Un’idea chiamata Europa… L’eredità romana

GiustinianoAnche dopo la calata dei barbari al di qua delle Alpi, l’Impero romano continua sulla carta ad esistere. E’ l’Impero d’Oriente che non ha Roma, Milano o Ravenna come capitale bensì Costantinopoli…Bisanzio. Estende il suo potere in terra africana e soprattutto asiatica, mentre sull’Europa conserva un’influenza molto limitata. Nel VI secolo, quando l’Impero romano d’Oriente raggiunge con Giustiniano il suo massimo splendore, in Occidente, solamente l’Italia, i Balcani, il sud della Spagna appaiono politicamente uniti. L’attuale Francia o la Germania, le grandi pianure slave, sono percorse da tribù di nomadi senza controllo. E’ in questi secoli che comincia a profilarsi un assetto europeo che non sia quello dell’impero romano. I guerrieri nomadi depredano i contadini o li obbligano a pagare duri tributi. Però queste tribù vaganti, come sono venute all’improvviso, così finiscono con l’andarsene; oppure, fondendosi almeno in parte con le popolazioni locali, formano una struttura sociale che resiste nel tempo. Un abbozzo di nazione si avrà solo in seguito, a cominciare dalle grandi comunità germaniche e slave; ma per ogni gruppo che rinuncia alla vita nomade un pezzo d’Europa comincia a prendere forma.

Chi si occupa di storia antica incontra spesso dei vuoti; oltre le frontiere dei regni organizzati sembra che non avvenga nulla. In realtà ogni popolo procede con la sua storia. L’Europa alla metà del primo millennio è percorsa da temibili eserciti nomadi. Gli Unni, dopo Attila, si fondono con i Bulgari, una parte dei quali si ferma sul basso Danubio mentre il resto si trasferisce sul corso medio del Volga. Fra il VI ed il VII secolo si stabiliscono nei Paesi danubiani gli Avari, che lasceranno scarse tracce, e più a nord, dal X secolo, gli Ungari che daranno invece il loro nome ad una nazione. Tribù turche arrivano da Oriente verso l’anno Mille; nel XIII secolo seguono formidabili incursioni mongole. E’ l’impero di Gengis Khan, una grande civiltà che interessa tuttavia soprattutto la storia dell’Asia.

Lo Stato organizzato che gravita sul Bosforo continua a farsi chiamare romano e conserva di Roma il costume esteriore, il sistema centralizzato di amministrazione, lo sfruttamento fiscale sui popoli controllati. Il latino rimane la lingua letteraria dell’Occidente, dalla quale deriveranno il parlar comune italiano, francese, portoghese, provenzale, castigliano e romeno. Bisanzio invece finisce per col ridiventare un centro di cultura greca. Lo stesso imperatore Giustiniano, dopo aver fatto raccogliere in latino i testi del diritto romano, deve far redigere le disposizioni di legge in greco. Quella di Giustiniano, che regna dal 527 al 565, è la prima età d’oro della civiltà bizantina. La nuova legislazione tiene conto dell’eredità romana e dei costumi modificati in Oriente, anche per il trionfo del cristianesimo; l’arte prospera con la costruzione di monumento grandiosi e con una fioritura di letterati e pittori, delle cui opere rimane anche in Italia una splendida testimonianza.

Il crollo della potenza di Roma segna dopo il V secolo anche il ritorno al paganesimo di vaste zone invase dalle tribù germaniche. La diffusione della fede cristiana continua ad essere, di fatto, il maggior elemento unificante l’Europa. A Bisanzio si istituisce una certa mescolanza fra Stato e Chiesa: l’imperatore comanda anche in materia di fede, talvolta in contrasto col Papa insediato a Roma. In Gallia e alla frontiere tedesche, sommerse dall’invasione franca, il cristianesimo si trasferisce progressivamente dalle città alle campagne. Gli idoli locali vengono distrutti; anche le antiche cerimonie agricole passano sotto il patrocinio di un santo. Monaci pellegrini intanto vanno ad evangelizzare il nord, altri monaci svolgono la loro opera in abbazie e monasteri. Introno all’anno 525 San Benedetto da Norcia raccoglie i suoi seguaci a Montecassino dove fonda la sua abbazia, straordinario monumento di religione e cultura.

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