Il patto violato

MenelaoI due eserciti si fronteggiano sotto le mura di Troia. La guerra si trascina da nove anni. I troiani avanzano urlando; silenziosi i greci, ma bramosi anch’essi di dare battaglia. In prima fila tra i difensori della città è Paride, il rapitore di Elena: le spalle coperte da una pelle di leopardo, armato di arco, spada, due lance. Menelao, il re cui il troiano ha tolto la moglie, esulta come un leone che scorge la preda e gli si scaglia addosso. Paride non teme confronti come bellezza ma Menelao è un diavolo biondo e nerboruto, che mette paura. Pallido, tremante, il troiano rientra fra i suoi. Rispondendo ai fieri rimproveri del fratello Ettore, eroe fra gli eroi, si rincuora e avanza una proposta. Affronterà in duello Menelao: il vincitore si prenderà Elena e tutte le sue ricchezze. Ma comunque termini lo scontro, dovrà tornare la pace: così Troia sarà salva e i greci riprenderanno il mare. Gli animi sono scossi; sembra impossibile che, dopo tanti anni, la guerra possa finire. E’ commossa anche Elena, che sente un’ombra di rimpianto per il primo marito. Da lei il vecchio re troiano Priamo si fa indicare i capi nemici: il potente Agamennone, Ulisse dal gran senno, Aiace Telamonio grande e gagliardo, che supera tutti di una testa. Priamo scende fra i soldati, ma non resiste a vedere il figlio impegnato in quel duello mortale e rientra in città mentre Ettore e Ulisse misurano il campo di lotta e scelgono chi dovrà colpire per primo. La sorte favorisce Paride.

Primo pensiero del troiano, anche se sa di rischiare la morte, è di mantenersi elegante. Si adatta alle gambe schinieri con fibbie d’argento, è anche l’elsa della spada; l’elmo è ornato da una coda di cavallo. Menelao invece bada al sodo. Il suo scudo è rafforzato da ogni parte; e quando Paride scaglia la sua lancia ne piega la punta. Tocca adesso al greco. La sua asta trapassa lo scudo di Paride, che evita la morte piegandosi. Furente, Menelao si avventa con la spada che però si spezza. Afferra allora il nemico per l’elmo e lo trascina verso le schiere elleniche. Interviene la dea Venere, protettrice dei troiani, e spezza la cinghia che stringeva il collo di Paridee, poi manda sul campo una folata di nebbia. Menelao non vede più nulla, la lotta è finita.

E’ Menelao il vincitore, proclama Agamennone: restituiscano dunque Elena i troiani e paghino una multa che dovrà durare anche per il futuro. Sembra che gli sconfitti accettino, ma a ribellarsi stavolta sono le dee Giunone e Minerva, che stanno dalla parte dei greci, e vogliono vedere Troia distrutta. Inutilmente Zeus tenta di far rispettare i patti. Minerva si traveste da guerriero troiano e convince Pandaro, arciere abilissimo, a scagliare una freccia contro Menelao. Lo stolto accetta di rompere i patti. E’ la stessa dea che dirige il dardo, in modo da ferire Menelao senza però ucciderlo. Il greco perde molto sangue; i suoi sono convinti che stia per morire. Gli animi tornano ad accendersi. Agamennone incoraggia i greci alla battaglia, elogiando quelli che già riprendono le armi, accusando di viltà quanti sembrano esitare. Riceve durissime risposte da Ulisse e dal fortissimo Diomede, che non accettano insinuazioni sul loro coraggio; ma lo scopo di Agamennone è raggiunto. Fuoribondi, eccitati, decisi a punire il tradimento, i greci avanzano contro l’armata troiana. Le due schiere si scontrano con tremendo fragore: si levano le grida di trionfo di chi uccide, i lamenti di chi sente il ferro nelle proprie carni. La  lancia di Aiace trapassa il petto di Simoesio, ragazzo destinato a vita breve. Antifo, figlio di Priamo, tenta di abbattere Aiace ma coglie invece Leuco, amico di Ulisse che si butta rabbioso nella mischia e fa strage. Indietreggiano i troiani, persino Ettore sente perduta la lotta. Li rincuora il dio Apollo, gridando a gran voce dall’alto delle mura: non c’è più fra gli attaccanti l’invincibile Achille, i greci sono uomini come gli altri. Riprende la battaglia, senza che ancora si capisca chi sarà il vincitore. Si vedono soltanto, fra i guerrieri che continuano a combattere, i corpi sanguinanti degli uccisi, troiani e greci bocconi nella polvere uno accanto all’altro (…)

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