Un’idea chiamata Europa…Carlo Magno

CAMAG1Il giorno di Natale dell’anno 800 un guerriero nordico dalle vesti ricchissime, con lunghi capelli biondi che ormai tendono al bianco, è in piedi davanti a Papa Leone III nella basilica di San Pietro. E’ Carlo Magno, re dei Franchi, che viene incoronato Imperatore in presenza del popolo romano. E’ come se un sogno antico tornasse ad avverarsi. Questo sovrano di un popolo barbaro, sotto il cui regno tornano a fiorire nella già Gallia le arti e la letteratura, ha un grandioso disegno politico. Il suo dominio si estende dalla Spagna alle terre slave; ma da secoli il concetto di Stato non esiste più, e per ottenere obbedienza dai signorotti locali il re deve ricorrere alla violenza oppure colmarli di regali. Carlo sceglie un’altra strada. Manda i suoi “missi dominici”, come vengono chiamati, attraverso mezza Europa per assicurarsi che gli ordini imperiali vengano rispettati, ascoltare le lamentele del popolo, rendere giustizia. Il re dei Franchi ha conquistato territori immensi con le armi ma ottiene la fedeltà dei vassalli con un asola parola: il giuramento. E’ un gesto sacro che ha più effetto delle minacce. Per qualche decennio, mentre Carlo è in vita, si protrae l’illusione di un’Europa unificata da una regola comune, come ai tempi di Roma.

La dinastia dei Carolingi, dei quali Carlo Magno è l’esponente più famoso, comincia con Pipino il Breve che doma la rivolta dei potenti signori franchi e si fa incoronare re nel 751. Carlo nasce nel 742 e appena sedicenne, quando il padre muore, diviene la corona con il fratello Carlomanno. Alla scomparsa di questo il regno è suo. Presto le sue armate sono in tutta Europa: una parte della Spagna, la Francia, i Paesi Bassi, la Sassonia del nord, le terre germaniche fino a metà della Marca dell’Est, le province slave che confinano con il Veneto, l’Italia fin sotto Roma. Solo le steppe russe, si può dire, sono al di fuori del territorio imperiale. E’ una costruzione imponente e, nello stesso tempo, artificiale perché nei popoli provvisoriamente uniti si sta già formando un’inizio di idea nazionale. Un documento del IX secolo, conosciuto come “giuramento di Strasburgo”, indicato che i franchi si espressero in latino, gli altri popoli germanici nella loro lingua: prima testimonianza di due comunità distinte e destinate a separarsi.

Tribù minore ai tempi della conquista romana, isolati in una regione paludosa, poco progrediti ed anche in scarso numero, i Franchi dilagano d’improvviso nel V secolo quando il loro re Clodoveo sconfigge Allemanni e Visigoti. I successori di Clodoveo, chiamati Merovingi, sottomettono la maggior parte della Francia, che dall’antica tribù gallica prenderà il nome. A differenza di altri popoli circostanti i Franchi erano cristiani. Dopo la dissoluzione dell’Impero romano d’Occidente, mentre si diffondeva dovunque il disordine, i vescovi franchi mantennero l’unità delle loro diocesi. Nel periodo merovingio il re era padrone assoluto. Spetterà a Carlo Magno, dopo che Pipino il Breve ha sconfitto i Merovingi, ridare all’Impero una struttura agile e decentrata, sul modello romano.

Il vassallaggio è istituito verso la metà dell’VIII secolo: i primi atti sono dell’anno 757. Un signorotto si mette al servizio di un capo più potente, principe o re, ricevendone in cambio protezione e favori. In questo sistema sono naturalmente privilegiati i nobili, proprietari generalmente della terra, cui si aggregano progressivamente i grandi mercati. I possedimenti coprono spesso centinaia di ettari; qualche volta più di diecimila, fino a ventimila ettari. L’economia è fra le più fragili: la gente è povera e concentrata dove il solo dà maggio frutti. L’usanza è di dividere la proprietà in due parti. Nella prima è il signorotto locale che dà ordini eseguiti dagli amministratori, domestici, lavoratori agricoli. Un’altra parte è lasciata in concessione alle famiglie del luogo che devono sfamarsi ma anche contribuire al mantenimento del padrone. Gli danno un po’ di denaro, grazie a quello che riescono a vendere in più prodotti in natura ed oggetti d’artigianato che i dipendenti stessi fabbricano. Se il proprietario ne ha bisogno nei periodi di semina e di raccolto, hanno anche l’obbligo di mettersi gratuitamente a sua disposizione: la cosiddetta “corvée”. Si tratta generalmente di contadini liberi perché la schiavitù, specie per intervento della Chiesa, è in via d’estinzione. Però è una libertà fittizia: il signore del posto domina in realtà a proprio capriccio, con tutti i diritti e quasi nessun dovere. Sistema che sopravviverà anche quando i pronipoti di Carlo Magno, un’ottantina d’anni dopo la sua morte, verranno detronizzati segnando la fine di questo breve Impero.

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