La ferrovia della Valmorea promossa a ferrovia turistica italiana. Lo propone un interessante disegno di legge

Ferrovia ValmoreaLa ferrovia della Valmorea potrebbe diventare entro l’anno una “ferrovia turistica” a tutti gli effetti attraverso un recupero con finalità di valorizzazione storico-naturalistica. E’ questa l’interessante novità che prospetta un progetto di legge all’esame della commissione Trasporti della Camera, che proprio per questo ha avviato una serie di audizioni e nei giorni scorsi ha sentito i rappresentanti di Rete Ferroviaria Italiana SpA, della Fondazione Ferrovie dello Stato Italiane e dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza delle Ferrovie (ANSF). A livello nazionale l’obiettivo è quello di recuperare a nuova vita linee abbandonate, in via dismissione o fortemente ammalorate e non più utilizzate. Nella proposta di legge si fa presente come In Italia vi siano almeno sei percorsi ferroviari ufficialmente ancora esistenti nell’elenco della rete ferroviaria, dove circolano, quasi esclusivamente, treni straordinari e che hanno tutte le caratteristiche necessarie alla loro trasformazione in ferrovia turistica. Si tratta della ferrovia Palazzolo-Paratico (Lombardia), la ferrovia Asciano-Monte Antico (Toscana), la ferrovia Ceva-Ormea (Piemonte), la ferrovia Sulmona-Casteldisangro-Carpinone (Abruzzo-Molise), la ferrovia Agrigento-Porto Empedocle (Sicilia) ed appunto la ferrovia della Valmorea.  La denominazione storica ufficiale di questa linea è, però, “Castellanza-Valmorea-Mendrisio”, nata per soddisfare il fabbisogno di vie di comunicazione che si era venuto a creare in Italia nella seconda metà del XIX secolo. Promossa dalle Ferrovie Nord Milano la sua apertura al pubblico, da Castellanza a Lonate Ceppino, avviene il 18 luglio 1904. Nel mense di novembre 1912 viene invece approntato il progetto per il proseguimento dei binari fino a Valmorea ma i lavori entrano nel vivo alla fine della I guerra mondiale. Il 27 giugno 1926 la linea è ufficialmente inaugurata ed inizia ad essere conosciuta come la “ferrovia della Valmorea”, in quanto nel territorio comunale del paese comasco venne costruita la stazione internazionale di confine, obbligatoria per legge. Un tracciato che si estende per circa 30 chilometri in Italia e 7 in Svizzera. L’avversione delle Ferrovie dello Stato a concedere alle FNM di poter utilizzare su questa tratta i più moderni convogli merci dell’epoca, i contenuti numeri del traffico viaggiatori in quanto non conveniente rispetto alla linea Milano-Chiasso delle Ferrovie dello Stato ed infine l’avversione del Regime Fascista ad avere relazioni con la società controparte svizzera della tratta, porta però repentinamente alla chiusura del tratto tra Mendrisio e Valmorea che avviene a meno di due anni dall’apertura, ovvero nel mese di maggio del 1928. Dopo la Seconda Guerra Mondiale la linea risulta in esercizio solo nel breve tratto tra Cairate e Castiglione Olona e tra Cairate e Castellanza. Nel 1952 termina il servizio del traffico viaggiatori e nel 1977, dopo il fallimento di alcune imprese della valle Olona che la utilizzavano con convogli merci, linea viene definitivamente chiusa. Il suo recupero, prima da Malnate Olona a Valmorea e poi fino a Stabio e Mendrisio, promosso fin dal 1993 per iniziative di tanti sodalizi della zona e di diversi enti locali, inizia nel 2007 e prosegue fino al 2013 con treni a vapore (la famosa locomotiva modello E3/3 del 1904) che trainano carrozze d’epoca. Va anche segnalato che nel 2014 la ferrovia ha subito una sosta forzata di più di un anno legata ai lavori della tratta ferroviaria Mendrisio-Stabio. Solo la scorsa estate è tornato in funzione il treno turistico che, però, ha percorso solo il tratto in territorio elvetico.  Al fine di garantire l’avvio di ciascuna ferrovia turistica presa in considerazione  il disegno di legge prevede come il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti debba assegnare, per il primo anno di esercizio, un contributo pari a 500 mila euro da destinare all’organizzazione dei treni storici e ordinari sulle diverse tratte ferroviarie. E’ infine previsto come a questo primo elenco possano essere eventualmente aggiunti in futuro anche altri percorsi ferroviarie per i quali sia possibile una totale riconversione ad esclusivo scopo turistico.

