Diario di Guerra (1915-1918), nel cuore del gennaio 1916

XXXVI settimana – avvenimenti fino al 29 gennaio 1916

Dai bollettini di guerra di questa settimana: “La lotta continua su tutto il fronte intensa, da parte nostra e da parte degli alleati. Nostri aeroplani hanno volato oltre Trento ed hanno lasciato cadere bombe sulle stazioni di Trento e di Rovereto, le nostre truppe hanno respinto vari attacchi nemici ed hanno occupato qualche posizione. Quattro aeroplani austriaci hanno volato su Rimini lanciando bombe, per fortuna innocue, ma una ha colpito un nostro cannone antiaereo cadendo in mare. Sul mare abbiamo da registrare qualche siluramento di navi e l’affondamento per aver urtato mine galleggianti dei piroscafi italiani ‘Brindisi’ e ‘Città di Palermo’. Si tratta di vecchi piroscafi mercantili. Un dispaccio da Roma annuncia che l’esploratore austriaco tipo Novara venne silurato e colato a picco dal sommergibile francese Faucault aggregato alle nostre forze navali. Da altri particolari risulta che nel combattimento del 29 dicembre le navi nemiche furono ripetutamente colpite e danneggiate dal nostro fuoco e che il rinvenimento di numerosi cadaveri di marinai austriaci galleggianti sulla costa a nord di Durazzo confermerebbe la perdita dei cacciatorpedinieri Lika e Triglaw”. Dagli altri fronti: “In Galizia l’offensiva russa continua con successo. Nelle Champagne i francesi hanno fermato un tentativo di offensiva tedesca infliggendo al nemico perdite gravissime; ai Dardanelli gli anglo-francesi hanno abbandonato l’impresa ed hanno ritirato le truppe per inviarle a Salonicco dove pare che gli austro-tedeschi ed i bulgaro-turchi vogliano iniziare l’offensiva. In Mesopotamia i turchi hanno subito un grave scacco per parte degli inglesi e nel Caucaso non si hanno novità. Invece nel Montenegro le cose vanno male assai e gli austriaci dopo tre giorni di lotta accanitissima, hanno tolto ai montenegrini il Monte Lovcen e minacciano ora la stessa Cettigne, capitale del piccolo regno”.

