Diario di Guerra (1915-1918): XXIII settimana, 24/30 ottobre 1915

Durante l’ultima settimana del mese di ottobre 1915 i bollettini ufficiali riportano come “le nostre valorose truppe hanno iniziata l’offensiva su tutto il fronte, e vanno infliggendo al nemico perdite enormi, conquistando posizioni importanti. La squadra anglo-italo-francese ha bombardato il porto bulgaro di Dede Agat, sul mare Egeo. Tre aeroplani austriaci, hanno volato su Venezia gettando bombe una delle quali ha colpito la chiesa degli Scalzi facendo rovinare il soffitto con un affresco del Tiepolo, un vero capolavoro d’arte”. In proposito è interessante il commento pubblicato dal settimanale L’Araldo: “Questo fatto ha indignato tutto il mondo civile ed artistico, contro gli austriaci, i quali non sapendo come sfogarsi per le continue batoste loro inflitte dalle nostre truppe, si danno ad inveire contro le opere d’arte e la popolazione civile. Agire da barbari”. Sugli altri scacchieri europei si segnala come “in Francia, in Belgio, in Polonia, in Galizia, ovunque venne ripresa l’offensiva, e gli austro-tedeschi devono subire continui scacchi. In Serbia, le vicende sono alternate ed austro-tedeschi e bulgari continuano la loro offensiva, validamente contrastata dai serbi e dai franco-inglesi. Sui mari si ha il siluramento di navi mercantili e di un incrociatore tedesco. Grecia e Romani sono sempre neutrali e nel Caucaso i turchi le pigliano sode (così è effettivamente scritto – ndr) dai russi”.

Ed a Cernobbio…

In primo piano, innanzitutto, gli echi del “buonissimo esito della serata Pro-Indumenti di lana per i soldati (…) Il salone del Circolo Savoia accoglieva un numeroso pubblico ed i bravi dilettanti seppero farsi applaudire in ogni parte (…) Nel complesso la serata fu buona artisticamente e finanziariamente e ci piace apprendere che i dilettanti abbiano in animo di dare una recita quindicinale pro-lana ai soldati durante l’inverno. L’idea è buona, anzi buonissima, e noi ad essa plaudiamo ben volentieri, augurandoci che il pubblico di Cernobbio sappia apprezzare l’opera dei dilettanti ed accorra sempre numeroso a divertirsi, ed a beneficare” e proprio su questo riportiamo qualche numero “la vendita di cartoline a soggetto d’attualità ha fruttato L. 16, l’incasso netto della serata fu di L. 54”.

Lo stesso Comitato Pro-Lana è, del resto, destinatario in queste giornate di alcune vivaci lettere dal fronte: “Vengo con questo mio scritto a darLe notizia che ieri ho ricevuto il suo pacco di indumenti di lana fra i quali ho trovato una sciarpa, due paia di calze, un berrettone, un paio di guanti ed altro che mi faranno molto comodo per quest’inverno. Non so in qual modo ringraziarlo del gentile pensiero ricordandosi di me. Riceverà i miei più distinti saluti colla speranza di ritornare preso a Cernobbio sano e vittorioso, ringraziandolo con il grido via l’Italia, evviva Trento e Trieste, sono il suo devotissimo Stefano Riva”.

La settimana è comunque ricca di altri eventi ed ovviamente porta con sé apprensione la notizia del 28 ottobre secondo la quale “Una dispensa straordinaria del Giornale Ufficiale Militare pubblica la chiamata alle armi per mobilitazione dei militari in congedo illimitato della III categoria non istruita ed appartenenti alle classi 1886 e 1887. Essi dovranno presentarsi nelle ore antimeridiane del giorno 6 novembre al distretto di leva”.