Diario di Guerra (1915-1918), nel cuore del gennaio 1916

XXXVI settimana – avvenimenti fino al 29 gennaio 1916

Dai bollettini di guerra di questa settimana: “La lotta continua su tutto il fronte intensa, da parte nostra e da parte degli alleati. Nostri aeroplani hanno volato oltre Trento ed hanno lasciato cadere bombe sulle stazioni di Trento e di Rovereto, le nostre truppe hanno respinto vari attacchi nemici ed hanno occupato qualche posizione. Quattro aeroplani austriaci hanno volato su Rimini lanciando bombe, per fortuna innocue, ma una ha colpito un nostro cannone antiaereo cadendo in mare. Sul mare abbiamo da registrare qualche siluramento di navi e l’affondamento per aver urtato mine galleggianti dei piroscafi italiani ‘Brindisi’ e ‘Città di Palermo’. Si tratta di vecchi piroscafi mercantili. Un dispaccio da Roma annuncia che l’esploratore austriaco tipo Novara venne silurato e colato a picco dal sommergibile francese Faucault aggregato alle nostre forze navali. Da altri particolari risulta che nel combattimento del 29 dicembre le navi nemiche furono ripetutamente colpite e danneggiate dal nostro fuoco e che il rinvenimento di numerosi cadaveri di marinai austriaci galleggianti sulla costa a nord di Durazzo confermerebbe la perdita dei cacciatorpedinieri Lika e Triglaw”. Dagli altri fronti: “In Galizia l’offensiva russa continua con successo. Nelle Champagne i francesi hanno fermato un tentativo di offensiva tedesca infliggendo al nemico perdite gravissime; ai Dardanelli gli anglo-francesi hanno abbandonato l’impresa ed hanno ritirato le truppe per inviarle a Salonicco dove pare che gli austro-tedeschi ed i bulgaro-turchi vogliano iniziare l’offensiva. In Mesopotamia i turchi hanno subito un grave scacco per parte degli inglesi e nel Caucaso non si hanno novità. Invece nel Montenegro le cose vanno male assai e gli austriaci dopo tre giorni di lotta accanitissima, hanno tolto ai montenegrini il Monte Lovcen e minacciano ora la stessa Cettigne, capitale del piccolo regno”.