Ed a Cernobbio…
In paese destano vivace eco le vicende ed i racconti dei soldati che tornano in licenza dal fronte. Leggiamo: “(…) sono scesi dai monti bianchi di neve, o provengon dall’Isonzo o dal Carso…tutti sono belli, tutti sani, forti e robustissimi. A un complimento sull’aspetto florido uno ci rispose: ‘Ma che decotti, pillole o farmaci contro l’anemia: due mesi al fronte e ci si rimette la pelle o ce se ne fa un’altra…”. Giulio Casnati che fu al Tonale prima e poi sul Carso è entusiasta della vita e delle emozioni provate. ‘Ti è giovata la tua corsa veloce?’ domandiamo. ‘Mirabilmente sia nel posare i tubi di gelatina presso i reticolati ed allontanarmi rapidamente dopo; sia nell’assalto per buttarmi nel minor tempo possibile nella trincea avversaria, evitando il fuoco delle mitragliatrici e sostenendo la lotta corpo a corpo…’; l’ho sentito più tardi, mentre si disponevano a posare davanti all’obiettivo di Vasconi, sentenziare a bassa voce un collega ‘facciamoci fotografare perché potrebbe essere l’ultima’. Emilio Monti, caporalmaggiore dei gialloblu, fu al Costen d’Asiero in estate, ed ora sul medio Isonzo. Il valoroso caporale Egidio Bossi, il prode trombettiere Zanzur, Gargaresch e Zuora, bravo quanto modesto, confida che la guerra è più difficile sull’Isonzo che in Libia. L’artiglieria austriaca spara però generalmente come quella dei turchi. E’ vispo e contento, e raccontando fa sovente il parallelo fra la guerra presente e la passata italo-turca. Abbiamo visto Luigi Della Torre, alpino guarito da una ferita alla mano; Bernardo Fasana in guarigione per una ferita al braccio sinistro contratta nella presa della formidabile posizione di Monte Conston. Aldo Ferrario, addetto al Comando di una batteria di grossi pezzi in alta montagna. Pini e Terruggia aggregati alle colonne munizioni da rifornimenteo; Carlo Maternini, bersagliere, Peverelli e i fratelli Noseda del genio combattenti o addetti al servizio nel medio Isonzo. Il sergente volontario Mario Vasconi è entusiasta della lotta emozionante per la grande causa, e soddisfatto di aver compiuto volontariamente il proprio dovere. Combattè nella presadi “Doss Casima” e descrive con fresca parola le innumerevoli partite di esplorazione sull’Altissimo. E’ spiacente di una cosa sola: d’esser ora libero per il temporaneo scioglimento dei corpi volontari; ma presto lo vedremo certamente indossare la onorata divisa dell’esercito regolare. Un sergente che merita tutta la nostra ammirazione e il nostro più sincero elogio è il concittadino Antonio Corticelli di Emanuele. Arruolatosi volontario, veniva inviato prontamente al fronte quale tiratore scelto. Si guadagnò così per merito di guerra i gradi di caporale, cap. maggiore e ultimamente di sergente. In un’azione rimase ferito gravemente; non volle ricorrere al posto di medicazione e continuò a combattere; ‘visto il suo spirito elevatissimo’ son le parole del capitano, venne da questi inviato a deporre un tubo di gelatina presso i reticolati. Adempieva scrupolosamente al mandato, ottenendo ottimi risultati, e rientrava nuovamente in trincea. Solo allora si faceva medicare ma ritornava poco dopo al proprio posto di combattimento; venne proposto per la medaglia d’argento al valore. Fu tra i primi ad entrare a Peteano ed ora lotta sulle contrastate vette. E’ tornato fra noi modesto e contento come era partito; si dice lieto di ritornare per continuare la sua missione per il trionfo della civiltà e della patria nostra. Parecchi gli automobilisti reduci dal fronte, Gilberto Casnati, Secchi Florindo e il sottotenente Vittorio Allamel. Un prode ufficiale è il sottotenente Carletto Lezzani del valore del quale il nostro giornale se ne occupò e che è ancora convalescente per una ferita alla testa prodottagli da una palla di mitragliatrice. Sono tornati pure dal fronte il sottotenente di fanteria Carlo Sereni  e il maresciallo di marina Carlo Besana, imbarcato ora su una corazzata. E tutti sono allegri e contenti e raccontan tante cose vedute, provate e intensamente vissute. I compagni Cernobbiesi che ancora non raggiunsero le prime linee li ascoltano attentamente e senton per loro un affetto nuovo, cordiale, un’ammirazione sincera. Li abbiamo visti riuniti all’Hotel Olga nell’ampio atrio bene il ‘champagne’ colla stessa semplicità della vita in trincea; li abbiamo rivisti allegri e chiassosi al ristorante Olanda ad un banchetto di fine d’anno. E’ strano ma è una verità: sentono spesso il bisogno di trovarsi riuniti; è così diminuito il distacco fra la vita di guerra e la vita paesana (…)”.

La guerra c’è ma la vita continua…
Un fitto nebbione, mercoledì per tutta la giornata, ha resa difficilissima la navigazione dei piroscafi sul lago che nelle prime ore del mattino ed alla sera dovette essere sospesa. Il piroscafo “Plinio”, partito da piazza Cavour alle sei per Colico, a mala pena arrivò al pontile di Tavernola ove stette fino alle otto. Il “Brunate” da Carate per Como arrivò a Cernobbio verso le 8.30 invece che alle 7 e vi stette fermato fino alle 10 circa; l’”Adda” si fermò a Blevio e l’”Italia” non è partita da Colico. Causa queste fermate, naturalmente i viaggiatori risentirono non pochi danni, e quelli diretti a Como per la più parte raggiunsero la città a piedi”.

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