La strage dei greci

Troy31Per la prima volta in nove anni di assedio si combatte lontano dalle mura di Troia. Sono i greci che corrono stavolta il maggior rischio. Fino a quel giorno sapevano che, anche in caso di sconfitta, potevano salvarsi riprendendo il mare. Ma se adesso i troiani riusciranno a dar fuoco alle navi, nemmeno la soluzione della fuga, seppur vergognosa per dei guerrieri, sarà possibile. I due eserciti si fronteggiano davanti alla fossa che protegge il muro eretto a sua volta a riparo della flotta: un sistema di difesa che gli dei distruggeranno alla fine della guerra, scatenandogli contro i fiumi in piena, ma che ancora resiste. I troiani combattono sui carri, i loro cavalli hanno paura di calarsi nelle erte pareti della fossa, fitta di pali aguzzi. Un saggio troiano, Polidamante, i cui discorsi sono sempre sensati ma spesso infastidiscono il prode Ettore, che vi intravede una critica, giudica preferibile battersi a piedi. Ettore accetta. Solo Asio, coraggioso e imprudente, segue l’istinto e si butta nella fossa brandendo la lancia dall’alto del suo carro. In quell’attimo un presagio sinistro per i troiani: un’aquila in volo lascia cadere tra le loro fila un serpente che teneva nel rostro. Polidamante, spaventato, insiste perché ci si allontani dalle navi; ma Ettore lo tratta da vigliacco e trascina i suoi allo scontro.

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Un imperatore alla volta…Tito Flavio Domiziano

Domiziano CI Domiziano

Domiziano, nasce a Roma il 24 ottobre del 51 d. C.. E’ figlio di Vespasiano e fratello di Tito alla cui morte, a causa di febbri malariche, il 13 settembre 81 partì subito per Roma dove si fece acclamare imperatore dai pretoriani ed ai quali distribuì, come tradizione, la stessa somma che essi avevano ricevuto da Tito. Con l’obiettivo di rafforzare la struttura dell’Impero, da una parte attuò una politica di espansione territoriale (consolidamento della conquista della Britannia, costruzione del limes germanico, vittorie su catti, sarmati e suebi), dall’altra combatté il Senato ingraziandosi i ceti popolari e provinciali (estensione dei diritti di cittadinanza, concessione di cariche e onori). Si comportò, però, da sovrano assoluto, provocando  moti di rivolta e congiure, nel corso di una delle quali fu ucciso. Continua a leggere

Diario di Guerra (1915-1918) La rivoluzione d’Ottobre

I russi, respinti dagli austro-tedeschi, sono sull’orlo del collasso nel 1917. Hanno avuto perdite immense in morti, feriti, prigionieri. Nell’esercito e fra la gente comune serpeggia la rivolta contro lo Zar. E’ un regime assolutista che si sta sfaldando, non rimpianto da alcuno. In marzo scoppia la rivoluzione. I servizi segreti tedeschi giudicano maturo il momento per intervenire. Forniscono il treno a Lenin che il 16 aprile viene trionfalmente accolto dalla popolazione a Pietrogrado. Questo capo rivoluzionario, che per anni aveva infiammato con i suoi scritti i comunisti russi, non conquista subito il potere; anzi deve tornare per qualche tempo alla clandestinità. Dopo l’abdicazione dello Zar, si insedia per qualche settimana un governo moderato, rovesciato in maggio da Kerensky, un politico non troppo privo di idee ma troppo debole per controllare la situazione. Continua a leggere

Diario di Guerra (1915-1918). Eventi dal 7 al 12 novembre 1915

Le notizie che provengono dai diversi fronti di battaglia in questi primi giorni del mese di novembre del 1915 evidenziano come “la nostra offensiva (…) continua a dare mirabili risultati, e questa settimana le nostre valorose truppe, oltre a numerose trincee, hanno piantato il tricolore della Patria su quel Col di Lana che gli austriaci da mesi ci contrastavano il possesso essendo che è la chiave della via che conduce a Bolzano. Anche la cortina fra il Sief ed il Setsass è oltrepassata. Conquistato Col di Lana nell’alto Cordevole, la marcia doveva continuare ed ha continuato e continua trionfalmente. (…) Le nostre meravigliose truppe hanno sfondato una delle più ardue, delle più gelose porte del sistema difensivo nemico. Cinque mesi di lotta, di folli cimenti, di eroici sacrifizi, di ostinata volontà di vincere, occorsero per abbattere gli ostacoli che ci precludevano le vie della Ladinia, ma oggimai sono abbattuti. Le vie della Ladinia non saranno, per certo, aperte a una corsa trionfale; nuove resistenze dovranno essere fiaccate, nuovi sacrifizi saranno necessari ma il punto delle nostra massima opposizione è superato. (…) Mettendo in rilievo l’importanza della conquista di Col di Lana come chiave di dominio per la valle di Livinallongo, si doveva fino a ieri fare una riserva per il monte Sief posizione a nord, tenuto ancora dagli austriaci, benché ad una quota leggermente inferiore (m. 2424)”. Ma il bollettino annuncia che “le nostre instancabili truppe in un irruente contrattacco hanno espugnato anche il Sief, ed oggi che hanno superato la cortina fra i Siefl ed il Setsass. Di meraviglia in meraviglia; gli austriaci – i scelti soldati austriaci che difendevano il forte Laluardo di Col di Lana – si sono illusi che i conquistatori dell’aspra vetta fossero stanchi della lotta. Si trovarono invece pronti alla risposta e ad un nuovo balzo innanzi! Andiamo così ottenendo ciò che a molti, audaci e provati capitani, sembrava oramai quasi impossibile. Vinto per tenacia di propositi, per sapienza di ordini dati, per sicurezza di preparazione, per impeto: alla garibaldina, alla bersagliera, all’italiana”.