Ed a Cernobbio…
In paese destano vivace eco le vicende ed i racconti dei soldati che tornano in licenza dal fronte. Leggiamo: “(…) sono scesi dai monti bianchi di neve, o provengon dall’Isonzo o dal Carso…tutti sono belli, tutti sani, forti e robustissimi. A un complimento sull’aspetto florido uno ci rispose: ‘Ma che decotti, pillole o farmaci contro l’anemia: due mesi al fronte e ci si rimette la pelle o ce se ne fa un’altra…”. Giulio Casnati che fu al Tonale prima e poi sul Carso è entusiasta della vita e delle emozioni provate. ‘Ti è giovata la tua corsa veloce?’ domandiamo. ‘Mirabilmente sia nel posare i tubi di gelatina presso i reticolati ed allontanarmi rapidamente dopo; sia nell’assalto per buttarmi nel minor tempo possibile nella trincea avversaria, evitando il fuoco delle mitragliatrici e sostenendo la lotta corpo a corpo…’; l’ho sentito più tardi, mentre si disponevano a posare davanti all’obiettivo di Vasconi, sentenziare a bassa voce un collega ‘facciamoci fotografare perché potrebbe essere l’ultima’. Emilio Monti, caporalmaggiore dei gialloblu, fu al Costen d’Asiero in estate, ed ora sul medio Isonzo. Il valoroso caporale Egidio Bossi, il prode trombettiere Zanzur, Gargaresch e Zuora, bravo quanto modesto, confida che la guerra è più difficile sull’Isonzo che in Libia. L’artiglieria austriaca spara però generalmente come quella dei turchi. E’ vispo e contento, e raccontando fa sovente il parallelo fra la guerra presente e la passata italo-turca. Abbiamo visto Luigi Della Torre, alpino guarito da una ferita alla mano; Bernardo Fasana in guarigione per una ferita al braccio sinistro contratta nella presa della formidabile posizione di Monte Conston. Aldo Ferrario, addetto al Comando di una batteria di grossi pezzi in alta montagna. Pini e Terruggia aggregati alle colonne munizioni da rifornimenteo; Carlo Maternini, bersagliere, Peverelli e i fratelli Noseda del genio combattenti o addetti al servizio nel medio Isonzo. Il sergente volontario Mario Vasconi è entusiasta della lotta emozionante per la grande causa, e soddisfatto di aver compiuto volontariamente il proprio dovere. Combattè nella presadi “Doss Casima” e descrive con fresca parola le innumerevoli partite di esplorazione sull’Altissimo. E’ spiacente di una cosa sola: d’esser ora libero per il temporaneo scioglimento dei corpi volontari; ma presto lo vedremo certamente indossare la onorata divisa dell’esercito regolare. Un sergente che merita tutta la nostra ammirazione e il nostro più sincero elogio è il concittadino Antonio Corticelli di Emanuele. Arruolatosi volontario, veniva inviato prontamente al fronte quale tiratore scelto. Si guadagnò così per merito di guerra i gradi di caporale, cap. maggiore e ultimamente di sergente. In un’azione rimase ferito gravemente; non volle ricorrere al posto di medicazione e continuò a combattere; ‘visto il suo spirito elevatissimo’ son le parole del capitano, venne da questi inviato a deporre un tubo di gelatina presso i reticolati. Adempieva scrupolosamente al mandato, ottenendo ottimi risultati, e rientrava nuovamente in trincea. Solo allora si faceva medicare ma ritornava poco dopo al proprio posto di combattimento; venne proposto per la medaglia d’argento al valore. Fu tra i primi ad entrare a Peteano ed ora lotta sulle contrastate vette. E’ tornato fra noi modesto e contento come era partito; si dice lieto di ritornare per continuare la sua missione per il trionfo della civiltà e della patria nostra. Parecchi gli automobilisti reduci dal fronte, Gilberto Casnati, Secchi Florindo e il sottotenente Vittorio Allamel. Un prode ufficiale è il sottotenente Carletto Lezzani del valore del quale il nostro giornale se ne occupò e che è ancora convalescente per una ferita alla testa prodottagli da una palla di mitragliatrice. Sono tornati pure dal fronte il sottotenente di fanteria Carlo Sereni  e il maresciallo di marina Carlo Besana, imbarcato ora su una corazzata. E tutti sono allegri e contenti e raccontan tante cose vedute, provate e intensamente vissute. I compagni Cernobbiesi che ancora non raggiunsero le prime linee li ascoltano attentamente e senton per loro un affetto nuovo, cordiale, un’ammirazione sincera. Li abbiamo visti riuniti all’Hotel Olga nell’ampio atrio bene il ‘champagne’ colla stessa semplicità della vita in trincea; li abbiamo rivisti allegri e chiassosi al ristorante Olanda ad un banchetto di fine d’anno. E’ strano ma è una verità: sentono spesso il bisogno di trovarsi riuniti; è così diminuito il distacco fra la vita di guerra e la vita paesana (…)”.

La guerra c’è ma la vita continua…
Un fitto nebbione, mercoledì per tutta la giornata, ha resa difficilissima la navigazione dei piroscafi sul lago che nelle prime ore del mattino ed alla sera dovette essere sospesa. Il piroscafo “Plinio”, partito da piazza Cavour alle sei per Colico, a mala pena arrivò al pontile di Tavernola ove stette fino alle otto. Il “Brunate” da Carate per Como arrivò a Cernobbio verso le 8.30 invece che alle 7 e vi stette fermato fino alle 10 circa; l’”Adda” si fermò a Blevio e l’”Italia” non è partita da Colico. Causa queste fermate, naturalmente i viaggiatori risentirono non pochi danni, e quelli diretti a Como per la più parte raggiunsero la città a piedi”.

