Diario di Guerra (1915-1918), XXVI settimana, eventi dal 14 al 20 novembre 1915

Onore a questo esercito mirabile che tiene così alto il prestigio del nome d’Italia!”. Questo è il sentimento diffuso a metà del mese di novembre del 1915 quando non è ancora placata l’eco della conquista del Col di Lana definito “chiave di dominio per la valle di Livinallongo”. Il bollettini riportano come “le nostre instancabili truppe in un irruente contrattacco hanno espugnato il monte Sief ed hanno superato la cortina fra il Sief ed il Setsass. Di meraviglia in meraviglia gli austriaci si sono illusi che i conquistatori dell’aspra vetta fossero stanchi della lotta. Si trovarono invece pronti alla risposta e ad un nuovo balzo innanzi!”. Intanto sui mari si registra “il più grande delitto dell’Austria, maestra in ribalderie, e che ha suscitato nel mondo un grido di indignazione e disgusto per questo vigliacco assassinio premeditato. Il nostro transatlantico ‘Ancona’ era partito da Napoli per Nuova York e navigava nel Mediterraneo tra la Sardegna e la Tunisia quando fu cannoneggiato e silurato da un sottomarino austriaco che arrivò perfino a tirare cannonate sulle scialuppe che portavano i poveri naufraghi in salvo”.

Ed a Cernobbio…

Sono rari gli esempi di propaganda civile della guerra, almeno fino a dopo il disastro di Caporetto. A Cernobbio, però, si annovera un moderno tentativo di far sentire tutta la popolazione interessata dalle vicende del conflitto che deve essere vinto anche dai “soldati del formidabile esercito civile! Si può ripetere oggi – si legge nel nostro paese in un articolo di fondo del settimanale l’Araldo del 13 novembre 1915 – quel che si diceva allo scoppio delle nostre ostilità con la secolare nemica: cioè che non si vince soltanto sui campi di battaglia ma anche dietro le file dei combattenti (…). In qual modo si vince la guerra lontani dal fronte noi lo ripetiamo oggi: con tenacia e pazienza elevate fino al sacrificio,e, ove occorra, fino all’eroismo (…). Non basta a parole dimostrare tenacia, spirito di sacrifico e di amor nazionale: bisogna – specialmente gli umili, le famiglie dei soldati, i soldati stessi, nulla abbiano a soffrire dall’attuale stato di cose. Non bisogna essere tirchi; non bisogna fare orecchio da mercante quando si riceve un nuovo appello del Comitato Pro Famiglia dei richiamati o Pro Indumenti di lana, ecco cosa devono fare i nostri ricchi, i benestanti, tutte quelle persone che hanno mezzi di vivere lautamente e non hanno figli al fronte. E bisogna essere sereni e disciplinati. Anche la propaganda della disciplina è necessaria, molto necessaria. La disciplina è pazienza. Dobbiamo saper attendere e tenere intanto ciascuno il nostro posto, umile od alto, che ci è stato assegnato. Dobbiamo far sentire al Governo ed al Comando Supremo che l’esercito civile è nelle loro mani un istrumento saldo, compatto, sicuro, di cui possono servirsi senza preoccupazioni, da cui possono attendersi la più sicura collaborazione alle spalle, mentre la faccia è rivolta verso il nemico. E’ soltanto così che si vince lontani dal fronte…”

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