Un mito, una storia…Fetonte

FetonteFiglio della nifna Climene e di Elio, dio del Sole, volle guidare nel cielo il cocchio d’oro col quale il padre spandeva luce e calore…

Elios, il dio luminoso, aggiogava al cocchio i cavalli sbuffanti fuoco. “Lascia che oggi sia io a portare la luce agli uomini! C’è chi mi beffa!”. “Sei troppo giovane: non…Fermati!”. Ma Fetonte saltò sul cocchio prima che Elios potesse trattenerlo e i cavalli balzarono in avanti. “Non tirare le redini… Non frustrarli! Si regoleranno da soli…”. Fetonte non ascoltava: ubriaco d’orgoglio, schioccò la frusta. I cavalli nitrirono furiosi: a corsa pazza, sulle piste aeree, il carro piegò verso il basso. Sulla Terra, arroventata dall’intenso calore, molti fiumi inaridirono e la Libia diventò così uno sterile deserto.

Dall’Olimpo, Zeus – padre degli dei – vide la rovina, udì le grida degli uomini. Non poteva permettere che il mondo bruciasse: gettò una folgore infallibile. Fetonte precipitò dal carro. I destrieri del Sole – non più irritati dalla sua guida inesperta – riportarono il cocchio alla giusta distanza dalla Terra. Fetonte scomparve nella corrente dell’Eridano (il fiume Po), dove le sue sorelle, le dolci Eliadi, lo piansero quattro mesi di seguito. Poi Zeus, impietosito, le trasformò in pioppi. E le loro lacrime divennero ambra…

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