Diario di Guerra, XXXV settimana – avvenimenti fino al 22 gennaio 1916

Siamo così entrati nel secondo anno di guerra, il 1916: “Questa settimana iniziando la Cronaca della grande guerra, dobbiamo segnalare uno scontro navale avvenuto nell’Adriatico davanti a Durazzo tra le nostre navi e quelle austriache. Due cacciatorpediniere tra le più veloci e potenti che aveva l’Austria furono affondate, ed un velivolo venne abbattuto. Le nostre navi non riportarono alcun danno e fecero prigioniero l’equipaggio di uno dei cacciatorpediniere affondato, quello dell’altro è annegato. Sul fronte terrestre, gli scontri continuano e le nostre valorose truppe hanno conquistato varie cime che dominano Riva sul lago di Garda. Verso Gorizia conquistarono varie trincee, fecero molti prigionieri”.
Questo per ciò che concerne la guerra “italiana”. Sugli altri fronti in questo primo scorcio di 1916 si registra: “In Galizia ed in Volinia i Russi hanno iniziata l’offensiva ed obbligano gli austro-tedeschi a ritirarsi continuamente. Presto saranno ancora sui Carpazi, su quei Carpazi che per sloggiarli tanto sangue dovettero versare gli austro-tedeschi. In Macedonia gli alleati si fortificano solidamente ed a Salonicco, dopo che un aeroplano tedesco ha volato sulla città gettando bombe sugli accampamenti franco-inglesi, i comandanti militari Serrail e Mahon hanno fatto arrestare i consoli e tutto il personale dei consolati austriaco-germanico, bulgaro e turco. In Mesopotamia e nel Caucaso poche novità e così in Francia e nel Belgio dove continuano leggeri scontri con esito alternato. Sui mari un sottomarino ha silurato il transatlantico inglese ‘Persia’ in viaggio per le Indie, il quale è affondato in pochi secondi travolgendo tutti o quasi i passeggeri tra i quali il Console americano di Aden. E’ un nuovo assassinio compiuto dai tedeschi e vedremo questa volta che tra le vittime v’è un console americano, cosa faranno gli Stati Uniti i quali fino ad ora hanno sempre fatto una figura assai meschina. Grecia e Romani sono ancora neutrali ma presto l’avanzata dei russi in Bucovina li farà decidere. Anche in Polonia i Russi hanno attaccato con successo i Turchi”.

Ed a Cernobbio…
Facciamo un passo indietro…le festività, è vero, sono finite, ma nelle cronache e nelle vicende cernobbiesi non si spegne l’eco del Natale. Ecco la cronaca della celebrazione della S. Messa natalizia al Monte Bisbino che, riportano i giornali, ha avuto “il numeroso concorso di persone”. “Alle 23 circa – si legge – cominciarono a squillare le piccole campane del Santuario: era un suono tenue ma che assumeva un tono maestoso nel silenzio della notte e nell’ora insolita. In questi giorni tanto tristi quelle campane sembrava invocassero pace e tanti cuori si sentivano sollevare da quelle voci dolci che facevano dimenticare dolori e miserie di quaggiù. A mezzanotte padre Stanislao di Seregno celebrava assistito da ben più di quattrocento persone. Al Vangelo pronunciò un elevato discorso in cui ben si confacevano i confronti della giornata del S. Natale, tutta pace, tutto amore, tutta fratellanza, contro tanta guerra, tanto odio, tante inimicizie di Nazioni (…).
L’albergatore sig. Antonio Riva per tale occasione aveva preparato abbondanti cibarie, alloggi e locali ben riscaldati in modo che le persone giunte lassù trovarono qualsiasi comfort. E’ il primo anno che si celebra la S. Messa a Natale e dato il felice risultato per il buon concorso di pubblico, si spera che negli anni venturi sarà mantenuta la buona istituzione. Le piccole campane hanno squillato all’alba di un Natale di guerra. Possano squillare ancora ma all’alba di un Natale di vera pace, in cui gli uomini deposte le armi e accanto ai tradizionali fuochi domestici, ricordino le loro gesta eroiche e al sacro fuoco dell’amore dei loro cari siano estinti tanti odii di popoli”.
L’anno si apre inoltre con i più vivi ringraziamenti del Comitato Lana per i Soldati di Cernobbio “ai gentili oblatori ed in special modo alle operaie delle Tessiture Seriche Bernasconi che raccolsero quasi interamente i fondi occorrenti per il funzionamento di tale istituzione”.

