Diario di Guerra (1915-1918) – Il conflitto si allarga

BisagnoNell’estate 1914 lo scoppio della guerra aveva colto l’Italia in una posizione singolare e, per molti versi, imbarazzante. Il nostro Paese era legato alla Germania ed all’Austria dalla Triplice Alleanza. Questo patto, deciso dai governi, non era però sentito dalla popolazione e del resto nemmeno a Vienna si era convinti della nostra amicizia. Quando perciò l’Austria attaccò la Serbia, Roma avvertì che considerava la Triplice come un’intesa puramente difensiva e dichiarò la propria neutralità. Alcuni partiti, nazionalisti e borghesi, premevano in realtà perché entrassimo nel conflitto accanto a inglesi e francesi; altri, socialisti in testa, consideravano la guerra come una lotta fra Stati capitalisti ed imperialisti ai cui interessi i lavoratori dovevano rimanere del tutto estranei. I neutralisti però erano divisi. Alcuni pensavano che l’Italia non dovesse in alcun modo farsi coinvolgere; secondo altri, invece, si doveva pazientare in attesa del momento propizio per scendere in campo contro gli austriaci dai quali si voleva la restituzione di Trento e Trieste oltre a basi in Dalmazia. Il nostro governo attendeva una mossa falsa dagli austriaci. Sembrò un buon pretesto lo sbarco compiuto da cinque torpediniere austriache ad Antivari, porto del Montenegro. Erano i primi di marzo del 1915. Il nostro governo prima protestava energicamente con Vienna, poi il 26 aprile firmava il patto di Londra, che ci obbligava ad entrare in conflitto entro un mese a fianco di francesi, inglesi e russi. Quando il 24 maggio l’Italia dichiarò guerra agli ex alleati, all’inizio non ci furono grandi movimenti. Impegnata com’era contro i russi, l’Austria manteneva alla frontiera veneta soltanto divisioni di copertura. Il nostro esercito era però ancor disorganizzato e scarsamente armato. E in luglio, allorché fanti e alpini cominciarono ad avanzare contro le munitissime difese austriache, cominciò un periodo drammatico.

Nell’autunno del 1914 il ministero degli Esteri italiano aveva mandato ad ispezionare il fronte franco-inglese l’addetto militare all’ambasciata di Parigi, tenente colonnello Breganze. La visita era stata ripetuta nei primi mesi del ’15. Breganze manda a Roma un dettagliato rapporto, quasi duecento pagine, in cui prevede che la guerra sarà molto lunga. Descrive l’inutilità delle offensive frontali contro i sistemi trincerati, studia le cause che rendono impossibile una guerra di movimento, critica i comandi che mandano a morire migliaia di uomini per conquistare un palmo di terra, destinato ad essere perso nuovamente l’indomani. Sono pareri preziosi, validi anche per i dirigenti italiani che si apprestano ad entrare nel conflitto. Nessuno ne terrà conto. Cadorna compirà tutti gli errori dai quali Breganze l’aveva messo in guardia.

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