Ed a Cernobbio…

Gli effetti dell’entrata in guerra incominciano a farsi sentire sulla popolazione di Cernobbio innanzitutto con un rincaro dei prezzi. Il 6 novembre 1915 viene diramata alle Associazioni cittadine la seguente circolare: “I Consigli Direttivi delle sottoscritte Società di Mutuo Soccorso, preoccupatisi del continuo rincaro dei generi di prima necessità che incombe sulla classe lavoratrice in questo triste frangente; preoccupatesi altresì dell’arenamento dell’opera di previdenza che così benignamente le nostre società andavano svolgendo a beneficio dei propri soci richiamati, hanno creduto opportuno farsi iniziatori di una riunione fra tutte le Consorelle, riunione che avrà luogo nella sede della Società “Concordia” il giorno di domenica 22 corrente, alle ore 14, onde prendere quei provvedimenti atti ad alleviare questo stato di cose”. Argomento sempre all’ordine del giorno sulla stampa locale e nei documenti ufficiali è la raccolta di lana ed indumenti per i soldati. In questi giorni, alla ribalta, è l’impegno profuso in questo ambito a Piazza Santo Stefano dove “all’infuori del Comitato ufficiale esistente in comune, un gruppo di ragazze del paese, da oltre due mesi, lavora ogni sera, sotto la direzione della maestra Dotti Rina al confezionamento di calze di lana, guanti, sciarpe, passamontagna ecc. che vengono man mano consegnati alle famiglie dei nostri soldati che si trovano al fronte e vengono anche loro spediti direttamente. (…) è pure necessario segnalare alla pubblica e privata riconoscenza la distinta sig. Camilla Merli-Moggi che, oltre all’appoggio morale e finanziario dell’Asilo infantile, a tutti ben noto, durante la campagna (pro Lana, ndr), alla sua villa, ha voluto preparare molti oggetti di lana che ha distribuito alle famiglie dei militari del nostro comune che le nevi, il maltempo ed i disagi combattono per il trionfo del diritto e per la redenzione delle terre italiane”.

Il diluvio

I Giganti, figli di Gea, nati con le Erinni dal sangue di Urano mutilato da Crono, miravano al regno celeste e per raggiungerlo, per scalare l’Olimpo, avevano sovrapposto il monte Ossa e il monte Pelio. Menezio, ultimo, scellerato figlio di Giapeto, già inviso a Giove per aver sostenuto il padre e il fratello Atlante durante la guerra dei Titani, si mise a capo dell’impresa e Zeus lo abbatté con un fulmine precipitandolo nell’Erebo. Sconfisse poi i Giganti seppellendoli sotto quelle stesse montagne che essi avevano usato per spodestarlo. Dal loro sangue nacque una nuova, feroce razza umana, per sterminare la quale Zeus, riuniti a consiglio gli dei, stabilì di mandare sulla terra il diluvio. Ciascuno degli dei contribuì a sommergere il mondo: Poseidon, in particolare, prestò il più valido aiuto. Dopo giorni e giorni di pioggia incessante tutti gli uomini erano morti. Le nereidi erano emerse dal mare e avevano veduto i boschi e le loro sorelle terrene le ninfe; poi, frettolose, si erano
ritirate nelle profondità delle acque perché gli uomini invocavano il loro aiuto… ma ad esse non era consentito darlo. Dalla vasta, desolata distesa, sporgeva ora una sola cima.  Continua a leggere

Nella Preistoria…un bel dì, il cane

C’è chi sostiene che la lunga carriera del cane sia cominciata nelle brughiere attorno al mare Baltico dove cacciatori e pescatori avevano trovato un loro piccolo Eden. Immaginiamo che, essendo questo quadrupede trovato ad inseguire la tessa selvaggina insieme all’uomo, quest’ultimo si sia accorto che il vivace animale collaborava moltissimo accontentandosi, in fondo, di poco. Col tempo l’animale, che ormai viveva entro i recinti del clan, dimostrò doti di sagacia ancora maggiori: sapeva tener lontani gli estranei e impedire alle greggi di allontanarsi dall’area comune. Quando poi – soprattutto d’inverno – bisognava far fagotto e andare in cerca di cibo, l’uomo scoprì che il fedelissimo, pur di seguirlo, si trascinava dietro sulla neve la selvaggina che aveva cacciato da solo, o addirittura un peso che gli fosse stato legato al corpo. La slitta trainata dal cane divenne così il primo veicolo del Neolitico: gli scandinavi, gli ugro-finnici, i mongoli e gli altri popoli della fascia artica si trovano oggi nei rispettivi territori grazie, in gran parte, a questa lontana esperienza. Continua a leggere

Un mito…una storia: Chirone

centauroCentauro, figlio del titano Crono e di Filira, figlia dell’Oceano. Al contrario degli altri centauri è di carattere mite e versato in molte scienze. Visse a lungo in una grotta del Monte Pelio in Tessaglia, poi si trasferì a Capo Malea, nel Peloponneso. Si racconta che Chirone ripensava con nostalgia al passato, quando aveva allevato tanti famosi figli di dei, insegnando loro la medicina, la musica, l’astronomia. Continua a leggere