Un’idea chiamata Europa…Carlo Magno

CAMAG1Il giorno di Natale dell’anno 800 un guerriero nordico dalle vesti ricchissime, con lunghi capelli biondi che ormai tendono al bianco, è in piedi davanti a Papa Leone III nella basilica di San Pietro. E’ Carlo Magno, re dei Franchi, che viene incoronato Imperatore in presenza del popolo romano. E’ come se un sogno antico tornasse ad avverarsi. Questo sovrano di un popolo barbaro, sotto il cui regno tornano a fiorire nella già Gallia le arti e la letteratura, ha un grandioso disegno politico. Il suo dominio si estende dalla Spagna alle terre slave; ma da secoli il concetto di Stato non esiste più, e per ottenere obbedienza dai signorotti locali il re deve ricorrere alla violenza oppure colmarli di regali. Carlo sceglie un’altra strada. Manda i suoi “missi dominici”, come vengono chiamati, attraverso mezza Europa per assicurarsi che gli ordini imperiali vengano rispettati, ascoltare le lamentele del popolo, rendere giustizia. Il re dei Franchi ha conquistato territori immensi con le armi ma ottiene la fedeltà dei vassalli con un asola parola: il giuramento. E’ un gesto sacro che ha più effetto delle minacce. Per qualche decennio, mentre Carlo è in vita, si protrae l’illusione di un’Europa unificata da una regola comune, come ai tempi di Roma. Continua a leggere

Trasportare tutti i beni comuni

mammut-RouffignacUno spettacolo abbastanza comune in ogni parte della terra nella preistoria era quello di vedere una piccola famiglia, con compiti ben precisi, suddivisi secondo regole tramandate da sempre e destinate a ripetersi ancora per millenni. L’uomo doveva difendere e proteggere la sua famiglia nel corso delle continue migrazioni, che avvenivano almeno ogni stagione. In questi tempi, circa 10mila anni fa, gli uomini non conoscevano ancora l’agricoltura e si servivano dei frutti che la terra spontaneamente offriva. IN questi spostamenti i figli maggiori procedevano in testa al gruppo per aprire i sentieri. La donna era affidato il trasporto di tutti beni comuni, dei figli più piccoli e dei viveri della giornata. Il capofamiglia inoltre doveva preoccuparsi del cibo. Quando i ghiacci coprivano il continente, sotto un certo aspetto era una bella vita. Una volta braccato e ammazzato un mammut (la ciccia all’antenato dell’elefante durava diversi giorni), ci si rintanava in una grotta. Il bestione veniva messo “in frigorifero” proprio lì, fuori dalla porta di casa, e ci si poteva nutrire benissimo per diversi mesi.

Con lo scioglimento dei ghiacci, il clima si trasformò e divenne più mite. Si trasformarono anche le abitudini di tutti. Gli animali, piccoli o grandi, si dispersero per le foreste e, di conseguenza, le comunità umane si divisero in piccoli clan autonomi, ognuno dei quali doveva spostarsi alternando la cacciagione alla raccolta di molluschi e vegetali. Viaggiare era (e sarebbe rimasto ancora per lungo tempo) tentare di cacciare senza essere cacciati. Era estremamente difficile e pericoloso. I grossi animali che abitavano la terra, benché per lo più vegetariani, non amavano intrusi sulla loro pista. Ma c’era di peggio. L’uomo di 10mila anni fa sapeva benissimo che la sua famiglia sarebbe stata una preda appetibile da parte di molti suoi simili, appartenenti ad altri clan, presso i quali il mammifero a due gambe era considerato un alimento alquanto accettabile nei periodi di caccia magra. Sapeva inoltre che a complicare ulteriormente le cose c’era gente con strane idee che uccideva semplicemente per collezionare teschi e ballarci sopra, dopo aver mangiato il cervello e il midollo per ricavarne forza, coraggio e fortuna nel combattimento. Sono i primi riti praticati da gente con tendenze cannibalesche. Riti che successivamente si estesero presso tutti i popoli che abitavano la terra.

