Ecco il fuoco…

FuocoLa prima età dell’uomo fu l’età dell’oro. La terra, dopo la tremenda guerra, era rifiorita. Gli uomini vivevano in pace, non si combattevano, non si insultavano, un’eterna primavera li accarezzava. Dai rami degli alberi pendevano dolcissimi frutti, nei ruscelli scorreva nettare e latte nei fiumi. La terra produceva, senza essere arata, mille cose buone. Gli uomini non avevano invidie né cattiverie, si amavano ed erano giusti. Era l’età dell’oro, e d’oro era il loro cuore. Nessuno sentiva dunque ancora gli effetti del castigo di Zeus, ma Zeus non tollerò a lungo il loro benessere e la loro pace. “Proviamo a dividere l’anno in quattro parti” disse a se stesso e creò le stagioni. Già sapeva le gravi conseguenze che la sua decisione avrebbe provocato. Non più un’eterna primavera: dopo la primavera viene l’estate, il caldo che brucia i raccolti; poi l’autunno che spoglia gli alberi e le piante; infine l’inverno, freddo, cattivo… L’uomo, sbalordito, si guardava intorno cercando riparo, ferito da novità dure che un poco indurivano anche il suo cuore. Non più dunque cibo per tutti e per tutti un rifugio sicuro: per alcuni sì, per altri no. Allora nemmeno più pace e serenità. Era l’età d’argento.

Seguì l’età del bronzo, più crudele e pronta alle guerre. In ultimo l’età del ferro attanagliò il mondo, e con essa irruppe tutto quanto vi era di peggiore. Sincerità, pudicizia, fiducia si dileguarono miseramente, lasciando il posto a frodi, insidie, violenze. Ora gli uomini non guardavano più così di frequente il cielo e le stelle: chini, scavavano e dalle profondità della terra traevano ferro, oro, metalli con cui fabbricare armi micidiali. Rintanati nelle caverne, tremanti per il freddo, ebbero, come abituali compagne la malattia e la morte. Prometeo osservava sgomento tanta desolazione. Aveva già rivolto ripetute e inutili suppliche a Zeus perché revocasse la punizione e concedesse finalmente all’uomo l’uso del fuoco. Ora rimaneva a Prometeo soltanto una possibilità: procurarselo.  Nottetempo scalò l’Olimpo portandosi appresso un cestello in cui nascondere la scintilla di fuoco che si accingeva a rubare. Sull’Olimpo gli dei erano profondamente addormentati: nessuno si accorse di quanto stava accadendo. Riuscito nel  suo intento, in possesso della preziosa refurtiva, Prometeo si affrettò a tornare sulla terra. Il giorno dopo venne scoperto il nuovo inganno del figlio di Giapeto. Giove furibondo cercò il modo di vendicarsi: il fuoco oramai non si poteva più ricuperare, ma infliggere un altro castigo a Prometeo era sempre possibile. In realtà i castighi furono due: la creazione della donna e il supplizio a cui sottopose Prometeo.

Il figlio di Hera e di Zeus, Efesto, era nato deforme. Hera, disgustata dal suo aspetto, lo aveva gettato dall’Olimpo nel mare. La dea Teti, moglie di Oceano, e la figlia Eurinome lo avevano raccolto e protetto finché, diventato grande, egli aveva deciso di tornare sull’Olimpo, a casa sua. Evidentemente il povero Efesto era anche assai maldestro: durante una disputa tra la madre e il padre, prese le parti della madre e fu, questa volta da Zeus, scaraventato sulla terra.Cadde sull’isola di Lemno, nell’Egeo, e i suoi abitanti lo accolsero così festosamente che egli vi si stabilì. Aiutato dai tre Ciclopi, Bronte, Sterope e Arge, impiantò nell’isola le sue officine di fabbro. Efesto era un artefice meraviglioso: dalle sue mani e dai suoi laboratori uscivano gli oggetti più preziosi, miracoli di bellezza senza pari, stupendi palazzi di bronzo, armature, gioielli. Zeus, dimentico dei suoi rancori contro il figlio, decise di affidare a lui la creazione della donna. Dalle mani di Efesto la donna passò a quelle di Atena, la dea della guerra scaturita dal cervello di Giove. Dea della guerra, ma anche di ogni arte femminile, essa le infuse tutti i suoi talenti; quindi la mandò al cospetto degli altri dei. Anche gi altri dei le fecero dono del loro ingegno e delle loro prerogative: bellezza, grazia, astuzia, seduzione, menzogna, bontà… Zeus, poi, da parte sua, diede alla donna una grande anfora, ermeticamente chiusa e la incaricò di portarla sulla terra. La donna si chiamava Pandora, “ogni dono”….

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