serbi e dai franco-inglesi. Sui mari si ha il siluramento di navi mercantili e di un incrociatore tedesco. Grecia e Romani sono sempre neutrali e nel Caucaso i turchi le pigliano sode (così è effettivamente scritto – ndr) dai russi”.

Ed a Cernobbio…

In primo piano, innanzitutto, gli echi del “buonissimo esito della serata Pro-Indumenti di lana per i soldati (…) Il salone del Circolo Savoia accoglieva un numeroso pubblico ed i bravi dilettanti seppero farsi applaudire in ogni parte (…) Nel complesso la serata fu buona artisticamente e finanziariamente e ci piace apprendere che i dilettanti abbiano in animo di dare una recita quindicinale pro-lana ai soldati durante l’inverno. L’idea è buona, anzi buonissima, e noi ad essa plaudiamo ben volentieri, augurandoci che il pubblico di Cernobbio sappia apprezzare l’opera dei dilettanti ed accorra sempre numeroso a divertirsi, ed a beneficare” e proprio su questo riportiamo qualche numero “la vendita di cartoline a soggetto d’attualità ha fruttato L. 16, l’incasso netto della serata fu di L. 54”.

Lo stesso Comitato Pro-Lana è, del resto, destinatario in queste giornate di alcune vivaci lettere dal fronte: “Vengo con questo mio scritto a darLe notizia che ieri ho ricevuto il suo pacco di indumenti di lana fra i quali ho trovato una sciarpa, due paia di calze, un berrettone, un paio di guanti ed altro che mi faranno molto comodo per quest’inverno. Non so in qual modo ringraziarlo del gentile pensiero ricordandosi di me. Riceverà i miei più distinti saluti colla speranza di ritornare preso a Cernobbio sano e vittorioso, ringraziandolo con il grido via l’Italia, evviva Trento e Trieste, sono il suo devotissimo Stefano Riva”.

La settimana è comunque ricca di altri eventi ed ovviamente porta con sé apprensione la notizia del 28 ottobre secondo la quale “Una dispensa straordinaria del Giornale Ufficiale Militare pubblica la chiamata alle armi per mobilitazione dei militari in congedo illimitato della III categoria non istruita ed appartenenti alle classi 1886 e 1887. Essi dovranno presentarsi nelle ore antimeridiane del giorno 6 novembre al distretto di leva”.

Un’idea chiamata Europa…Carlo Magno

CAMAG1Il giorno di Natale dell’anno 800 un guerriero nordico dalle vesti ricchissime, con lunghi capelli biondi che ormai tendono al bianco, è in piedi davanti a Papa Leone III nella basilica di San Pietro. E’ Carlo Magno, re dei Franchi, che viene incoronato Imperatore in presenza del popolo romano. E’ come se un sogno antico tornasse ad avverarsi. Questo sovrano di un popolo barbaro, sotto il cui regno tornano a fiorire nella già Gallia le arti e la letteratura, ha un grandioso disegno politico. Il suo dominio si estende dalla Spagna alle terre slave; ma da secoli il concetto di Stato non esiste più, e per ottenere obbedienza dai signorotti locali il re deve ricorrere alla violenza oppure colmarli di regali. Carlo sceglie un’altra strada. Manda i suoi “missi dominici”, come vengono chiamati, attraverso mezza Europa per assicurarsi che gli ordini imperiali vengano rispettati, ascoltare le lamentele del popolo, rendere giustizia. Il re dei Franchi ha conquistato territori immensi con le armi ma ottiene la fedeltà dei vassalli con un asola parola: il giuramento. E’ un gesto sacro che ha più effetto delle minacce. Per qualche decennio, mentre Carlo è in vita, si protrae l’illusione di un’Europa unificata da una regola comune, come ai tempi di Roma. Continua a leggere

Trasportare tutti i beni comuni

mammut-RouffignacUno spettacolo abbastanza comune in ogni parte della terra nella preistoria era quello di vedere una piccola famiglia, con compiti ben precisi, suddivisi secondo regole tramandate da sempre e destinate a ripetersi ancora per millenni. L’uomo doveva difendere e proteggere la sua famiglia nel corso delle continue migrazioni, che avvenivano almeno ogni stagione. In questi tempi, circa 10mila anni fa, gli uomini non conoscevano ancora l’agricoltura e si servivano dei frutti che la terra spontaneamente offriva. IN questi spostamenti i figli maggiori procedevano in testa al gruppo per aprire i sentieri. La donna era affidato il trasporto di tutti beni comuni, dei figli più piccoli e dei viveri della giornata. Il capofamiglia inoltre doveva preoccuparsi del cibo. Quando i ghiacci coprivano il continente, sotto un certo aspetto era una bella vita. Una volta braccato e ammazzato un mammut (la ciccia all’antenato dell’elefante durava diversi giorni), ci si rintanava in una grotta. Il bestione veniva messo “in frigorifero” proprio lì, fuori dalla porta di casa, e ci si poteva nutrire benissimo per diversi mesi.

Con lo scioglimento dei ghiacci, il clima si trasformò e divenne più mite. Si trasformarono anche le abitudini di tutti. Gli animali, piccoli o grandi, si dispersero per le foreste e, di conseguenza, le comunità umane si divisero in piccoli clan autonomi, ognuno dei quali doveva spostarsi alternando la cacciagione alla raccolta di molluschi e vegetali. Viaggiare era (e sarebbe rimasto ancora per lungo tempo) tentare di cacciare senza essere cacciati. Era estremamente difficile e pericoloso. I grossi animali che abitavano la terra, benché per lo più vegetariani, non amavano intrusi sulla loro pista. Ma c’era di peggio. L’uomo di 10mila anni fa sapeva benissimo che la sua famiglia sarebbe stata una preda appetibile da parte di molti suoi simili, appartenenti ad altri clan, presso i quali il mammifero a due gambe era considerato un alimento alquanto accettabile nei periodi di caccia magra. Sapeva inoltre che a complicare ulteriormente le cose c’era gente con strane idee che uccideva semplicemente per collezionare teschi e ballarci sopra, dopo aver mangiato il cervello e il midollo per ricavarne forza, coraggio e fortuna nel combattimento. Sono i primi riti praticati da gente con tendenze cannibalesche. Riti che successivamente si estesero presso tutti i popoli che abitavano la terra.