I greci in fuga

Aiace ed EttoreDa nove anni i greci assediano la città di Troia, Minerva, protettrice dei greci, e Apollo, che è dalle parte dei troiani, hanno voglia di vedere qualcosa di nuovo. Da loro ispirato, un figlio di re Priamo, Eleno, convince il fratello Ettore a sfidare il più forte tra i nemici: vada tranquillo, gli spegia, perché non si vede nel suo destino alcun segnale di morte. Ettore esulta e ferma gridando gli eserciti. Venga avanti chi ha coraggio; unica condizione, il vincitore renderà al suo popolo la salma dello sconfitto. I greci tacciono, hanno vergogna di rifiutare e timore di accettare. Li rimprovera Menelao, che comincia irosamente ad armarsi ma si ferma quando Agamennone ricorda come perfino Achille tremasse all’idea di battersi con Ettore. Si decide allora di tentare la sorte. Concorrono dieci tra i migliori e viene indicato Aiace Telamonio. E’ il più duro avversario che potesse toccare all’eroe troiano. Aiace avanza sul campo con uno spaventoso sorriso, protetto da uno scudo che sembra un torre, sette pelli di toro e un ultimo strato di rame. Ettore, malgrado tutta la sua baldanza, sente battere forte il cuore nel petto. La sua lancia fora sei delle sette pelli, ma si impiglia nell’ultima; l’asta di Aiace trapassa invece lo scudo del troiano e gli sfiora il corpo. Ettore, ferito poi da un colpo di spada, afferra un enorme sasso, fermato però dal formidabile scudo di Aiace che alza a sua volta un macigno ancor più pesante e lo abbatte sul nemico. Ma intanto è scesa la sera, gli araldi dei due popoli consigliano di smettere. Tanto Ettore quanto Aiace sono soddisfatti: hanno mostrato tutto il loro valore, sono rimasti in vita. Si scambiano cavallerescamente dei doni e tornano fra i loro. Unici delusi Minerva e Apollo che avevano seguito lo scontro dall’alto di una quercia in forma di avvoltoi. Assedianti e difensori della città sono intanto ugualmente preoccupati. I troiani parlano di restituire Elena per far finire la guerra, ma Paride si oppone. Nestore, il più saggio fra i greci, consiglia di proteggere le navi costruendo una palizzata munita di torri e di porte, con una profonda fossa capcedi fermare i carri nemici. I soldati sono stranchi; l’offerta troiana di una tregua per bruciare i cadaveri viene accettata. E’ un momento di dolore e di pianto; ma peggio sarà l’indomani , perché il sommo Zeus impone agli dei di non aiutare più né troiani né greci, per cui gli uomini dovranno contare soltanto sulle proprie forze.

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Un mito, una storia…Ercole

eracle2Figlio di Zeus, padre degli dei, e di Alcmena, regina di Tirinto. Il più forte e avventuroso eroe greco sostenne le famose “dodici fatiche” (ne avremo modo di parlare). Dopo la morte, il padre Zeus lo accolse nell’Olimpo.

Ercole era arrivato inatteso a Calidone, in Etolia e si era innamorato di Deianira, figlia del re Oeneo. “Mi chiedi di sposarla…Non posso accontentarti, Ercole, ho promesso Deianira ad Acheloo, divino figlio di Poseidone. Non posso rompere un giuramento”. “Ma la mia forza può riscattare la tua promessa… Sfido Acheloo alla lotta!”.

Ora l’eroe era vicino alle acque abitate dal genio fluviale, Acheloo si trasformò in toro e, mugghiante, balzò dalla corrente. Ercole lo afferrò…Acheloo gli sfuggì trasformandosi in un enorme serpente: come figlio di Poseidone poteva assumere l’aspetto che preferiva…Ercole gonfiò i suoi muscoli, allentò le spire dell’avversario, ne afferrò il collo… Acheloo ritorno ad essere un gigantesco toro e caricò con rabbiosa violenza. Ercole scartò l’urto, scattò in avanti, agguantò un corno del bestione, lo torse, lo strappò…

Ululando di dolore, Acheloo, che aveva ripreso l’aspetto umano, fuggì nelle campagne e si gettò, ultimo suo rifugio, nelle acque del fiume Toante urlando la sua rinuncia a Deianira. La sera stessa ebbero luogo le nozze della stessa giovane con Ercole.

Diario di Guerra (1915-1918): il cimitero delle navi

nave_colpitaTra il 1915 ed il 1916 si afferma il principio della guerra “totale”. Prima di allora i conflitti armati fra le nazioni erano vicende che impegnavano soltanto principalmente gli eserciti: la gente comune, salvo che avesse la sfortuna di trovarsi o vivere nei luoghi dove si combatteva o in città cinte d’assedio, poteva continuare in genere la propria vita normale. Ma nel momento in cui ci uccideva dal Belgio alla Russia, dal Mare del Nord al Mediterraneo, era in pratica l’intero continente europeo che vedeva in gioco il proprio destino. La popolazione civile non poteva più rimanere estranea. Le conseguenze di questa nuova situazione furono molteplici. In primo luogo le predite immense provocate dagli attacchi frontali, spesso inutili perché la medesima località poteva essere persa e riconquistata più volte, obbligarono i governi a richiamare pressoché tutti gli uomini validi. La durata della guerra, prevista inizialmente in pochi mesi, comportava spese altissime: perciò più tasse, prestiti pubblici, sacrifici per le famiglie, corruzione. Infine si poneva per ciascuno dei contendenti l’esigenza di fiaccare la resistenza fisica ed anche psicologica del nemico, cercando in particolare di affamarlo. Gli inglesi per primi avevano progettato un blocco navale della Germania, fallendo in parte per la scarsa propensione dell’Ammiragliato a cercare scontri aperti in mare, in parte per la forte protezione delle coste tedesche. Poi l’iniziativa passò a Berlino attraverso un mezzo micidiale e fino ad allora scarsamente impiegato, il sommergibile. Continua a leggere