La guerra c’è ma la vita continua
Per cura della Sezione Lariana della Società Lombarda di Pesca e Pescicoltura, giovedì nel nostro bacino e nel bacino del Centro Lago, furono immerse 300.000 anguillette fornite dall’incubatorio nazionale di Roma. Di questo se ne compiaceranno certamente i pescatori i quali potranno tra qualche anno ripescarle”.

Diario di Guerra (1915-1918)…eventi fino al 1° gennaio 1916

Domenica del Corriere Dicembre 12Il 1916 è arrivato e, come recitano i resoconti: “Continua la lotta su tutti i fronti intesa. Da parte nostra procede metodica l’offensiva e qualche tentativo del nemico per ritogliere le posizioni conquistate viene subito sventato con perdite gravi. In Francia, nel Belgio ed in Russia i combattenti sono continui e le vittorie alternate. Nei Balcani gli alleati franco-inglesi stanno trincerandosi entro Salonicco che ormai fu resa inespugnabile. Ai Dardanelli ed in Mesopotamia nulla di importante e così sui mari, tranne qualche siluramento di navi mercantili da parte dei sottomarini. Nel Montenegro la lotta continua ed i montenegrini hanno saputo respingere gli austriaci dopo che questi avevano invaso il loro territorio. Gli Stati Uniti d’America dopo avere fatta la voce grossa con l’Austria circa l’affondamento del piroscafo ‘Ancona’, ora sembra si siano calmati, e forse aspettando il sicuro fatto… non amichevole per agire. Grecia e Romani sono ancora neutrali, e pare che tali resteranno a qualunque costo. Intanto la Grecia deve vedere la guerra portata in casa sua e, molto probabilmente, dovrà perdere quella Salonicco che tanto sangue le è costata nel 1912 e nel 1913”.

 

A Cernobbio…

L’anno si chiude con l’ultimo consiglio comunale in quel di Piazza Santo Stefano. Nel suo discorso il sindaco Giovanni Dotti ha ricordato “i diversi lutti che hanno dolorosamente colpito il nostro paese”. Ancora prima del Santo Natale, infatti, gli allora tre Comuni ricevono nuove notizie su loro giovani caduti al fronte. Si tratta di Giuseppe Chiodini, soldato del 111° Reggimento Fanteria, nato il 5 gennaio 1880 a Marcignano (distretto militare di Pavia), residente a Cernobbio e morto il 22 dicembre nell’ospedaletto da campo numero 230 per malattia contratta al fronte, e Samuele Fasana, soldato della III Compagnia di Sanità, nato a Rovenna il 27 maggio 1894, e morto a Brescia per malattia.

Tra le altre notizie della settimana si segnala il rincaro del gas che è annunciato con il seguente avviso: “Data la continua crisi del carbone la Società del gas ha stabilito che in via provvisoria dal 1° gennaio 1916 il prezzo del caso è aumentato di 5 centesimi al metro cubo”, ed i primi resoconti sui ringraziamenti scritti dai soldati impegnati al fronte dopo aver ricevuto il dono di Natale: “Al nostro Comitato di preparazione Civile continuamente pervengono lettere di ringraziamento inviate da soldati che hanno ricevuto il vaglia di L. 5 loro spedito nella ricorrenza del Natale. Per la maggior parte sono lettere vibranti di patriottismo e che confermano lo stato d’animo dei nostri soldati i quali non sono certo ad altri secondi nell’adempimento dei propri doveri”.

 

La guerra c’è ma la vita continua…

A Cernobbio “i giovani della schola cantorum della nostra parrocchia sotto l’abile direzione del vicario don Marco Bazzoni eseguirono della buona musica accompagnati dall’organo tanto alla Messa della notte di Natale come ai vesperi, e seppero farsi onore. La serata di S. Stefano invece delle solite rappresentazioni del cinefotografo abbiamo avuto una serata drammatica avendo i giovani dilettanti del ricreatorio rappresentato “Sull’Isonzo”, bozzetto patriottico in tre atti seguito dall’esilarante farsa “In Tribunale”.