Enti di Area Vasta: tutti gli scenari e le tempistiche di una riforma “ignorata” dai cittadini

Di fronte a quanto accaduto nelle ultime settimane a Palazzo Lombardia la questione è passata un po’ in secondo piano ma a livello politico regionale la questione più “spinosa” che sta tenendo banco in questo 2016 è il futuro delle Province che sono destinate a diventare «enti di area vasta», così come definiti dal Ddl di riforma costituzionale varato dal consiglio dei ministri nel mese di aprile del 2015. Questo decreto, che elimina dalla Costituzione la parola «Province», inserisce questi nuovi enti che di fatto sono gli eredi delle amministrazioni provinciali. A livello nazionale la riperimetrazione dei confini è stata demandata alle Regioni ed in Lombardia della questione se ne sta occupando un gruppo di lavoro costituito da professori universitari, rappresentanti degli enti locali e delle Camere di Commercio nonché altri stakeholders. Negli ultimi mesi ampio spazio è stato dato alle diverse proposte che riguardano il futuro del territorio lariano così come noi lo conosciamo dopo la creazione della Provincia di Lecco nel 1995. Le proposte attualmente sul tavolo sono tre. La prima, in ordine di tempo, è stata presentata dal Presidente della Provincia di Monza e Brianza, Gigi Ponti, che prevede la creazione della cosiddetta “ Grande Brianza”, una vasta area che comprenderebbe le attuali province di Como, Monza, Lecco per un totale di 1.803.000 abitanti e 183.000 aziende. Il Tavolo della Competitività di Como ha invece rilanciato un progetto già illustrato a più riprese anche nel passato ovvero d’unione delle attuali province di Como, Varese e Lecco con Como capofila. Infine abbiamo il disegno di riorganizzazione stilato dal Presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, che affascinato da quel che accade oltre confine ha promosso la creazione dei “Cantoni lombardi”. Nel nostro caso Como sarebbe interessata dal “Cantone dell’insubria” che unirà la provincia di Varese a parte di quella comasca. Il territorio del lago, infatti, sarebbe diviso in tre con la parte nord–occidentale (Valle Intelvi compresa) destinata al Cantone della Montagna (Valtellina e alto Bresciano) e la parte sud-orientale al Cantone della Brianza (attuali province di Monza e Lecco). Quel che è certo che gli enti di area vasta in Lombardia saranno inferiori alle attuali 12 Province. Regione Lombardia ha comunque previsto che saranno i territori ed i singoli comuni a pronunciarsi sul loro futuro e alcune delle attuali istituzioni potrebbero essere smembrate. Il ridisegno delle Province, comunque, sta comportando una riforma degli assetti territoriali anche per molte realtà. Il 1° gennaio scorso ne abbiamo avuto un assaggio con l’entrata in vigore della riforma sanitaria che ha visto il territorio della provincia di Como diviso tra due Agenzie di Tutela della Salute (ATS), quella dell’Insubria e quella della Montagna. Ciò ha   portato a vivaci proteste di tutto il comparto del Medio Alto Lario che continuano tuttora. Anche per l’Aler (Azienda Lombarda Edilizia Residenziale) è recentemente scattato l’accorpamento. Gli uffici di Como sono stati uniti a quelli di Varese e Monza con preminenza da parte della “città giardino”. In procinto di entrare in attività è invece l’unione sancita dalla nascita dei bacini per il trasporto pubblico dove Como è unita a Varese e Lecco. In questo caso capofila sarà la sede comasca. Tutta ancora da disegnare è la ridistribuzione delle Camere di Commercio. Da Como si sta caldeggiando l’unione con Lecco (sull’esempio di quanto verificatosi per alcune sigle sindacali), non escludendo comunque un’eventuale inclusione anche di Monza. La fine delle Province è prevista al più tardi entro quest’anno. Toccherà comunque a Regione Lombardia indire il referendum sull’istituzione delle Aree Vaste. Qualche giorno fa Maroni ha proposto al Governo che la consultazione in Lombardia si svolga a giugno in occasione del primo turno delle elezioni amministrative. A Milano si sta attendendo la risposta da parte di Palazzo Chigi.

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