Diario di Guerra (1915-1918). Eventi della XXII settimana, 17-23 ottobre 1915

I bollettini della settimana registrano come “le nostre valorose truppe continuano l’avanzata lenta ma progressiva su tutto il fronte ed ogni giorno vengono occupate nuove posizioni”. Ad esempio “il paese di Brentonico nel Trentino è stato conquistato dopo vivo combattimento”. Ma cosa succede, intanto, nel resto dell’Europa in fiamme? “In Francia, in Belgio ed in Polonia continua la lotta con successo per gli alleati che infliggono ai tedeschi perdite ingenti e li scacciano da posizioni fortemente trincerate. In Serba la lotta è sempre più accantia ed i serbi attaccati dagli austro-tedeschi, e dai bulgari, si difendono disperatamente infliggendo agli avversari perdite enormi, riuscendo qualche volta a ricacciarli da posizioni conquistate. Gli alleati marciano in soccorso dei serbi, ed un forte contingente franco-inglese è sbarcato a Salonicco ed uno russo attaccherà i bulgari onde punirli del loro tradimento verso la causa slava. Ai Dardanelli nulla di nuovo. Sui mari si segnala qualche siluramento di navi mercantili. Grecia e Romania – si legge – se ne stanno chete chete ad aspettare gli eventi ma bisogno tener presente che il re di Romani è un Hohenzollern e che quello di Grecia è cognato del Kaiser”.

Ed a Cernobbio…

Dopo diverso tempo torna alla ribalta l’attività del Comitato Femminile “Pro Lana”. A Rovenna giungono infatti lettere dei soldati che, riconoscenti per il pacco d’indumenti ricevuto. Ecco il testo della missiva scritto da Eliseo Della Torre: “Signora, con grandissima soddisfazione ricevetti il pacco contenente gli indumenti e non trovo parole abbastanza per ringraziare lei e quelle Pie Signore, che intrapresero così bell’opera. Tenendo sempre il pensiero verso di loro e elevando il mio spirito patriottico, combatterò sino al sacrificio di me stesso, tenendo orgoglioso in cuore e sulla labbra il ben nome d’Italia, serbandone l’onore. Veglino pure sugli eroi della Patria, cercando di alleviare in mille modi ai disagi che la guerra porta e così, avvinghiati in medesime risoluzioni potremo, chi finanziariamente, chi col braccio e col sacrificio, strappare dagli uncini di Cecco i nostri fratelli irredenti che ci aspettano a braccia aperte e per riunire una buona volta l’Italia nostra…”.

Intanto il Circolo Sportivo Savoia organizza una serata sempre dedicata alla raccolta di indumenti di lana per i soldati: “Verrà rappresentato il dramma interessantissimo e commovente ‘Una Causa celebre’, e negli intermezzi la signorina Mina Cairati al pianoforte eseguirà scelti pezzi musicali. Lo spettacolo si inizierà alle ore 20.30. Ancora una volta i cernobbiesi avranno occasione di potersi divertire beneficando un Comitato che lavora per una delle iniziative più sante e patriottiche. Non dubitiamo che la vasta sala del Savoia sarà rigurgitante e perciò richiamiamo l’attenzione dei soliti ritardatari, perché abbiano a procurare per tempo il biglietto se non vorranno essere rimandati, per mancanza di posti disponibili, dato che la ricerca di posti è fin d’ora grande”. Infine presso la sede del Banco Lariano di Cernobbio “i sottoscrittori del Prestito Nazionale (per supportare le spese di guerra, ndr) potranno ritirare i titoli definitivi, presentando la ricevuta provvisoria”.

Nel frattempo un nuovo lutto colpisce una famiglia cernobbiese. Il 21 ottobre, nel settore di Tolmino, muore Giuseppe Maggioni, soldato del V Regg. Bersaglieri, nato il 30 marzo 1885 a Cernobbio a causa delle ferite mortali riportate durante la conquista delle cave di Selz – Quota 65.