XXVII Settimana – 21/27 novembre 1915

Domenica del Corriere Ottobre 16Retorica anti-austriaca ai massimi livelli per mascherare, di fatto, una situazione stazionaria sui diversi fronti di guerra. E’ quanto si evince dalle cronache della terza settimana di novembre circa l’andamento del conflitto. Si legge: “Continua l’offensiva nostra a dare buoni risultati, perché nuove importanti posizioni vengono dai nostri soldati strappate all’odiato nemico il quale sfoga la sua rabbia sui paesi redenti che distrugge a cannonate e si da a veri atti di pirateria e di brigantaggio contro navi mercantili e popolazioni inermi. I suoi sottomarini hanno silurato i piroscafo “Ancona”, il “Firenze”, il “Bosnia” ed i suoi aviatori hanno gettato bombe su Verona, Brescia e Belluno uccidendo donne, vecchi e fanciulli. Queste sono le belle prodezze degli austriaci(…) Nel mar Egeo le navi italiane danno una spietata caccia ai sommergibili nemici ed il nostro incrociatore “Piemonte” ha bombardato la stazione bulgara di Dede Aghan distruggendola unitamente a due lunghi treni militari che vi stavano transitando”. Negli altri fronti di guerra invece si rileva come “In Russia, in Polonia, in Galizia continua la lotta sempre favorevole ai soldati dello Zar che hanno strappato nuove posizioni ai tedeschi e così in Francia e nel Belgio. Non così in Serbia purtroppo dove austro-tedeschi si sono congiunti ai turco-bulgari che stringono in una morsa terribile i serbi i quali benché aiutati dai franco-inglesi si trovano a mal partito, ma si difendono con la forza della disperazione. Grecia a Romania, , sono sempre neutrali, ma la Quadruplice Intesa stanca di farsi giocare dalla Grecia l’ha invitata a finirla con l’equivoco ed a dire chiaro cosa vuol fare. A dimostrarle che non scherza ha adunato una forte flotta nel porto di Salonicco che occorrendo appoggerà coi cannoni l’invito”.

Ed a Cernobbio…

In Settimana sui muri del territorio compare un manifesto a firma della Commissione dei prigionieri di guerra della Croce Rossa Italiana con il quale si vogliono portare a conoscenza della popolazione le modalità per l’invio di pacchi postali o di telegrammi ai prigionieri in Austria. Ecco cosa è previsto: “I pacchi postali per i prigionieri di guerra militari e civili debbono essere spediti direttamente dagli interessati a mezzo degli uffici postali locali o quanto meno appoggiati ai Comitati di soccorso della Croce Rossa; risulta che i pacchi postali impiegano non più di quindici giorni per giungere a destinazione, arrivano intatti e vengono aperti e censurati dalle autorità austriache alla presenza del prigioniero medesimo; sono ammessi telegrammi direttamente fra gli uffici postali italiani e quelli austriaci per i prigionieri di guerra civili e la Croce Rossa con la tassa di cent. 21 per parola con facoltà di usare la lingua italiana”. Intanto continuano ad arrivare lettere dei soldati dal fronte. Quelle pubbliche sono, per lo più, indirizzate al Comitato Femminile “Pro Indumenti”. Ecco, ad esempio, cosa scrive nella sua missiva dell’11 novembre 1915 Pietro Dotti di Cernobbio, presto destinato ad annegare nell’affondamento della sua nave: “Poiché l’ora solenne per la più grande Italia giunse e tutti i suoi giovani figli combattono per la libertà di quelle terre irredenti che da secoli sopportano, è oltremodo gradita per chi fa parte attiva nella grande lotta vedersi ricordato da quei cari rimasti al suo lido natio ove lui spera tornare dopo la vittoria. Con gli occhi della mente e col cuore, nelle notti infide in cui la mia bella nave sfiderà impervida gli agguati e gli amari flutti, fra il rigore della già precoce invernata, verrò a ringraziare chi promosse e chi coopera tutt’ora per alleviare le sofferenze del freddo ai combattenti, più che questa mia stessa penna potrà farlo”.

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